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Straordinari del 2025 ancora senza pagamento, il NurSind diffida l'Asl Salerno: "Liquidare già a luglio tutte le ore eccedenti il tetto annuale"

08/07/2026

Ore di lavoro effettuate nel corso del 2025, servizi garantiti anche oltre il normale orario e compensi che, a distanza di mesi, non sarebbero ancora arrivati nelle buste paga. Sulla vicenda degli straordinari non liquidati si apre un nuovo fronte sindacale all’Asl Salerno, con il NurSind che ha trasmesso una formale diffida ai vertici dell’azienda sanitaria chiedendo di corrispondere quanto dovuto già con le competenze economiche di luglio 2026. La nota, datata 6 luglio e contrassegnata dal protocollo numero 108/STN/2026, è stata indirizzata al direttore generale, al direttore sanitario, al direttore amministrativo e al responsabile del personale dell’Asl. A firmarla sono il segretario territoriale del NurSind Salerno, Biagio Tomasco, e il segretario amministrativo Adriano Cirillo. In calce compaiono anche i nomi dei delegati Rsu Giovanni Aspromonte e Vincenzo Berna. Al centro della contestazione ci sono le segnalazioni presentate da numerosi dipendenti che, secondo quanto riferito dal sindacato, durante il 2025 avrebbero lavorato in regime di straordinario senza ricevere la relativa remunerazione. Una situazione che riguarderebbe, in particolare, il personale che ha superato il limite contrattuale delle 180 ore annuali.

Il NurSind sostiene di continuare a raccogliere, «senza soluzione di continuità», le proteste dei lavoratori interessati. Non si tratterebbe, dunque, di episodi isolati, ma di una vertenza rimasta aperta nonostante i diversi mesi trascorsi dalla conclusione dell’anno in cui le prestazioni sono state effettuate. Nella diffida viene ricordato che, durante alcune sedute di confronto svoltesi nel corso del 2026, sarebbe stato espressamente assicurato il pagamento delle ore eccedenti il limite delle 180. La liquidazione, tuttavia, sarebbe stata subordinata alla predisposizione di specifiche relazioni tecniche da parte dei direttori o dei responsabili delle strutture nelle quali il personale ha prestato servizio. Proprio su questo passaggio si concentra una delle contestazioni più nette del sindacato. Il NurSind ritiene infatti che le relazioni necessarie per autorizzare e certificare il pagamento non siano state completate o trasmesse, determinando così lo stallo delle procedure amministrative. Un’inerzia che, secondo la segreteria territoriale, non può essere fatta ricadere sui dipendenti che hanno regolarmente svolto le ore di lavoro richieste dall’organizzazione dei servizi.

La posizione sindacale si fonda anche su diversi pronunciamenti della Corte di Cassazione richiamati nella comunicazione. Il principio sostenuto è che il lavoro straordinario debba essere retribuito quando l’attività è stata svolta nell’interesse dell’amministrazione e il datore di lavoro ne era a conoscenza, l’ha tollerata oppure non ha adottato misure per impedirla. Tra le sentenze citate figura la numero 3066 del 2024, con la quale la Suprema Corte ha ribadito, secondo l’interpretazione riportata dal NurSind, che lo straordinario deve essere pagato quando il datore di lavoro conosce la prestazione o, pur potendo farlo, non la impedisce. Viene richiamata anche la sentenza numero 19618 del 2023, secondo cui il datore non può beneficiare di un’attività svolta oltre l’orario ordinario e successivamente negarne il pagamento invocando la mancanza di una preventiva autorizzazione. La diffida menziona inoltre la pronuncia numero 10073 del 2021, in base alla quale la tolleranza del datore di lavoro può assumere il valore di un’autorizzazione implicita, e la sentenza numero 21209 del 2019, relativa al diritto alla retribuzione quando lo straordinario risulta necessario per assicurare la continuità o la regolarità del servizio.

Nel documento viene infine richiamata la sentenza numero 12810 del 2018, che pone in capo al lavoratore l’onere di dimostrare le ore effettivamente svolte, lasciando al datore di lavoro il compito di provare di averle contestate o vietate. Per il sindacato, dunque, l’assenza di una formale autorizzazione preventiva non sarebbe sufficiente a cancellare il diritto al compenso qualora l’azienda fosse a conoscenza delle prestazioni o ne avesse comunque tratto beneficio. Da qui la richiesta rivolta alla Direzione strategica dell’Asl Salerno: liquidare con la mensilità di luglio tutte le somme ancora spettanti ai lavoratori che hanno superato il monte annuale delle 180 ore. Una richiesta formulata in maniera perentoria, con la quale il NurSind intende chiudere una vicenda che rischia di trascinarsi ulteriormente e di produrre nuovi contenziosi. Il sindacato sottolinea inoltre che l’eventuale ritardo dei responsabili delle singole strutture nella predisposizione della documentazione non può trasformarsi in una giustificazione per l’azienda sanitaria. L’Asl, in qualità di datore di lavoro, resterebbe responsabile del pagamento delle attività effettivamente svolte e utilizzate per garantire il funzionamento dei servizi.

La mancata soluzione della vertenza potrebbe comportare conseguenze anche sul piano economico. Nella nota si fa riferimento ai costi che potrebbero derivare dalle azioni giudiziarie già avviate o che saranno intraprese per recuperare le somme non versate. Spese legali, interessi e ulteriori oneri che, secondo il NurSind, potrebbero essere evitati attraverso una rapida definizione amministrativa delle pratiche. Il messaggio rivolto ai vertici dell’Asl non lascia spazio a molte interpretazioni: il tempo dell’attesa, per la segreteria territoriale, è terminato. In assenza di un riscontro concreto, il sindacato annuncia che proseguirà le iniziative a tutela dei propri iscritti, dei lavoratori coinvolti e di quanti hanno prestato attività straordinaria senza ricevere il corrispettivo economico previsto. Una vertenza che riporta al centro un principio elementare nei rapporti di lavoro: ogni ora richiesta, conosciuta e utilizzata dall’amministrazione deve trovare un riconoscimento nella retribuzione. Per il NurSind Salerno non si tratta soltanto di completare una procedura contabile rimasta sospesa, ma di restituire ai dipendenti quanto maturato sul campo, spesso per assicurare servizi essenziali e compensare carenze organizzative e di personale.

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