

di Massimiliano Catapano
Due fronti che tornano a convergere sul futuro dell’ospedale "Santa Maria Incoronata dell’Olmo": da una parte il confronto istituzionale, dall’altra la mobilitazione politica e civica che da anni chiede garanzie concrete per la tutela del presidio cavese. Al centro resta la necessità di rafforzare personale, reparti e servizi, ma la prima risposta significativa riguarda la prevista riattivazione dell’ambulatorio di Ostetricia e Ginecologia. Il nuovo direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona", Nicola Cantone, ha assicurato che il servizio sarà formalmente inserito nel nuovo Atto aziendale, la cui definizione è prevista entro la fine di luglio. Un passaggio amministrativo decisivo, destinato a consentire l’effettiva ripresa dell’attività dopo un’attesa che si trascina ormai da quasi dieci anni.
Il primo confronto si è svolto nel corso di un incontro istituzionale al quale hanno preso parte il sindaco di Cava de' Tirreni, Raffaele Giordano, il vicepresidente del Consiglio regionale della Campania Giuseppe Fabbricatore e la vicesindaca con delega alla Salute, Annalisa Della Monica. Sul tavolo del direttore generale è arrivata una ricognizione ampia e senza reticenze delle difficoltà che da tempo gravano sul "Santa Maria dell’Olmo". Il quadro illustrato durante il vertice comprende la carenza di personale e di risorse, insieme alle sofferenze organizzative che interessano settori essenziali come Ortopedia, Radiologia, Oculistica e Pronto soccorso. Criticità che non possono essere affrontate attraverso interventi occasionali, ma richiedono una programmazione capace di restituire stabilità e prospettive a una struttura strategica non soltanto per Cava, ma anche per l’intero comprensorio e per i comuni della Costiera amalfitana.
Il confronto, sviluppatosi in un clima di collaborazione istituzionale, dovrebbe essere seguito già nei prossimi giorni da una visita di Cantone all’ospedale cavese. Un sopralluogo atteso per verificare direttamente condizioni operative, esigenze dei reparti e possibilità di intervento. L’obiettivo dichiarato è superare la stagione degli annunci e individuare soluzioni compatibili con le risorse dell’Azienda, senza perdere di vista il diritto dei cittadini a ricevere cure tempestive e adeguate nel proprio territorio. Accanto al canale istituzionale resta aperto quello della partecipazione popolare. Casa Riformista, dopo la conclusione della tornata elettorale, ha rimesso immediatamente al centro della propria iniziativa la difesa dell’ospedale, scegliendo di affiancare l’azione portata avanti dai Comitati uniti e dai cittadini che da anni chiedono il rilancio del presidio.
Una mobilitazione che non nasce oggi e che, nel tempo, ha impedito che le difficoltà del "Santa Maria dell’Olmo" scivolassero nel silenzio. Tra le vertenze più sentite figura proprio quella relativa all’ambulatorio di Ostetricia e Ginecologia, sospeso dal 2016 e divenuto il simbolo di una progressiva riduzione dell’offerta sanitaria. Per chiederne la riapertura sono state raccolte oltre 21mila firme, testimonianza di un bisogno avvertito ben oltre gli schieramenti politici. La disponibilità manifestata dal direttore generale rappresenta dunque uno snodo importante. L’inserimento dell’ambulatorio nel nuovo Atto aziendale dovrebbe finalmente restituire alla città un servizio fondamentale per la prevenzione, l’assistenza e la tutela della salute femminile. La sua concreta riattivazione, tuttavia, dovrà essere accompagnata dall’assegnazione del personale e delle risorse necessarie: senza professionisti, attrezzature e una programmazione stabile, anche il migliore assetto organizzativo rischierebbe di restare soltanto sulla carta.
Per questa ragione, alla soddisfazione per l’impegno assunto si accompagna la richiesta di mantenere alta l’attenzione. I comitati e le forze politiche impegnate nella vertenza intendono seguire passo dopo passo l’iter del nuovo Atto aziendale, verificando che alle dichiarazioni facciano seguito provvedimenti formali e tempi certi. Il futuro del "Santa Maria dell’Olmo" non si esaurisce, infatti, nella riapertura di un singolo ambulatorio. La vera sfida sarà ricostruire una rete di servizi credibile, rafforzare i reparti più esposti, garantire la piena funzionalità del Pronto soccorso e restituire fiducia a una comunità che non chiede privilegi, ma il riconoscimento di un diritto essenziale. Il cambio al vertice dell’Azienda ospedaliera offre ora l’occasione per imprimere una svolta. La visita annunciata e il nuovo Atto aziendale saranno i primi banchi di prova. Cava attende risposte misurabili, organici adeguati e servizi realmente operativi: perché il rilancio dell’ospedale non resti una promessa periodicamente rinnovata, ma diventi finalmente una scelta sanitaria concreta.
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