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Ruggi, stipendi alleggeriti fino a mille euro: esplode la rabbia contro Stucchio, i lavoratori chiamano in causa Cantone e Russo

26/06/2026

Buste paga alleggerite anche di 800, 900 e, in alcuni casi, mille euro. Straordinari che non sarebbero stati liquidati, indennità notturne mancanti e ulteriori competenze economiche non riconosciute. Al "Ruggi d’Aragona" cresce il malcontento contro la gestione del personale e nel mirino finisce Vincenzo Stucchio, responsabile della Gestione delle Risorse Umane. Una problematica che, secondo quanto riferito dagli ambienti interni, andrebbe avanti ormai da circa due mesi. Due mensilità durante le quali numerosi dipendenti avrebbero atteso invano il riconoscimento di somme regolarmente maturate attraverso turni, notti, festività e prestazioni straordinarie. Le segnalazioni interne riguarderebbero operatori sanitari, infermieri e dipendenti impegnati soprattutto nel centralino, nella portineria e nella squadra antincendio. Servizi essenziali, garantiti ogni giorno anche durante la notte, nei festivi e nelle situazioni di emergenza.

In particolare, i lavoratori del centralino e del servizio antincendio denunciano che, oltre agli straordinari, non sarebbero state corrisposte le indennità notturne, quelle relative alle festività infrasettimanali e le indennità festive. Competenze economiche previste per chi continua a garantire il proprio servizio quando gran parte delle attività ordinarie è ferma. Non si tratta di pochi euro. Perdere quasi mille euro in una busta paga significa mettere in discussione l’equilibrio economico di un’intera famiglia. Tra i lavoratori coinvolti ci sarebbero padri e madri che devono sostenere le spese dei figli, pagare assegni di mantenimento e, in alcuni casi, contribuire anche al sostentamento dell’ex coniuge. A questo si aggiungono mutui, affitti, finanziamenti, bollette, spese sanitarie e costi alimentari sempre più elevati. Il caro vita non lascia margini e la riduzione improvvisa dello stipendio rischia di trasformarsi in un colpo insostenibile.

La provocazione che circola con insistenza tra i dipendenti è durissima: se l’Azienda trattiene centinaia di euro già maturati con il lavoro svolto, allora le rate, gli arretrati e i debiti da saldare vengano inviati direttamente sulla scrivania di Vincenzo Stucchio. Il malumore emerge anche dalle parole attribuite agli ambienti interni, ricostruite sulla base delle segnalazioni ricevute e non raccolte attraverso interviste dirette. "Ci hanno tolto quasi mille euro dalla busta paga, ma il mutuo, le bollette e il mantenimento dei figli non aspettano. A questo punto mandiamo direttamente a Vincenzo Stucchio le scadenze e i debiti da pagare", è lo sfogo che circola tra alcuni dipendenti. Un altro lavoratore descrive una situazione diventata insostenibile: "Abbiamo svolto turni, notti e straordinari perchè i servizi non potevano fermarsi. Ora scopriamo che quelle ore non vengono pagate. Non abbiamo lavorato per beneficenza e non possiamo essere noi a coprire gli errori della programmazione aziendale".

Ancora più duro lo sfogo che arriva dal centralino e dalla squadra antincendio: "Da due mesi aspettiamo straordinari, notti, festivi infrasettimanali e indennità festive. Siamo venuti a lavorare o siamo venuti a fare beneficenza? Abbiamo garantito servizi indispensabili e ora pretendiamo soltanto ciò che ci spetta". È il segno di una frattura ormai profonda. Gli operatori accusano la direzione del Personale di avere applicato una linea priva di attenzione per le conseguenze umane delle proprie decisioni. Il richiamo al contenimento della spesa e al possibile danno erariale, sostengono, non può cancellare le ore già lavorate nè scaricare sui dipendenti il prezzo di una programmazione insufficiente. Al centro della vicenda c’è anche il limite delle 250 ore annuali di lavoro straordinario. Una soglia richiamata dall’Azienda per contenere la spesa e prevenire possibili responsabilità contabili, ma che, secondo i lavoratori, sarebbe stata applicata senza tenere adeguatamente conto delle carenze di organico e delle reali esigenze dei servizi. Gli operatori chiedono inoltre di sapere perchè, una volta raggiunto quel tetto, siano state comunque richieste ulteriori prestazioni e per quale motivo le ore già effettuate non siano state riconosciute economicamente.

La contestazione diventa ancora più pesante sul tema delle presunte disparità. Secondo fonti interne, alcuni autisti operanti nei presidi del "Ruggi", del "Fucito" di Mercato San Severino e del "Santa Maria dell’Olmo" di Cava de' Tirreni avrebbero superato il budget previsto, ottenendo comunque le autorizzazioni necessarie. Una circostanza che necessita di una verifica documentale, ma che ha alimentato tra il personale la convinzione che all’interno dell’Azienda esistano lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. "Per alcuni il limite delle 250 ore è una barriera invalicabile, per altri vengono trovate deroghe e autorizzazioni. Qui sembra che esistano dipendenti di serie A e dipendenti di serie B", è un’altra delle contestazioni che arriva dagli ambienti interni. Per alcuni il limite delle 250 ore sarebbe dunque invalicabile. Per altri, invece, diventerebbe possibile ricorrere a deroghe e autorizzazioni. Se queste segnalazioni fossero confermate, Stucchio dovrebbe spiegare quali criteri siano stati utilizzati, chi abbia autorizzato le prestazioni eccedenti e perchè le stesse possibilità non siano state riconosciute al personale del centralino, della portineria e dell’antincendio. Non basta pronunciare le parole "danno erariale". Occorre dimostrare che le regole siano state applicate in modo uniforme e trasparente. Altrimenti il sospetto è che la tutela dei conti pubblici venga invocata soltanto nei confronti delle categorie più deboli, mentre altrove si chiuderebbe un occhio.

"Stucchio parla di danno erariale, ma il danno alle nostre famiglie chi lo considera? Se non è in grado di garantire regole uguali per tutti e di comprendere il disagio dei lavoratori, deve lasciare l’incarico", è la posizione più radicale che emerge dalle segnalazioni. Il danno, del resto, non nasce soltanto dal pagamento delle ore straordinarie. Può derivare anche da turni organizzati male, carenze di personale ignorate, autorizzazioni concesse senza criteri omogenei e lavoratori costretti a coprire servizi scoperti per evitare il blocco delle attività. Gli operatori respingono anche l’idea che le prestazioni possano essere prima richieste e poi non pagate. Se quelle ore non erano autorizzabili, domandano, perché sono state effettuate? Per quale motivo i dipendenti sono stati chiamati a sacrificare riposi e vita familiare per poi scoprire, soltanto davanti al cedolino, che una parte consistente della retribuzione non sarebbe arrivata? L’accusa rivolta a Stucchio è soprattutto quella di una gestione ritenuta distante dalla vita reale dei lavoratori. Chi percepisce uno stipendio dirigenziale, osservano amaramente dagli ambienti interni, difficilmente può comprendere fino in fondo cosa significhi perdere mille euro in un mese e non riuscire a pagare il mantenimento dei figli, dell’ex coniuge, il mutuo o una rata in scadenza. Ma proprio chi occupa una posizione di vertice dovrebbe dimostrare maggiore responsabilità. Non può limitarsi a far quadrare i numeri sulla carta, lasciando che a pagare siano sempre gli stessi.

Ora i lavoratori chiedono l’intervento immediato del nuovo direttore generale Nicola Cantone, insediatosi il 12 giugno, e del direttore amministrativo Sergio Russo, confermato nella nuova Direzione strategica. "Chiediamo un intervento immediato. Vogliamo sapere chi ha autorizzato determinate prestazioni, perché alcune sono state pagate e altre no, e quando ci verranno restituite le somme che abbiamo regolarmente maturato", è l’appello rivolto ai vertici dell’Azienda. Cantone ha annunciato di voler ripartire dall’ascolto. Questa vertenza rappresenta il primo banco di prova concreto. Ascoltare significa convocare i lavoratori, acquisire i prospetti delle ore effettuate, verificare le autorizzazioni e chiarire perché alcune competenze non siano state inserite nelle buste paga. A Russo viene chiesto di intervenire sul piano amministrativo e contabile, ricostruendo l’intera vicenda e rendendo trasparenti i criteri applicati. Non sono più sufficienti rassicurazioni generiche: occorrono numeri, documenti, date di pagamento e responsabilità precise.

I dipendenti chiedono il ripristino immediato della normalità, la liquidazione delle somme maturate e una verifica su tutte le eventuali disparità tra i diversi servizi aziendali. In assenza di risposte, il malcontento potrebbe trasformarsi in una protesta ancora più dura. E la richiesta politica e amministrativa è già sul tavolo: se Vincenzo Stucchio non sarà capace di ristabilire equità, trasparenza e serenità, lasci l’incarico. Perchè un ospedale non può pretendere sacrifici quotidiani dai propri lavoratori e poi voltarsi dall’altra parte quando arriva il momento di pagarli.

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