

di Massimiliano Catapano
Il calcio italiano perde uno dei suoi volti più autentici. Igor Protti è morto nella notte tra il 18 e il 19 giugno, all’età di 58 anni, dopo avere affrontato per circa un anno una grave malattia. A comunicare la notizia è stata la famiglia attraverso il profilo social dell’ex attaccante. "Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale", sono le parole che Protti aveva scelto per salutare familiari, amici e tifosi. Un ultimo messaggio concluso con una speranza: "Che sia un arrivederci e non un addio". Nato a Rimini il 24 settembre 1967, Protti aveva cominciato a giocare nella squadra della sua città, debuttando giovanissimo in Serie C1. Dopo la prima esperienza a Livorno, vestì le maglie di Virescit Bergamo e Messina, prima di trovare a Bari la consacrazione definitiva. In Puglia divenne lo Zar. Nella stagione 1995-96 segnò 24 reti e vinse la classifica dei cannonieri della Serie A nonostante la retrocessione dei biancorossi. Un primato rimasto unico nel massimo campionato italiano. Giocò successivamente con Lazio, Napoli e Reggiana, senza però smarrire quella concretezza che lo aveva trasformato nel simbolo dei centravanti di provincia.
La seconda vita calcistica cominciò nel 1999, quando decise di tornare a Livorno in Serie C1. Fu una scelta di appartenenza prima ancora che professionale. Con i suoi gol accompagnò gli amaranto fino alla Serie A, ritrovata nel 2004 dopo 55 anni, formando con Cristiano Lucarelli una coppia rimasta nella memoria della città. Protti è stato, insieme a Dario Hübner, uno dei due calciatori capaci di conquistare il titolo di capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C1. In oltre vent’anni di carriera ha realizzato più di 220 reti nei campionati e oltre 250 considerando tutte le competizioni. La Nazionale rimase l’unico traguardo mai raggiunto. L’ultima partita arrivò il 22 maggio 2005, contro la Juventus. Segnò ancora, di testa, prima di lasciare il campo, la fascia di capitano e una parte di sé alla curva amaranto. Livorno avrebbe poi ritirato la sua maglia numero 10. Nel giugno 2025 gli era stato diagnosticato un tumore al colon. Protti aveva affrontato interventi, chemioterapia e radioterapia, raccontando pubblicamente anche l’estensione della malattia alle vertebre. Non aveva mai cercato compassione. "Ringrazio la vita per esserci ancora", aveva scritto all’inizio del 2026.
Poche settimane prima della morte aveva accompagnato all’altare la figlia Noemi. "Volevo assolutamente esserci per lei", aveva raccontato. Quella fotografia, segnata dalla sofferenza ma illuminata dall’amore di un padre, resterà una delle immagini più forti della sua battaglia. Protti lascia anche il ricordo dell’uomo impegnato nel sociale, vicino all’Unicef e protagonista di esperienze teatrali inclusive accanto a persone fragili. Bari e Livorno gli avevano conferito la cittadinanza onoraria. Nel gennaio scorso aveva ricevuto anche la Livornina d’oro, la più alta onorificenza della città toscana. Dalle 15 di oggi è possibile rendergli omaggio nella stanza del commiato Frongillo, presso il cimitero di Cecina. Se ne va un bomber, un capitano e una bandiera. Ma soprattutto un uomo che seppe restare fedele alle proprie scelte. Bari lo chiamò Zar, Livorno lo incoronò Re. Il calcio, da oggi, sarà un po' più povero.
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