

di Massimiliano Catapano
Si chiude con un’assoluzione piena il processo sulla morte di Lucia Ferrara, la ragazza di 17 anni deceduta nel settembre del 2019 dopo un delicato intervento al cuore eseguito all’ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno. La prima sezione penale del Tribunale ha assolto il cardiochirurgo Enrico Coscioni con la formula "perchè il fatto non sussiste". La decisione è arrivata martedì 16 giugno, al termine dell’istruttoria dibattimentale e della discussione tra accusa e difesa. I giudici hanno stabilito che il fatto contestato non aveva consistenza sul piano penale, disponendo il deposito delle motivazioni entro novanta giorni. Il procedimento riguardava l’intervento cardiochirurgico di plastica della valvola mitralica al quale era stata sottoposta la diciassettenne. Una vicenda drammatica, rimasta per anni al centro di un processo chiamato a chiarire se nell’assistenza prestata alla giovane fossero ravvisabili responsabilità professionali.
Nel corso del dibattimento la difesa di Coscioni, rappresentata dall’avvocato e professore Andrea R. Castaldo, ha contestato la fondatezza delle ipotesi di colpa. Sulla stessa linea si è mossa l’Azienda ospedaliero-universitaria "Ruggi d’Aragona", assistita dall’avvocato e professore Agostino De Caro. I legali hanno richiamato la particolare complessità del quadro clinico della paziente e l’imprevedibilità della complicanza insorta durante l’operazione. Hanno inoltre sostenuto che, nelle condizioni in cui maturò l’emergenza, non sarebbe esistita una condotta alternativa concretamente capace di impedire il tragico epilogo. "Accogliamo con profondo rispetto la decisione del Tribunale, che restituisce piena dignità professionale al professore Coscioni dopo un processo complesso e doloroso per tutte le parti coinvolte", ha commentato Castaldo dopo la sentenza.
Secondo il difensore, la formula adottata dai giudici conferma la correttezza della linea seguita fin dall’inizio del procedimento: un evento avverso, anche quando assume conseguenze drammatiche, non può essere automaticamente trasformato in una responsabilità penale. La difesa attenderà ora il deposito delle motivazioni per conoscere nel dettaglio il percorso seguito dal collegio giudicante. Sul piano umano resta il dolore per la scomparsa di una ragazza di appena 17 anni. Sul piano giudiziario, invece, il processo di primo grado si conclude con una pronuncia netta: per il Tribunale di Salerno, il fatto contestato a Enrico Coscioni non sussiste.
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