

di Massimiliano Catapano
I cancelli della Sonrisa restano chiusi, ma per oltre cento lavoratori si apre almeno una soluzione temporanea. Le cerimonie già prenotate saranno trasferite in altre strutture tra Lettere, Pompei, Ercolano e diversi comuni dell’area vesuviana, permettendo al personale di continuare a lavorare fino al 31 ottobre. Gli accordi raggiunti dalla famiglia Polese consentiranno agli sposi e alle famiglie di conservare le date fissate. Camerieri, cuochi e addetti all’organizzazione seguiranno gli eventi nelle location individuate di volta in volta. Un trasferimento provvisorio che evita, almeno fino alla conclusione della stagione dei ricevimenti, lo stop immediato dei contratti in essere. La preoccupazione per il futuro, tuttavia, resta alta. Una delegazione dei dipendenti è stata ricevuta dal prefetto di Napoli, Michele Di Bari, al quale sono state illustrate le conseguenze occupazionali della chiusura della storica struttura di Sant'Antonio Abate.
Anche la sindaca Ilaria Abagnale ha ribadito che la tutela dei lavoratori rappresenta una priorità, distinguendo il destino delle famiglie coinvolte dagli aspetti amministrativi e giudiziari che hanno portato alla revoca delle licenze alberghiere e di ristorazione. Il provvedimento è arrivato dopo la confisca definitiva del complesso, disposta nell’ambito della lunga vicenda relativa all’abusività e all’assenza della destinazione turistico-ricettiva degli immobili. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta cautelare avanzata dalla famiglia Polese, lasciando in vigore gli atti adottati dal Comune. La battaglia legale, però, non è ancora conclusa. Il 7 luglio è prevista una nuova camera di consiglio davanti al Tar della Campania, mentre il 9 luglio la Corte di Cassazione dovrà esaminare l’istanza di revisione del processo che ha determinato la confisca. Il 24 novembre il Consiglio di Stato entrerà invece nel merito della controversia sulla legittimità dei provvedimenti comunali.
Restano aperti anche i procedimenti sugli sgomberi dei locali destinati alla ristorazione e di alcune abitazioni presenti nel complesso. Nel frattempo la famiglia Polese continua a occupare gli immobili, corrispondendo al Comune un’indennità mensile di circa 39mila euro. Per i lavoratori il posto è dunque salvo fino al 31 ottobre. Dopo quella data, però, il futuro rimane appeso alle decisioni dei giudici e alle soluzioni che istituzioni e proprietà riusciranno a individuare.
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