

di Massimiliano Catapano
Ci sono gesti che non finiscono nelle statistiche sanitarie, ma che raccontano meglio di qualsiasi numero il valore di un reparto. Sono l’ascolto, una parola pronunciata al momento giusto, la capacità di rassicurare chi attende con paura notizie sul proprio familiare. È da questa esperienza che nasce il ringraziamento della famiglia Pappacena al personale della Cardiologia dell’ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno. "Grazie per tutto quello che fate, spesso lontano dai riflettori ma fondamentale per la vita di tante persone", scrivono i familiari, affidando a poche parole un riconoscimento sincero rivolto agli operatori della Torre del Cuore. Un polo nel quale assistenza, competenze specialistiche, formazione universitaria e ricerca camminano insieme. Ma la testimonianza della famiglia richiama soprattutto un altro elemento, meno misurabile e altrettanto decisivo: l’umanità riservata al paziente e a chi gli resta accanto.
"In momenti difficili come quelli che stiamo vivendo ci si rende conto di quanto sia prezioso il vostro impegno. Dietro ogni paziente ci sono famiglie che vivono nell’ansia, nella preoccupazione e nella paura". Nelle ore più delicate, ricevere spiegazioni chiare e trovare interlocutori disponibili può fare la differenza. Soprattutto in una sanità pubblica chiamata quotidianamente a confrontarsi con carichi di lavoro pesanti, urgenze e difficoltà organizzative. "Per questo desideriamo ringraziarvi anche per la pazienza e la professionalità con cui affrontate ogni situazione, persino quando vi trovate di fronte a persone spaventate, nervose o poco gentili. Nonostante tutto continuate a trattare ogni paziente con rispetto, attenzione e dignità". È il volto della buona sanità che spesso lavora in silenzio: quella che cura la malattia senza dimenticare la persona. Dalla Torre cardiologica del Ruggi arriva così una testimonianza capace di andare oltre il singolo ricovero e di restituire valore a un’intera comunità professionale.
Perchè la qualità di un ospedale non si riconosce soltanto dalle tecnologie e dalle prestazioni offerte. Si riconosce anche dal modo in cui riesce a restare umano quando, dall’altra parte, ci sono persone che stanno vivendo uno dei momenti più difficili della propria vita.
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