

Presso Largo Pomona, nell'ambito della sezione dedicata alle Graphic Novel, durante il Salerno Letteratura 2026 si è tenuto un intenso incontro con l'autore Sadagari, che ha presentato la sua opera Diritto al malessere (ADD Editore). Il dialogo è stato condotto da Chiara De Silva e Daria Limatola.
Il concetto che dà il titolo al libro, il "diritto al malessere", affonda le sue radici proprio negli anni della scuola. Durante un periodo particolarmente difficile, Sadagari si è rivolto alla sua professoressa di filosofia per reclamare la possibilità di stare male. Una richiesta nata dal bisogno di riflettere a fondo sui propri problemi, senza l'obbligo di dover trovare una soluzione immediata. L'autore ha evidenziato come la società contemporanea tenda a voler risolvere tutto e subito. Al contrario, in quel preciso momento della sua vita, non esisteva una risposta immediata se non quella di continuare a convivere e "contorcersi" nel proprio malessere. Come ha sottolineato Chiara De Silva, si trattava di una situazione in cui "la volontà era in sciopero", e l’unica via d'uscita era concedersi del tempo. Con il passare degli anni, Sadagari ha scoperto di essere neurodivergente, realizzando di vivere con ritmi differenti rispetto alla maggior parte delle persone e in un mondo non costruito a misura per lui. Durante l'incontro, Chiara De Silva ha introdotto due concetti chiave per comprendere le condizioni del "meltdown", cioè un crollo emotivo visibile ed esterno, e dello "shutdown", uno spegnimento e un isolamento interiore.
L'autore si definisce più incline allo shutdown, tendendo a non esternare visibilmente le proprie emozioni. Un tratto che nel libro viene esemplificato attraverso un ricordo d'infanzia: dopo essere stato investito da una macchina giocattolo, Sadagari non mostrò alcuna reazione emotiva, tenendo tutto dentro di sé. Da questo aneddoto, l'autore ha sviluppato una riflessione su come la società imponga comportamenti differenti in base al genere assegnato alla nascita, notando come le bambine sviluppino spesso una capacità di mimesi (il cosiddetto masking) superiore rispetto ai bambini per integrarsi. La diagnosi di neurodivergenza per Sadagari è arrivata tardi, venendo spesso sminuita da commenti esterni del tipo: "Potevi andare avanti tutta la vita senza saperlo, in fondo non fa differenza". L'incontro si è concluso con un forte messaggio sociale: se una persona è costretta a nascondere le proprie caratteristiche per essere accettata, il problema diventa strutturale e collettivo. Da qui l'invito finale dell'autore a rifiutare la logica del nascondimento, uscendo allo scoperto per presentarsi al mondo esattamente per ciò che si è.
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