

Nella suggestiva cornice del Museo Diocesano, nell'ambito della manifestazione Salerno Letteratura 2026, si è tenuto un incontro con lo psichiatra e scrittore Corrado De Rosa, autore del libro Totò Schillaci. Non ero previsto (edito da 66thand2nd). L'evento ha visto la partecipazione del pubblico tra racconti legati all'intramontabile calciatore siciliano e canzoni capaci di far rivivere l'atmosfera degli anni '80, con l'accompagnamento musicale di Gianmarco Volpe e Giacomo Casaula. La serata ha preso il via con la lettura di alcuni passaggi del volume. Corrado De Rosa ha ripercorso la biografia dell'attaccante partendo dalla sua infanzia nel CEP di Palermo, un quartiere all'epoca privo di strade e servizi essenziali. In quel contesto, alla fine degli anni '60, la famiglia Schillaci - sfollata a causa del terremoto del Belice - era stata costretta ad allacciarsi abusivamente alle reti idrica ed elettrica per sopravvivere. In questo scenario, giocando a pallone in mezzo alla strada tra la spazzatura e le Fiat 500, Schillaci ha appreso quel calcio istintivo che nessuna scuola calcio o istruttore avrebbe mai potuto insegnare. Durante l'incontro, l'autore ha tracciato un parallelismo storico e sociale tra due decenni cruciali per l'Italia:
- Gli anni '80 e il riscatto: il decennio si aprì sotto il peso di grandi tragedie, come il terremoto dell'Irpinia, gli anni di piombo e la strage di Ustica. L'urlo di Marco Tardelli nella finale del Mondiale del 1982 rappresentò un momento di liberazione collettiva, permettendo al Paese di tornare a respirare dopo un periodo buio;
- I Mondiali del 1990: giocato in casa, il Mondiale di Italia '90 ha rappresentato il culmine di un percorso di rinascita dagli orrori del passato agli occhi del mondo;
- Gli occhi sbarrati di Schillaci: le celebri esultanze di Totò Schillaci con gli occhi sbarrati hanno ricordato a un'Italia ormai proiettata verso le mode dell'epoca quella fame e quell'istinto selvaggio che sembravano sepolti.
Il racconto di De Rosa ha toccato anche le tappe successive della carriera di Schillaci: il trasferimento alla Juventus, società che all'epoca esercitava un dominio non solo sul piano sportivo, ma anche su quello industriale della successiva trattativa. Poi il trasferimento in Giappone per giocare con il Júbilo Iwata. Inoltre, si è parlato del celebre retroscena legato alla semifinale del Mondiale del 1990 contro l'Argentina, in cui Schillaci scelse di non calciare il rigore. Sebbene la versione ufficiale attribuisca la scelta a un dolore all'adduttore, l'autore ha sottolineato che la verità assoluta dietro questo episodio rimarrà probabilmente un mistero. De Rosa ha concluso evidenziando come, a volte, la mancanza di una certezza cronachistica sia un bene: permette di preservare la magia della letteratura, lasciando a ciascuno la libertà di immaginare il proprio finale.
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