

di Massimiliano Catapano
Il cancello del Castello delle Cerimonie si è chiuso. Da oggi, lunedì 15 giugno, il Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate non può più svolgere attività alberghiera nè di ristorazione. Dopo oltre quarant’anni di ricevimenti, banchetti, matrimoni e feste entrate nell’immaginario popolare anche grazie alla televisione, per la storica struttura della famiglia Polese arriva lo stop definitivo. La decisione è la conseguenza diretta della lunga vicenda giudiziaria legata alla lottizzazione abusiva dei terreni su cui sorge il complesso. Il Consiglio di Stato, nei giorni scorsi, ha respinto il ricorso della proprietà e ha confermato la legittimità degli atti del Comune di Sant’Antonio Abate, che dopo la confisca della struttura ha revocato le autorizzazioni per albergo e ristorante.
In termini concreti significa una cosa sola: niente più cerimonie, niente più ricevimenti, niente più attività ricettiva. I matrimoni già programmati nella celebre location, diventata simbolo nazionale attraverso il reality "Il Castello delle Cerimonie", sono stati trasferiti in altre strutture. Una soluzione necessaria per evitare che le coppie coinvolte restassero travolte da una vicenda che, ormai, non riguarda più solo la famiglia proprietaria, ma anche lavoratori, fornitori e un intero indotto. La Sonrisa era stata resa famosa da Antonio Polese, il "Boss delle Cerimonie", scomparso il 1 dicembre 2016. Accanto a lui, per anni, la moglie Rita Greco, morta il 26 agosto 2020. Dopo la loro scomparsa, la gestione era rimasta agli eredi, ma il peso dei procedimenti giudiziari ha continuato ad accompagnare il destino del complesso fino all’epilogo di queste ore.
Per decenni la struttura è stata un punto di riferimento per migliaia di famiglie del territorio e non solo. Ma sul piano amministrativo e giudiziario la partita ha seguito un’altra strada: sequestri, ricorsi, sospensive, nuove decisioni e ulteriori passaggi davanti ai giudici. Una lunga resistenza legale che ha rinviato più volte la chiusura, senza però cancellare il nodo centrale della vicenda: la confisca e la revoca delle licenze. Adesso il tema più delicato è quello occupazionale. Dietro le luci del castello, i saloni addobbati e le telecamere, ci sono camerieri, cuochi, addetti alla sala, personale dell’hotel, fornitori e famiglie che vivono anche grazie a quella macchina economica. La priorità, nelle prossime ore, sarà provare a salvare il maggior numero possibile di posti di lavoro e a contenere gli effetti di una chiusura che rischia di pesare su tutto il territorio.
Si chiude così una pagina lunga, controversa e popolarissima della provincia napoletana. La Sonrisa è stata per anni un simbolo di festa, eccesso, tradizione familiare e spettacolo televisivo. Oggi, però, resta soprattutto il peso di una sentenza e di una storia giudiziaria che arriva al punto finale: il Castello delle Cerimonie non può più aprire le porte ai suoi ricevimenti.
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