

di Massimiliano Catapano
Ergastolo in primo grado per Gerardo Palumbo, il ragioniere di Roccapiemonte imputato per l’omicidio di Msadd Hadraoui, il cittadino marocchino di 54 anni conosciuto come “Zaccaria” e residente da decenni in Italia. La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise di Napoli, presieduta dal giudice Maurizio Conte. I giudici hanno accolto l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura di Nola, che aveva chiesto il carcere a vita e nove mesi di isolamento diurno. A Palumbo erano contestati l’omicidio premeditato e l’occultamento del cadavere. La sentenza dispone anche il risarcimento dei familiari della vittima, costituiti parte civile e assistiti dall’avvocato Manuel Capuano. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il delitto risale al 29 gennaio 2023. Palumbo avrebbe chiesto ad Hadraoui di accompagnarlo all’aeroporto di Napoli-Capodichino, sostenendo di dover prendere un volo per Casablanca. Un viaggio che, stando agli accertamenti, non sarebbe mai stato prenotato.
La vittima sarebbe stata condotta in una piazzola dell’autostrada A16, nei pressi di Casalnuovo di Napoli. Qui l’auto sarebbe stata parcheggiata accanto al guardrail, in una posizione tale da rendere difficile ogni tentativo di fuga. Il colpo mortale, esploso con una pistola calibro 38, avrebbe raggiunto Hadraoui alla testa. Il corpo fu successivamente trasportato nel Salernitano e nascosto sotto un cumulo di rifiuti in una piazzola di via Paterno, alle spalle della frazione Trivio di Castel San Giorgio, lungo la strada che conduce all’Eremo di Santa Maria a Castello. Nel corso delle indagini, all’interno della Smart riconducibile all’imputato furono rinvenute tracce di sangue della vittima e frammenti di vetro riconducibili all’esplosione del colpo. Sullo sfondo della vicenda, secondo la tesi investigativa, vi sarebbero stati rapporti legati all’immigrazione clandestina e all’ingresso di cittadini marocchini attraverso documenti e contratti di lavoro ritenuti falsi.
Palumbo, difeso dall’avvocato Marco Martello, ha sempre respinto le accuse. Nelle dichiarazioni spontanee rese durante il dibattimento ha sostenuto che a sparare sarebbero stati alcuni connazionali della vittima, incontrati per una questione economica. Secondo questa versione, il colpo sarebbe stato esploso dall’esterno dell’abitacolo e l’imputato sarebbe stato minacciato e costretto a liberarsi del cadavere. La difesa ha richiamato anche il mancato ritrovamento di residui di polvere da sparo all’interno della vettura. La Corte d’Assise ha tuttavia ritenuto fondata la ricostruzione prospettata dalla pubblica accusa. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro sessanta giorni. Solo allora sarà possibile conoscere nel dettaglio il percorso seguito dai giudici e le valutazioni sugli elementi emersi durante il processo. Il procedimento potrà proseguire davanti alla Corte d’Assise d’Appello.
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