

di Massimiliano Catapano
Quattro anni di reclusione per estorsione. È la condanna inflitta a Ciro De Cesare, ex attaccante della Salernitana, ricordato dal pubblico granata con il soprannome di "Toro di Mariconda". La sentenza chiude un procedimento giudiziario avviato dopo la denuncia presentata nel gennaio del 2016 da Cristina Pagliarulo, la donna di Giffoni Valle Piana alla quale l’ex calciatore era stato legato sentimentalmente. Secondo l’impianto accusatorio, Pagliarulo avrebbe prestato a De Cesare una somma vicina ai centomila euro. In seguito, l’ex attaccante avrebbe cercato di ottenere ulteriore denaro attraverso pressioni e minacce. Una vicenda complessa, ricostruita dagli inquirenti attraverso una serie di episodi che avrebbero contribuito a creare un clima di forte tensione. Tra le circostanze finite al centro dell’inchiesta figurano anche alcuni danneggiamenti subiti dall’automobile della donna: lo specchietto retrovisore sarebbe stato rotto, mentre la portiera sinistra e il tettuccio avrebbero riportato delle ammaccature. In un’altra occasione, mentre era alla guida di una motocicletta, De Cesare avrebbe affiancato la vettura condotta da Pagliarulo, costringendola a imboccare una strada laterale per evitare conseguenze più gravi.
Nel maggio del 2017 l’allora pubblico ministero Roberto Penna firmò l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dell’ex calciatore e di un altro uomo. Gli accertamenti riguardarono anche un ulteriore episodio che avrebbe coinvolto Francesco Basso, marito della donna. Secondo la ricostruzione della Procura, Basso sarebbe stato costretto a fermare il camioncino sul quale viaggiava. Lo scopo sarebbe stato quello di indurlo a convincere la moglie a ritirare la denuncia presentata nei confronti di De Cesare. Il tentativo, stando agli atti, non sarebbe andato a buon fine per ragioni indipendenti dalla volontà degli indagati. Nel corso del processo il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due anni, mentre la difesa aveva sollecitato l’assoluzione. Il giudice ha disposto una pena più severa, fissandola in quattro anni di reclusione.
La storia giudiziaria si intreccia con una vicenda umana dolorosa. Cristina Pagliarulo è morta il 6 marzo 2025, a 41 anni, dopo il ricovero all’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno. Era arrivata al pronto soccorso nella notte del 3 marzo, accusando forti dolori addominali. Una Tac eseguita nelle ore successive evidenziò un quadro compatibile con un’ischemia intestinale. Sul decesso è stato aperto un procedimento distinto. Secondo la relazione tecnica dell’autopsia, un intervento tempestivo avrebbe potuto evitare la morte della donna. La Procura sta cercando di ricostruire ogni passaggio dell’assistenza ricevuta in ospedale. Sette persone, tra medici e personale sanitario, risultano coinvolte nell’inchiesta. La madre di Cristina, Giovanna, continua a chiedere verità e giustizia.
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