

di Massimiliano Catapano
La storia di Leone non è stata dimenticata. A distanza di due anni e mezzo dal ritrovamento del gattino scuoiato vivo lungo una strada di Angri, l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente ha deciso di affidarsi a un criminologo per tentare di dare un volto al responsabile, o ai responsabili, di una violenza che sconvolse l’Italia. Il piccolo animale venne soccorso in condizioni disperate e trasferito all’ambulatorio veterinario di Cava de' Tirreni. I medici e i volontari provarono a salvarlo, assistendolo senza sosta. Leone resistette per quattro giorni, prima di arrendersi alle gravissime ferite riportate. Quel nome gli venne assegnato proprio per la forza dimostrata durante un’agonia che commosse migliaia di persone. La sua vicenda provocò una mobilitazione senza precedenti. Ad Angri furono organizzate fiaccolate e manifestazioni alle quali parteciparono cittadini provenienti anche da altre regioni. Il caso arrivò fino in Parlamento. Numerose associazioni animaliste presentarono denuncia, mentre la salma del gattino venne trattenuta per consentire gli accertamenti investigativi.
Dopo il dissequestro, i resti di Leone sono stati cremati. Le ceneri sono tornate al canile di Cava de' Tirreni, dove è stato allestito uno spazio dedicato alla sua memoria. Un luogo raccolto, destinato a conservare il ricordo di un animale diventato il simbolo di una battaglia civile contro la crudeltà. Fino a oggi, però, nessuno è stato individuato. Per questo l’Aidaa ha deciso di rilanciare gli appelli attraverso alcuni video diffusi sui social, chiedendo a chiunque sia in possesso di elementi utili di rompere il silenzio. Il presidente dell’associazione, Lorenzo Croce, ha spiegato: «Abbiamo deciso di rilanciare questa caccia al killer». L’iniziativa avrebbe già prodotto numerose segnalazioni. Materiale che sarà analizzato con l’aiuto di un esperto, il cui nome verrà reso noto nei prossimi giorni. Il criminologo avrà il compito di esaminare le indicazioni raccolte e di contribuire alla costruzione di un possibile profilo psicologico e comportamentale dell’autore delle torture.
L’obiettivo è individuare una pista concreta da sottoporre nuovamente all’attenzione degli inquirenti. Croce non nasconde l’ottimismo: "Siamo fiduciosi questa volta di essere vicini alla svolta definitiva". Il caso di Leone resta una ferita aperta. Non soltanto per chi ama gli animali, ma per un’intera comunità che continua a chiedere una risposta. Perché una violenza tanto feroce contro un essere indifeso non può essere consegnata all’oblio.
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