

Al "Ruggi d’Aragona" il copione si ripete. Cambiano i corridoi, cambiano i piani, cambiano le persone. Ma il problema resta. Una fotografia trasmessa alla nostra redazione mostra due persone addormentate sul pavimento, distese su coperte sistemate accanto a una parete. Poco distante si trovano le sedute destinate a pazienti e accompagnatori. Intorno, il passaggio ordinario di chi entra in ospedale per ricevere assistenza, sottoporsi a una visita o attendere notizie sulle condizioni di salute di un familiare. Secondo la segnalazione ricevuta, l’immagine sarebbe stata scattata al piano terra dell’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, nell’area in cui si trovano l’OBI, l’Osservazione Breve Intensiva, e la Clinica oculistica universitaria. Non un locale abbandonato. Non uno spazio periferico della struttura. Ma una zona frequentata quotidianamente da cittadini che arrivano in ospedale perché hanno bisogno di cure.
Il punto è tutto qui: il "Ruggi" non può diventare una terra di nessuno. Una scena che non può essere considerata normale Coperte stese sul pavimento, calzature lasciate lungo il corridoio, giacigli improvvisati a pochi passi dalle sedute utilizzate dagli utenti. Non è soltanto una questione di immagine. È un problema di sicurezza, igiene, decoro e rispetto per i pazienti. Chi entra in un ospedale ha il diritto di trovare ambienti controllati, puliti e ordinati. Ha il diritto di sapere che gli accessi vengono monitorati e che la vigilanza non interviene soltanto dopo l’ennesima segnalazione. La fotografia riapre una questione che il "Ruggi" avrebbe dovuto affrontare in modo definitivo già da tempo. Un problema già emerso in passato. Nel giugno del 2025 era stata documentata la presenza di un clochard addormentato su una panchina al settimo piano della Torre cardiologica, nel corridoio destinato alle visite ambulatoriali. Un primo campanello d’allarme.
Nell’aprile scorso il caso era tornato alla ribalta. Un sopralluogo disposto dalla Direzione generale, con il supporto della Direzione medica di presidio e dell’Ufficio tecnico, aveva accertato la presenza di tre persone senza dimora all’interno dell’ospedale: due al settimo piano dei Corpi C-D e una al terzo piano del Corpo H-L-K. Le persone si trovavano in prossimità di aree tecniche riservate agli addetti alla manutenzione. Due erano state indirizzate verso strutture di accoglienza della Caritas. Una terza era stata accompagnata dalle forze dell’ordine. L’Azienda aveva annunciato interventi precisi: limitazione della fermata dell’ascensore al settimo piano dei Corpi C-D, sostituzione delle serrature, sanificazione degli ambienti e ricognizione complessiva degli accessi. Misure necessarie. Ma evidentemente non sufficienti.
La Direzione medica deve spiegare
La nuova fotografia riguarda un’altra area dell’ospedale: il piano terra, nella zona dell’OBI e della Clinica oculistica universitaria. Se persone estranee ai percorsi sanitari riescono ancora a entrare, sistemare coperte sul pavimento e dormire nei corridoi, il problema non può essere ridotto alla chiusura di una porta o alla sostituzione di una serratura. La Direzione medica di presidio deve chiarire quali controlli siano stati effettuati dopo il sopralluogo di aprile, con quale frequenza vengano sorvegliati gli ingressi e quali verifiche siano previste nelle ore notturne. Deve spiegare perchè, nonostante gli interventi annunciati, il fenomeno continui a ripresentarsi in aree diverse della struttura. Non bastano più risposte generiche o provvedimenti tampone. Quando una situazione si verifica una volta, può essere considerata un’emergenza. Quando ritorna ripetutamente, diventa una criticità organizzativa. Un ospedale non può attendere che una fotografia arrivi sui social o agli organi di informazione per accorgersi di ciò che accade nei propri corridoi. Aiutare chi vive in strada, ma nei luoghi adeguati.
Le persone senza dimora non devono essere criminalizzate. Chi dorme sul pavimento di un ospedale vive una condizione di profonda fragilità. Dietro ogni coperta stesa lungo un corridoio può esserci una storia di povertà, emarginazione e solitudine. Servono strutture di accoglienza, comunità alloggio e percorsi di assistenza sociale costruiti con il coinvolgimento del Comune, dei servizi territoriali e delle associazioni competenti. Ma la solidarietà non può essere confusa con l’assenza di regole. Lasciare che una persona trascorra la notte sul pavimento di un ospedale non rappresenta una soluzione dignitosa. Significa soltanto spostare il problema senza risolverlo. Il "Ruggi" è uno dei principali presidi sanitari della provincia di Salerno. Deve curare chi ha bisogno di assistenza e garantire ambienti sicuri a pazienti, familiari e lavoratori. Non può trasformarsi in un dormitorio improvvisato. Dopo i precedenti e gli interventi annunciati, il tempo delle spiegazioni generiche è finito. La Direzione medica di presidio chiarisca perché i controlli continuano a non essere sufficienti.
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