

Al "Ruggi d’Aragona" il problema dei parcheggi ha superato da tempo il confine del semplice disagio quotidiano. Non si tratta più soltanto di trovare un posto libero prima dell’inizio del turno o di affrontare un percorso più lungo per raggiungere il reparto. La vicenda ha ormai assunto una dimensione amministrativa, economica e istituzionale che richiede risposte immediate. La nuova segnalazione trasmessa dal NurSind Salerno porta la firma del segretario territoriale Biagio Tomasco ed è stata indirizzata al sindaco di Salerno, all’Ufficio tecnico comunale, ad ACI Salerno, alla ditta Euroservice, alla Procura della Repubblica, alla Guardia di Finanza, all’Ispettorato del Lavoro e alla direzione generale dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Il punto di partenza è preciso. Secondo quanto riportato dal sindacato, una sentenza del Tribunale civile del 2024 avrebbe stabilito "senza dubbio alcuno" che l’area del parcheggio antistante il presidio di via San Leonardo è di proprietà dell’AOU "Ruggi".
Nonostante il pronunciamento, sempre secondo la ricostruzione contenuta nella nota, ACI avrebbe continuato a mantenere il controllo dell’area attraverso Euroservice. Una situazione già segnalata dal NurSind alla direzione generale con una precedente comunicazione del 24 maggio. La risposta dell’Azienda sarebbe arrivata il 29 maggio. L’AOU, attraverso i propri legali, avrebbe formalmente diffidato ACI ed Euroservice al "rilascio ad horas delle aree", invitando le due società a non aggravare ulteriormente la propria posizione. Il passaggio riportato dal sindacato è particolarmente rilevante: in caso di ulteriori pagamenti ritenuti indebiti, l’Azienda avrebbe manifestato l’intenzione di investire della vicenda l’autorità giudiziaria penale competente. A rendere ancora più difficile da comprendere l’intera vicenda è quanto sarebbe accaduto a partire dal primo giugno. Ai lavoratori del "Ruggi" rimasti senza posto nella zona sopraelevata riservata al personale sarebbe stato richiesto il pagamento di un ticket di ingresso pari a 2 euro per poter sostare nell’area.
La cifra può apparire modesta soltanto a chi osserva il problema da lontano. Per chi entra ogni giorno in ospedale per garantire assistenza, turni notturni, reperibilità e servizi essenziali, quel pagamento rappresenta invece un principio difficile da accettare. Un dipendente non dovrebbe essere costretto a versare denaro per parcheggiare in un’area che, secondo la documentazione richiamata dal sindacato, appartiene alla stessa Azienda ospedaliera nella quale presta servizio. La segnalazione non si ferma al ticket. Il NurSind riferisce anche di lavori destinati a ridisegnare gli accessi e le uscite utilizzati dai dipendenti. Interventi che sarebbero stati avviati senza una cartellonistica capace di indicare in maniera chiara l’esistenza delle necessarie autorizzazioni. Il punto più paradossale viene descritto attraverso un piccolo cartoncino rivolto ai lavoratori: "Non attraversare l’area. Fate il giro per la vostra sicurezza". Dietro una frase apparentemente banale si nasconde un problema concreto. Costringere il personale a percorrere l’intero anello prospiciente l’ospedale può determinare ulteriori ritardi nella presa di servizio, soprattutto durante i cambi turno del mattino, del pomeriggio e della notte, quando l’afflusso di automobili aumenta sensibilmente.
In una struttura sanitaria non è un dettaglio secondario. Chi deve prendere servizio in reparto, chi viene richiamato per un’urgenza o chi è reperibile non può perdere minuti preziosi a causa di una gestione disordinata degli spazi esterni. Il NurSind chiede agli organi competenti di verificare quattro aspetti fondamentali. Il primo riguarda la riscossione dei ticket: occorre chiarire per quale ragione ACI, attraverso Euroservice, continuerebbe a richiedere pagamenti ai cittadini e ai dipendenti del Ruggi per accedere al parcheggio. Il secondo riguarda la viabilità interna: bisogna accertare se esista un’autorizzazione per modificare i sensi di marcia e imporre ai lavoratori un percorso più lungo per raggiungere la parte sopraelevata riservata al personale. Il terzo riguarda i lavori avviati nell’area: serve verificare se siano stati autorizzati dall’AOU Ruggi, proprietaria degli spazi secondo quanto riferito nella nota, oppure dall’Ufficio tecnico comunale. Il quarto riguarda il profilo economico: occorre accertare se la riscossione dei ticket possa aver determinato un guadagno indebito e, contemporaneamente, un mancato introito per le casse dell’Azienda ospedaliera. La domanda conclusiva del sindacato è inevitabile: come è stato possibile che una società indicata come non proprietaria dell’area abbia continuato ad agire sotto gli occhi dell’Azienda, con conseguenze dirette sui lavoratori?
Il problema, del resto, non nasce oggi. Nei giorni precedenti il NurSind aveva già denunciato una situazione ormai al limite della sostenibilità. Biagio Tomasco aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire accessibilità e sicurezza, ricordando che chi viene richiamato per un’urgenza deve raggiungere rapidamente il proprio reparto senza perdere tempo alla ricerca di un posto auto. Non è soltanto una questione organizzativa. È un tema che incide sulla qualità dei servizi e sulla tutela della salute. Il segretario amministrativo Adriano Cirillo aveva chiesto una "soluzione definitiva", superando la logica degli interventi tampone e valutando scelte strutturali capaci di aumentare realmente la disponibilità degli stalli. Il delegato RSU Ciro Domenico Cristiano aveva descritto il clima vissuto ogni giorno all’ingresso dell’ospedale: lavoratori costretti ad arrivare con largo anticipo, cittadini alle prese con attese e percorsi disagevoli, tensioni che potrebbero essere evitate con un’organizzazione più razionale. Il delegato RSU Valerio Guida Festosi Guida aveva evidenziato la necessità di restituire "ordine, regole e funzionalità" a un’area che rappresenta il primo punto di accesso al principale ospedale della provincia. Carmine Sammartino aveva infine ricordato che non si sta parlando soltanto di parcheggi, ma della capacità dell’ospedale di garantire un servizio efficiente ai cittadini e condizioni di lavoro dignitose agli operatori.
La situazione richiede adesso una scelta politica e amministrativa netta. Se l’area appartiene all’AOU "Ruggi", come indicato nella segnalazione sindacale sulla base della sentenza civile del 2024, l’Azienda deve riprenderne concretamente il controllo. Non è più accettabile assistere a un rimpallo di responsabilità mentre dipendenti e cittadini continuano a pagare il prezzo di una vicenda trascinatasi troppo a lungo. La direzione generale valuti senza ulteriori esitazioni l’interruzione dell’attuale gestione esterna, nel rispetto dei provvedimenti giudiziari e dei vincoli contrattuali. Se ne ricorrono le condizioni, ACI ed Euroservice devono lasciare gli spazi. Continuare a destinare risorse economiche a una gestione contestata apparirebbe incomprensibile. La scelta più logica sarebbe affidare il servizio direttamente all’Azienda ospedaliera, attraverso personale interno o una struttura organizzativa controllata dall’AOU, con regole chiare, accessi regolamentati e priorità effettive per lavoratori, pazienti, persone con disabilità e mezzi di soccorso. Non si tratta di sostituire una sigla con un’altra. Si tratta di riportare il parcheggio sotto una responsabilità pubblica riconoscibile, trasparente e verificabile.
Accanto alla gestione diretta, merita di essere esaminata anche la proposta avanzata dal NurSind di ampliare gli spazi attraverso strutture sopraelevate prefabbricate. Il "Ruggi" non può continuare a convivere con un numero di posti insufficiente rispetto alle necessità di un ospedale che serve l’intera provincia. La direzione aziendale ha ora il dovere di chiarire ogni passaggio: chi abbia autorizzato i lavori, chi abbia consentito la prosecuzione della riscossione dei ticket, quali siano gli effetti economici per l’AOU e quali iniziative saranno adottate per tutelare i lavoratori. Il "Ruggi" è un ospedale, non un circuito a ostacoli. Chi entra per curarsi non può essere abbandonato nel caos. Chi entra per lavorare non può essere costretto ad arrivare un’ora prima o a pagare un ticket per trovare un posto nell’area dell’ospedale. La misura è colma. Dopo le segnalazioni, le diffide e gli interrogativi sollevati dal sindacato, servono decisioni. E servono adesso.
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