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Salernitana, il sogno si ferma a Brescia: dal campo alla scrivania, ora sono tutti sotto esame

29/05/2026

di Massimiliano Catapano

La Salernitana esce dai play-off a Brescia e chiude nel modo più doloroso una stagione che non può essere raccontata con mezze parole. Il 2-0 del "Rigamonti" non è soltanto una sconfitta, ma il punto finale di un percorso nato con l’ambizione di tornare subito in Serie B e concluso invece con un’altra delusione pesante per una piazza che aveva chiesto una sola cosa: vincere. Il goal di Crespi dopo appena un minuto ha spaccato la partita prima ancora che la Salernitana riuscisse a entrarci davvero dentro. Una rete subita a freddo, nel momento più delicato, che ha tolto certezze a una squadra già chiamata a una prova di personalità. Da quel momento i granata hanno inseguito, ma senza dare mai la sensazione piena di poter governare la gara. Troppa fatica nel costruire, poca ferocia negli ultimi metri, poca lucidità nella gestione emotiva di una Semifinale che chiedeva ben altro peso. Il Brescia ha fatto la partita che doveva fare: ordinata, solida, cinica. Ha colpito subito, ha difeso il vantaggio, ha aspettato il momento giusto e nel finale ha chiuso i conti con Vido. La Salernitana, invece, ha mostrato ancora una volta i limiti che si erano già visti durante l’anno. Discontinuità, fragilità nei momenti chiave, una squadra con alcune individualità importanti ma non sempre costruita con equilibrio, logica e profondità.

Quando un club come la Salernitana affronta la Serie C con l’obiettivo dichiarato di risalire immediatamente, una Semifinale play-off persa non può diventare un alibi. Può essere una tappa per chi costruisce dal basso, non per chi parte con il peso della storia, della piazza e delle aspettative. Questa stagione, per quanto possa contenere qualche nota positiva, resta un fallimento sportivo. E i fallimenti, nel calcio, vanno analizzati senza paura. Il primo tema riguarda la squadra. Non tutto è da buttare, ma molto va rivisto. Servono calciatori più forti mentalmente, non soltanto più bravi tecnicamente. La Serie C si vince con fame, carattere, personalità, senso della battaglia e capacità di reggere la pressione. Non bastano nomi pesanti o curriculum importanti. Servono uomini da campionato vero, capaci di prendersi responsabilità quando la partita diventa sporca e quando il pallone pesa più del normale.

La difesa dovrà essere il primo reparto da ricostruire con decisione. Una squadra che vuole dominare non può vivere nell’incertezza dietro. Servono centrali affidabili, esterni continui, alternative vere e un’organizzazione capace di trasmettere sicurezza a tutto il gruppo. Senza una retroguardia granitica, in Serie C non si comanda: si rincorre. E la Salernitana, troppe volte, ha dato proprio questa sensazione. Dentro questa riflessione entra inevitabilmente anche Antonio Donnarumma. Portiere di esperienza, capace in diversi momenti di tenere in piedi la squadra, ma anche protagonista di una stagione con qualche ombra di troppo. In un ruolo così delicato non possono esistere zone grigie. La Salernitana del futuro ha bisogno di una certezza assoluta tra i pali, di un riferimento che dia stabilità alla difesa e sicurezza allo spogliatoio. Donnarumma ha qualità e mestiere, ma la società dovrà chiedersi con onestà se rappresenti ancora il profilo giusto per guidare una ripartenza senza margini d’errore.

Poi c’è il nodo Serse Cosmi. Il tecnico ha portato esperienza, temperamento e una scossa emotiva in un ambiente che aveva bisogno di una voce forte. Ma la sua Salernitana non ha convinto fino in fondo sul piano tattico. Troppo spesso la squadra è sembrata senza una vera identità dominante, troppo spesso i cambi non hanno inciso come avrebbero dovuto, troppo spesso nei momenti decisivi è mancata una lettura capace di cambiare il destino della partita. Ripartire da Cosmi significherebbe scegliere continuità, ma prima la società deve decidere quale idea di calcio vuole costruire. Ancora più pesante è il discorso su Daniele Faggiano. Il direttore sportivo non può uscire indenne da questa stagione. La rosa è stata costruita per vincere, ma il campo ha detto altro. Troppi squilibri, troppe lacune, troppe scelte che non hanno prodotto il rendimento atteso. Quando una squadra nasce con l’obbligo di arrivare fino in fondo e si ferma prima del traguardo, la responsabilità dell’area tecnica diventa centrale. Non si tratta di cercare un capro espiatorio, ma di riconoscere un dato evidente: la Salernitana non è stata costruita con la solidità necessaria per dominare il campionato.

Faggiano ha esperienza, conosce il calcio e sa cosa significa lavorare sotto pressione. Ma proprio per questo il giudizio deve essere ancora più severo. Da un direttore sportivo di quel profilo ci si aspettava una squadra più completa, più feroce, più equilibrata. Invece la Salernitana si è ritrovata con problemi strutturali che il campo ha amplificato, fino alla notte di Brescia. Se si vuole davvero ripartire, anche l’area sportiva dovrà essere oggetto di una valutazione netta. Infine c’è Danilo Iervolino. Il patron ha commesso errori, ha vissuto stagioni complicate, ha incassato critiche e delusioni, ma resta il primo uomo chiamato a decidere il futuro. La domanda è semplice: vuole rilanciare davvero o accompagnare il club verso un cambio di proprietà? Perchè Salerno non può più restare sospesa tra proclami, promesse e progetti incompiuti. Serve una linea chiara, forte, immediata. Iervolino, prima di un’eventuale uscita di scena, meriterebbe forse una soddisfazione vera. Ma quella soddisfazione non può nascere con le parole. Deve passare attraverso scelte coraggiose, investimenti mirati, una struttura tecnica credibile e una squadra costruita con un solo obiettivo: vincere. Non partecipare, non provarci, non arrivare vicino. Vincere.

Il sogno si è fermato a Brescia, ma il problema non è solo Brescia. Il problema è tutto quello che ha portato la Salernitana a presentarsi alla partita più importante senza la forza mentale, tattica e strutturale per prendersela. Ora non bastano comunicati, frasi di circostanza o promesse di rilancio. Servono decisioni dure. Servono tagli. Servono responsabilità. La Salernitana deve salvare ciò che merita, correggere ciò che può essere corretto e cancellare ciò che ha fallito. Donnarumma, Cosmi, Faggiano, Iervolino: ognuno, con ruoli diversi, entra dentro questa resa dei conti sportiva. Perchè una piazza come Salerno può accettare la sconfitta, ma non può accettare la confusione. E dopo una stagione così, la ripartenza non può essere annunciata. Deve essere dimostrata.

Redazione Sport - Salernitana -

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