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Ruggi, il caso cardiochirurgia scuote l'ospedale: l'azienda si costituisce contro il primario

29/05/2026

Un passaggio giudiziario destinato a pesare non solo nelle aule del Tribunale di Salerno, ma anche dentro le mura dell’Azienda ospedaliera universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona". Nel procedimento legato alla morte di Umberto Maddolo, deceduto nel dicembre del 2021 dopo un delicato intervento al cuore, il "Ruggi" è stato ammesso come parte civile. Una scelta che, di fatto, pone l’azienda ospedaliera in una posizione netta nel processo che vede coinvolto, tra gli altri, il primario Enrico Coscioni, chiamato a rispondere dell’accusa di falso. Il dato politico e istituzionale è evidente: l’ospedale non resta alla finestra. Entra nel procedimento e si schiera formalmente a tutela della propria posizione, mentre il giudice ha disposto anche la citazione della stessa struttura sanitaria come responsabile civile per gli eventuali risarcimenti. Una doppia veste che rende il quadro ancora più delicato: da un lato l’azienda che prende le distanze dalle condotte contestate, dall’altro il presidio che potrebbe essere chiamato a rispondere sul piano economico qualora venissero accertate responsabilità.

Al centro della vicenda c’è un intervento di cardiochirurgia che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stato gestito con gravi criticità già nelle fasi preliminari. La Procura contesta un approccio ritenuto carente e azzardato, sostenendo che sarebbe mancato un adeguato confronto specialistico per valutare soluzioni terapeutiche meno invasive. Sempre secondo l’accusa, l’équipe avrebbe dovuto interrompere l’operazione nel momento in cui emerse una grave anomalia dei vasi sanguigni, invece di procedere fino al termine dell’intervento. Il punto più drammatico riguarda quanto sarebbe accaduto dopo la sutura del muscolo cardiaco. Nel corpo del paziente, secondo quanto emerso dall’esame autoptico, sarebbe rimasta una sezione di materiale sanitario lunga circa otto centimetri. Un corpo estraneo che, con la ripresa del flusso sanguigno, si sarebbe spostato fino a bloccarsi in un’arteria principale.

Una circostanza che, se confermata nel processo, aprirebbe interrogativi pesantissimi sulla gestione dell’intervento, sui controlli di sala operatoria e sulle decisioni assunte nelle ore successive. Secondo la ricostruzione accusatoria, i sanitari si sarebbero accorti dell’anomalia attraverso il conteggio finale dei materiali, ma non avrebbero proceduto con esami mirati né con l’immediata estrazione del corpo estraneo, sottoponendo invece il paziente a verifiche giudicate inefficaci e debilitanti. Il trasferimento in terapia intensiva, dove poi si è verificato il decesso, rappresenta un altro passaggio centrale dell’inchiesta. L’accusa sostiene che la reale gravità della situazione non sarebbe stata comunicata in modo completo ai colleghi della rianimazione, impedendo così ogni possibile tentativo tempestivo di salvataggio. Nel registro degli imputati figurano, oltre al primario, altri due cardiochirurghi e l’anestesista della seduta operatoria, accusati a vario titolo di omicidio colposo. Resta naturalmente fermo il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ma il quadro che emerge dal procedimento è di estrema gravità.

Il caso Maddolo non è soltanto una vicenda giudiziaria. È una ferita aperta per la sanità salernitana, perché chiama in causa il rapporto di fiducia tra cittadini e ospedale, tra pazienti e camici bianchi, tra istituzioni e famiglie che chiedono verità. Quando un paziente entra in sala operatoria, affida la propria vita a un sistema. E proprio quel sistema, oggi, è chiamato a spiegare fino in fondo cosa sia accaduto. La costituzione di parte civile del "Ruggi" segna dunque un passaggio forte: l’azienda ospedaliera prova a separare la propria immagine istituzionale dalle condotte contestate, mentre il processo dovrà stabilire responsabilità, omissioni e nessi causali. Saranno i giudici a decidere. Ma una cosa è già chiara: questa vicenda impone risposte nette, trasparenza assoluta e una riflessione profonda sulla sicurezza dei percorsi chirurgici in uno degli ospedali più importanti della Campania.

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