

di Massimiliano Catapano
Il porto di Salerno torna al centro di una delicata inchiesta sul traffico internazionale di droga. Alle prime luci dell’alba è scattata una vasta operazione della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Salerno, condotta con il supporto dello Scico e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Dda, ha disposto il carcere per sei persone e gli arresti domiciliari per altre due. Al centro dell’inchiesta, secondo la ricostruzione degli investigatori, ci sarebbe un presunto sodalizio criminale organizzato per importare in Italia ingenti quantitativi di cocaina provenienti dal Sudamerica, utilizzando le rotte commerciali marittime e lo scalo salernitano come punto strategico di approdo.
La droga avrebbe viaggiato nascosta a bordo di navi cargo, confusa tra i container e i normali flussi del commercio internazionale. Un sistema studiato per sfruttare la complessità dei traffici portuali e rendere più difficile l’individuazione dei carichi illeciti prima dell’arrivo a destinazione. Una volta giunta nello scalo campano, la cocaina sarebbe stata recuperata attraverso un meccanismo rapido, organizzato e calibrato nei dettagli. Uno degli aspetti più gravi emersi dalle indagini riguarda il metodo che sarebbe stato utilizzato per sottrarre lo stupefacente ai controlli. Alcuni degli indagati, secondo l’accusa, avrebbero commesso furti di imbarcazioni nell’area portuale di Salerno per raggiungere le navi e procedere all’esfiltrazione della droga prima delle verifiche doganali. Un passaggio operativo che, nella lettura degli inquirenti, confermerebbe la capacità del gruppo di muoversi con decisione all’interno di uno scenario logistico complesso.
Le accuse contestate vanno dall’associazione finalizzata al traffico internazionale e all’importazione di sostanze stupefacenti fino ai reati contro il patrimonio. Nel corso dell’attività investigativa sono stati sequestrati oltre 180 chilogrammi di cocaina, un quantitativo enorme, destinato con ogni probabilità ad alimentare il mercato illecito nazionale e capace di generare profitti milionari. L’operazione rappresenta un colpo significativo contro una rete che, secondo gli investigatori, avrebbe utilizzato il porto di Salerno non come semplice punto di transito, ma come snodo operativo di un traffico ben strutturato. Le indagini, tuttavia, non si fermano agli arresti eseguiti: gli accertamenti proseguono per ricostruire eventuali collegamenti internazionali, individuare altri possibili canali di approvvigionamento e seguire il percorso del denaro prodotto dal commercio della cocaina.
Il blitz delle Fiamme Gialle conferma ancora una volta quanto gli scali marittimi rappresentino un fronte sensibile nella lotta al narcotraffico. Dietro l’apparente normalità dei container, dei cargo e delle movimentazioni portuali, gli investigatori ipotizzano l’esistenza di una macchina criminale capace di collegare il Sudamerica all’Italia, tentando di trasformare il porto di Salerno in una porta d’ingresso privilegiata per la cocaina.
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