

di Massimiliano Catapano
La corsa della Salernitana si è fermata nel punto più doloroso, quando il sogno sembrava ancora respirare e la finale play-off per la Serie B non era soltanto un’illusione. Il 2-0 incassato contro l’Union Brescia ha chiuso il cammino granata, lasciando addosso a Serse Cosmi (foto Us Salernitana) il peso di una delusione profonda, di quelle che non si archiviano con una semplice analisi tecnica. Il tecnico granata, nel dopogara, ha provato a tenere insieme lucidità e amarezza, senza trasformare la sconfitta in un processo alla squadra. “Era una partita senza ritorno, una gara in cui chi perdeva vedeva spegnersi un sogno. Ma, a mente fredda, non riesco a puntare il dito contro i ragazzi. In questi mesi hanno dato tutto, sono cresciuti, hanno commesso errori, ma hanno costruito un percorso vero. Dopo Benevento avevamo perso soltanto oggi e, col passare dei giorni, sentivo sempre di più quanto pesasse quel goal preso all’"Arechi" sull’1-1. Dentro di me sapevo che quella rete avrebbe potuto incidere moltissimo". Cosmi non ha nascosto il dolore per un obiettivo sfumato quando la piazza aveva iniziato a crederci con forza. Il suo pensiero è andato subito al gruppo, allo staff e soprattutto ai tifosi. "Voglio ringraziare tutti, i calciatori, lo staff, ogni persona che ha lavorato con me. A Salerno ho trovato uomini veri. Il mio dispiacere più grande è non aver regalato alla gente qualcosa a cui tenevo in maniera enorme. Per me contava una piccola parte, il resto era tutto per il popolo granata. Questa è una ferita che mi porterò dentro, perché c’era tanta gente che sognava davvero di arrivare fino in fondo".
La partita, però, è stata segnata quasi subito da un episodio pesantissimo. Dopo pochi secondi, una serie di errori difensivi ha aperto la strada al gol del Brescia e all’infortunio di Donnarumma, costretto a lasciare il campo. "Commettere quattro errori nella stessa azione dopo cinquanta secondi è qualcosa di incredibile. Prima della partita avevo chiesto ai difensori di non correre rischi su certi palloni, invece proprio da lì è nato il goal. In quella stessa azione abbiamo finito per servire l’avversario, perdere il portiere e andare sotto. In una Semifinale play-off non può succedere". L’ingresso di Brancolini, chiamato in causa a freddo, è stato comunque positivo. Il portiere ha risposto con personalità, si è fatto trovare pronto nelle uscite, ha sventato un tentativo di Cisco ed è stato attento anche su una conclusione potente ma centrale di Marras. "Brancolini è entrato molto bene", ha sottolineato Cosmi, pur ricordando come il cambio forzato abbia inciso anche sulla gestione degli slot. Il tecnico granata ha poi difeso con forza la prestazione complessiva della Salernitana, andando oltre il risultato. "Io ho visto una squadra che ha giocato meglio del Brescia. Abbiamo fatto la partita, siamo stati dentro la loro metà campo per lunghi tratti, mentre loro hanno difeso il vantaggio con logica. Nel secondo tempo ho creduto seriamente che potessimo pareggiarla. Abbiamo messo in campo tutto quello che avevamo, ma ci è mancata cattiveria negli ultimi sedici metri".
Il problema, secondo Cosmi, è stato proprio nella qualità dell’ultimo passaggio e nella scarsa incisività offensiva. "Arrivavamo spesso sulla trequarti, ma non siamo stati feroci. Tanti palloni sono stati messi dentro male, non abbiamo attaccato l’area come avremmo dovuto. Ferrari e Lescano sono bravi nel gioco aereo, era naturale cercarli con certi cross, ma non siamo riusciti a conquistare seconde palle. Paradossalmente, il nostro giocatore più pericoloso è stato Brancolini". Anche le scelte offensive sono finite inevitabilmente sotto la lente. Cosmi ha spiegato la decisione di partire con Ferrari e Inglese e poi di inserire forze fresche come Molina e Achik. "Avevo scelto Ferrari e Inglese dall’inizio. Nella ripresa mi serviva un giocatore come Molina, capace di attaccare la profondità e forte di testa. Un allenatore può avere un’idea, poi sono i calciatori a doverla interpretare dentro la partita. Se un giocatore deve andare in profondità e non viene messo nelle condizioni di farlo, sembra che stia giocando male, ma il discorso è più complesso. Lo stesso vale per Achik". Il tecnico ha riconosciuto i meriti del Brescia, pur ribadendo di non aver visto una superiorità netta sul piano tecnico. "Bisogna dare onore a chi ha vinto. Il Brescia non è stato superiore a noi per qualità, ma probabilmente lo è stato dal punto di vista fisico. Noi abbiamo giocato ogni tre giorni, venivamo da gare molto intense contro Casertana e Ravenna, mentre loro avevano avuto un carico diverso, con un solo tempo vero a Casarano. Oggi hanno potuto gestire la partita, noi invece dovevamo sempre rincorrere".
Un passaggio importante è stato dedicato al centrocampo. Cosmi ha promosso la prova di De Boer e Tascone, spiegando però come il vero spartiacque della doppia sfida sia stato il goal di Crespi nel finale della gara d’andata. "De Boer ha disputato una grande partita e anche Tascone ha fatto vedere le sue qualità. Il problema vero resta quel gol preso da Crespi al 91’ a Salerno. Io avevo provato a dire che saremmo ripartiti alla pari, ma era un bluff. Quando prendi una rete così, il contraccolpo è enorme. Abbiamo avuto soltanto due giorni per prepararci e non era semplice rimettersi in piedi. Poi abbiamo preso goal dopo pochi secondi: sono due colpi che fanno male". Sul piano arbitrale, Cosmi ha evitato di trasformare l’eliminazione in un atto d’accusa, ma non ha rinunciato a evidenziare alcuni episodi che, a suo giudizio, hanno pesato soprattutto nella gara d’andata. "In queste due partite qualche errore c’è stato, ma dopo tre mesi non voglio mettere gli arbitri sul banco degli imputati. Detto questo, ci sono due episodi molto evidenti. Sul gol annullato per fallo di mano, se il tocco è volontario, allora il giocatore va ammonito. Era già ammonito e, quindi, sarebbe cambiata anche la partita. Sono stati molto rapidi ad ammonirmi a Ravenna. Per me, invece, il fallo di Silvestri su Longobardi era da giallo, non da rosso, ma era fallo".
La delusione, però, non cancella il rapporto nato con Salerno. Anzi, proprio la sconfitta sembra aver reso ancora più forte il legame tra Cosmi e la piazza: "Dal punto di vista umano mi piacerebbe chiudere la mia carriera qui. Per quello che ho vissuto in questi mesi, sarebbe un orgoglio e un onore. Però sono valutazioni che spettano alla società, adesso non è corretto parlarne. Io so cosa volevano i tifosi. All’inizio ci sostenevano con equilibrio, poi hanno iniziato a crederci sempre di più. Vedere oggi una parte di curva vuota mi ha fatto male. Salerno ha una forza incredibile, in casa e in trasferta. Ringrazio questa gente per il rispetto e l’affetto che mi ha dato. La porterò sempre nel cuore". C’è spazio anche per un passaggio personale, quasi intimo, che racconta quanto Cosmi avesse caricato emotivamente questa avventura. "Dall’ultima partita persa è nata mia nipote. Dentro di me ero convinto che ci stesse accompagnando in questo percorso. Sognavo di arrivare in finale e portarla sotto la curva. Chissà, magari un giorno tornerà qui da più grande". Sul futuro, l’allenatore resta in attesa delle scelte societarie, ma non chiude la porta alla permanenza. "Non so se resterò alla Salernitana, non conosco le decisioni del club. Io sono a disposizione per qualsiasi valutazione. Mi è già capitato in carriera di salvare squadre e poi non essere confermato, sono abituato a tutto e non ho problemi. A Salerno, forse, sto fin troppo bene. Quando sono salito sul treno per venire qui ho capito che dentro di me non era cambiato nulla. Alla mia età può essere dura rimettersi in gioco, ma questa piazza ti restituisce passione e partecipazione. È come se avessi allenato fino al giorno prima. Penso di continuare ad allenare".
Resta la fotografia di una Salernitana uscita dai play-off con il rimpianto addosso, ma non senza dignità. Una squadra che ha pagato carissimo due momenti: il goal di Crespi all’"Arechi" e l’avvio choc al ritorno. In mezzo, il tentativo di giocare, reagire, restare dentro la partita e dentro il sogno. Il Brescia va avanti, la Salernitana si ferma. Cosmi, invece, lascia sospesa una frase che pesa più di ogni analisi: "Questa ferita resterà con me". E in quella ferita c’è tutta l’amarezza di una città che aveva ricominciato a crederci.
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