

Il concorso c’è stato, la graduatoria è stata approvata, i vincitori sono stati nominati. Ma ora, attorno alla procedura interna indetta dall’Azienda ospedaliera universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" per la figura di tecnico chimico di laboratorio, si apre un nuovo fronte destinato a far discutere. Al centro della vicenda non c’è soltanto l’esito formale della selezione, ma ciò che sarebbe accaduto dopo: secondo indiscrezioni raccolte e ritenute attendibili, una dipendente interna, già in servizio presso l’ufficio concorsi con precedente inquadramento di categoria B, avrebbe partecipato alla procedura riuscendo a ottenere il riconoscimento della nuova figura professionale di tecnico chimico di laboratorio, con relativo passaggio al livello superiore. La delibera agli atti parla chiaro. Con il provvedimento del direttore generale numero 358 del 22 maggio 2023, l’Aou "Ruggi" ha preso atto degli esiti del pubblico concorso, per titoli ed esami, finalizzato alla copertura di due posti a tempo indeterminato di collaboratore tecnico-professionale chimico, categoria D, di cui uno riservato al personale interno. Nel documento viene richiamato l’iter della procedura, la costituzione della commissione esaminatrice, lo svolgimento delle prove e la successiva approvazione della graduatoria di merito. Nella stessa graduatoria risultano cinque candidati, con due vincitori finali indicati dall’amministrazione: uno riferito alla riserva interna e uno alla posizione ordinaria.
Fin qui, almeno sulla carta, una normale procedura concorsuale. Il punto delicato, però, riguarda la fase successiva alla nomina. La dipendente interna che avrebbe ottenuto il nuovo profilo professionale, secondo quanto emerge dalle indiscrezioni, non avrebbe mai preso effettivamente servizio nel laboratorio chimico con le mansioni corrispondenti alla figura vinta a concorso. Risulterebbe invece ancora operativa nell’ufficio concorsi, pur percependo il trattamento economico e le relative indennità collegate al profilo di tecnico chimico di laboratorio. Ed è proprio qui che la vicenda assume un rilievo amministrativo e contabile. Perché una lavoratrice che vince una selezione interna indetta dall’ospedale per un profilo destinato al laboratorio, quindi inserito in un contesto sanitario e laboratoristico ben preciso, non può rimanere stabilmente impiegata in un ufficio concorsi, dove l’attività svolta ha natura amministrativa. Le due funzioni non combaciano: da un lato c’è una figura tecnico-chimica, legata a competenze e mansioni di laboratorio; dall’altro c’è un’attività d’ufficio, con compiti amministrativi e procedurali. Se questo assetto fosse confermato, non si tratterebbe soltanto di una scelta organizzativa discutibile, ma di una possibile distorsione tra profilo riconosciuto, mansione effettiva e trattamento economico percepito.
Nel provvedimento viene anche indicato l’impegno economico per l’anno 2023, pari a 18.669 euro, oltre agli importi per Irap e oneri, con copertura a carico delle competenze fisse del comparto ruolo tecnico. Una previsione di spesa perfettamente legittima se collegata all’effettivo utilizzo delle figure professionali previste dal concorso. Ma che meriterebbe un chiarimento puntuale qualora una delle unità nominate non fosse stata realmente destinata al servizio per il quale è stata selezionata. La domanda, a questo punto, è inevitabile: la dipendente in questione svolge davvero le funzioni di tecnico chimico di laboratorio oppure continua a prestare servizio nell’ufficio concorsi? E, nel secondo caso, con quale atto formale l’azienda avrebbe disposto una diversa utilizzazione rispetto al profilo acquisito? Sono interrogativi pesanti, perché investono non solo la trasparenza della procedura, ma anche il possibile danno erariale derivante dal pagamento di indennità e trattamenti economici non pienamente coerenti con le mansioni effettivamente svolte. Nessuna accusa personale, naturalmente. Ma una vicenda del genere impone verifiche immediate, documentali e non solo formali. Servono atti, ordini di servizio, assegnazioni, presenze, mansioni certificate. Perchè nella pubblica amministrazione non basta vincere un concorso o ottenere un nuovo inquadramento: occorre che quel ruolo venga realmente esercitato, nell’interesse dell’azienda e dei cittadini.
Il "Ruggi", già attraversato da tensioni interne e da numerose criticità gestionali, non può permettersi zone d’ombra su procedure concorsuali, progressioni, incarichi e indennità. La credibilità di un’azienda ospedaliera passa anche da qui: dalla capacità di dimostrare che ogni euro pubblico viene speso per funzioni realmente svolte e per servizi effettivamente garantiti. Ora la palla passa agli organi competenti. La direzione strategica, il collegio sindacale e gli uffici preposti ai controlli interni dovrebbero chiarire se l’inquadramento ottenuto attraverso il concorso sia stato seguito da una reale presa di servizio nel laboratorio chimico oppure se, come riferiscono le indiscrezioni, la dipendente sia rimasta nell’ufficio concorsi continuando però a percepire quanto previsto per un profilo diverso. Una risposta non è solo opportuna: è necessaria. Perchè quando si parla di risorse pubbliche, trasparenza, coerenza delle mansioni e responsabilità amministrativa non sono optional, ma doveri.
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