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Salernitana, il pareggio col Brescia nasce dalla scacchiera: dominio a tratti, gestione incompleta e beffa finale

26/05/2026

di Massimiliano Catapano

La Semifinale d’andata tra Salernitana e Union Brescia si chiude sull’1-1, ma il risultato racconta solo la superficie di una partita molto più complessa, giocata soprattutto dentro le pieghe tattiche. All’"Arechi" (foto Us Salernitana), i granata passano con De Boer nella ripresa, poi vengono raggiunti nel recupero dalla rovesciata di Crespi, dopo una gara in cui i dettagli di posizione, le coperture preventive e la gestione delle seconde palle hanno pesato quanto le due prodezze decisive. Il tabellino registra le reti al 52’ di De Boer e al 91’ di Crespi, con la Salernitana disposta nel 3-4-1-2 e il Brescia nel 3-4-2-1. La partita nasce subito come duello tra due sistemi speculari solo in apparenza. La Salernitana prova a occupare il campo con tre difensori, due esterni chiamati a dare ampiezza e Ferraris tra le linee a sostegno di Ferrari e Lescano. Il Brescia, invece, costruisce il suo piano sul 3-4-2-1, con Zennaro e Lamesta alle spalle di Crespi: una struttura pensata per sporcare l’uscita granata, abbassare uno dei trequartisti sulla mediana e creare superiorità nella zona di De Boer e Tascone.

Nei primi minuti, infatti, il Brescia legge meglio le distanze. Non forza il pressing alto in modo disordinato, ma orienta la manovra granata verso l’esterno, chiudendo le linee centrali e provando poi ad aggredire sul secondo passaggio. La Salernitana fatica inizialmente a trovare pulizia nella prima costruzione: il pallone arriva sulle corsie, ma non sempre con i tempi giusti per attaccare la profondità. È qui che il Brescia trova le prime situazioni pericolose, soprattutto quando Rizzo riesce ad alzare il raggio d’azione e Crespi lavora sul filo della linea difensiva. Il primo vero segnale tattico arriva presto: il Brescia riesce a colpire alle spalle della pressione granata, mandando Crespi in zona goal, ma l’azione viene cancellata dal controllo arbitrale. Poco dopo, la stessa idea si ripete: attacco diretto, ricerca dell’uomo avanzato, difesa granata costretta a correre verso la propria porta. Al 20’, Crespi colpisce il legno da posizione defilata, episodio che conferma la buona lettura iniziale degli ospiti: non possesso sterile, ma verticalità immediata appena la Salernitana perde compattezza tra centrocampo e difesa.

La squadra di casa, però, non si disunisce. Dopo una prima fase di sofferenza posizionale, i granata cominciano ad abbassare il ritmo del Brescia e a portare più uomini nella metà campo avversaria. La chiave diventa Ferraris, chiamato a legare il gioco tra le punte e la mediana. Quando riesce a ricevere fronte alla porta, la Salernitana guadagna metri; quando invece viene schermato, la manovra si allarga e diventa più prevedibile. Non a caso, le occasioni granata nascono soprattutto dalle corsie e dagli inserimenti laterali: al 26’ Ferraris calcia alto da buona posizione, poi al 32’ Lescano arriva con un attimo di ritardo su un pallone lavorato da Cabianca. Il primo tempo, tatticamente, è una partita a scacchi senza padrone definitivo. Il Brescia appare più pericoloso quando riesce a portare i suoi tre uomini offensivi nella zona di rifinitura; la Salernitana cresce quando riesce ad accompagnare l’azione con gli esterni e a non lasciare isolata la coppia d’attacco. La differenza sta nelle distanze: quando i granata restano corti, il Brescia non trova campo; quando invece la squadra si allunga, Crespi diventa un riferimento costante per attaccare lo spazio.

Nella ripresa cambia subito il volto della Salernitana. L’ingresso di Achik al posto di Lescano dà più mobilità, meno riferimento fisso e maggiore capacità di muoversi tra le linee. La scelta ha un effetto immediato: il Brescia non può più prendere marcature statiche, i centrali ospiti vengono trascinati fuori posizione e De Boer trova più campo per accompagnare l’azione. È proprio da una situazione di maggiore libertà sulla trequarti che nasce il vantaggio granata: De Boer riceve, controlla il tempo della giocata e disegna un tiro a giro che batte Gori. Un goal tecnicamente splendido, ma anche tatticamente figlio di una Salernitana più fluida e meno prevedibile rispetto alla prima frazione. Dopo l’1-0, la partita cambia ancora. Il Brescia alza il baricentro, cerca più presenza sulle palle inattive e prova ad aumentare il peso sulle seconde palle. La Salernitana, invece, entra nella fase più delicata della sua gara: deve decidere se continuare ad aggredire o proteggere il vantaggio. Per alcuni minuti i granata riescono a fare bene entrambe le cose, restando ordinati con la linea a tre, schermando la zona centrale e concedendo poco tra le linee. Il gol annullato a Mercati su calcio d’angolo, per un tocco irregolare, dimostra però quanto il Brescia fosse ancora dentro la partita anche nei momenti di apparente controllo granata.

L’episodio più pesante, prima del finale, arriva al 60’: Crespi fallisce da pochi passi il pallone del pari. Anche quella situazione nasce da un tema tattico preciso: il Brescia riempie meglio l’area, attacca il lato debole e costringe la Salernitana a difendere correndo verso la propria porta. È un campanello d’allarme, perché segnala che la gestione granata non è ancora pienamente sicura. La squadra di casa sembra avere il controllo territoriale, ma non sempre riesce ad abbassare definitivamente la temperatura emotiva e tattica della partita. Le sostituzioni ridisegnano l’ultima mezz’ora. La Salernitana cerca energie fresche con Longobardi, Capomaggio, Carriero e Inglese; il Brescia risponde con innesti mirati per tenere viva l’ampiezza e aumentare la pressione offensiva. In questa fase, i granata arretrano qualche metro. Non è un crollo, ma un arretramento progressivo, quasi naturale, che però cambia il senso della gara: la Salernitana difende più il risultato che il campo. Il Brescia, al contrario, accetta il rischio, porta più uomini sulla trequarti e comincia a sporcare ogni pallone. Il finale è il punto in cui la tattica incontra l’istinto. Fino al 90’, la Salernitana sembra aver chiuso bene gli spazi, concedendo poco e proteggendo l’area con ordine. Ma una semifinale play-off non perdona mezzo dettaglio: su un pallone rimasto vivo, Crespi trova una rovesciata fuori categoria e firma l’1-1.

È una prodezza individuale, certo, ma arriva dentro una cornice tattica precisa: il Brescia non aveva mai smesso di portare uomini negli ultimi sedici metri, mentre la Salernitana, negli ultimi minuti, aveva rinunciato a uscire con continuità dal proprio blocco difensivo. Il pareggio lascia una lettura doppia. La Salernitana ha mostrato compattezza, qualità nella ripresa e capacità di correggere la partita dopo un avvio più complicato. De Boer, oltre al goal, è stato uno degli uomini chiave nella gestione della mediana, anche se lo stesso centrocampista ha poi sottolineato la necessità di comunicare meglio quando gli avversari abbassano il trequartista nella zona centrale. Il Brescia, invece, ha confermato di essere squadra matura, capace di alternare pressione, verticalità e pazienza. Non ha dominato per lunghi tratti, ma ha saputo restare dentro la partita anche quando il punteggio sembrava indirizzato. La Salernitana esce dall’"Arechi" con il rimpianto di una gestione quasi perfetta e con una certezza: al ritorno servirà una partita non solo di cuore, ma di piena lucidità tattica. Perchè in una Semifinale così equilibrata non basta colpire: bisogna anche saper chiudere ogni varco, fino all’ultimo pallone.

Redazione Sport - Salernitana -

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