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Ruggi, il caso della formazione apre un nuovo fronte: cinque infermieri negli uffici e il nodo delle indennità

24/05/2026

Al "Ruggi d’Aragona" di Salerno si apre un nuovo caso destinato a far discutere. Dopo le polemiche che negli ultimi mesi hanno attraversato l’organizzazione interna dell’azienda ospedaliera, ora l’attenzione si sposta sul settore della formazione, un’area tutt’altro che marginale, soprattutto in una struttura sanitaria complessa, dove corsi obbligatori, aggiornamenti, sicurezza, antincendio e percorsi professionali rappresentano un tassello essenziale del funzionamento aziendale. Il punto, però, non è la formazione in sè. Nessuno mette in discussione l’importanza dei corsi né il valore dell’aggiornamento del personale. La questione è un’altra, più delicata e più pesante: la presenza stabile, all’interno del settore formazione, di figure appartenenti ai profili sanitari e amministrativi, tra cui cinque infermieri, un assistente amministrativo e un collaboratore amministrativo. Il dato che più colpisce, però, è proprio quello dei cinque infermieri, che secondo quanto viene segnalato non sarebbero impiegati nei reparti e non parteciperebbero soltanto in modo occasionale alle attività formative, ma risulterebbero collocati in maniera continuativa proprio nell’area dei corsi.

Un passaggio che solleva interrogativi inevitabili. Perchè un conto è utilizzare personale infermieristico per attività tecniche, didattiche o di supporto collegate alla sicurezza, all’addestramento e alla formazione professionale. Altro conto è avere cinque infermieri stabilmente lontani dai reparti, inseriti in un contesto che, nei fatti, potrebbe assumere caratteristiche amministrative o di segreteria. E qui la domanda diventa dura, ma inevitabile: in un ospedale dove i reparti vivono pressioni quotidiane, è davvero sostenibile tenere cinque infermieri fuori dall’assistenza diretta? Il nome che emerge in questa vicenda è quello della dottoressa Antonella Maisto. Sul sito istituzionale dell’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona", la S.S.D. Formazione risulta indicata con la Maisto come responsabile. La stessa figura, secondo quanto riportato anche da fonti giornalistiche, è stata poi chiamata alla responsabilità pro tempore della Direzione Medica di Presidio dopo la vicenda legata alle dimissioni di Walter Longanella. Un doppio livello di responsabilità che rende ancora più necessario chiarire ruoli, scelte organizzative e criteri di assegnazione del personale.

Il nodo non riguarda i singoli lavoratori, che non possono diventare il bersaglio di una vicenda organizzativa decisa dall’alto. Il vero tema è capire se l’azienda abbia disposto atti formali chiari, coerenti e motivati per giustificare la presenza stabile di cinque infermieri nel settore formazione, accanto a un assistente amministrativo e a un collaboratore amministrativo. Bisogna verificare quali mansioni svolgano concretamente ogni giorno, se tali mansioni siano compatibili con il profilo professionale di appartenenza e se la loro permanenza fuori dai reparti sia giustificata da reali esigenze aziendali. La questione diventa ancora più sensibile quando si entra nel campo economico. Se personale infermieristico stabilmente impiegato in attività non assistenziali dovesse continuare a percepire indennità legate a servizi, turnazioni, profili operativi o attività non più effettivamente svolte, il caso potrebbe assumere anche un rilievo contabile. Parlare di danno erariale, senza un accertamento ufficiale, sarebbe prematuro. Ma il sospetto di un possibile uso non corretto delle risorse pubbliche impone una verifica puntuale, perchè nella sanità ogni euro speso deve corrispondere a un’attività reale, documentata e necessaria.

Il "Ruggi" è un ospedale di riferimento per Salerno e per un territorio molto più ampio. Proprio per questo, la gestione del personale non può permettersi zone grigie. In una struttura dove i reparti denunciano spesso carichi di lavoro pesanti e necessità operative quotidiane, la presenza di cinque infermieri stabilmente collocati in uffici interni apre una domanda semplice e pesante: quelle professionalità stanno servendo dove realmente servono? A rendere il quadro ancora più delicato è il ruolo strategico della formazione. Non si tratta di un settore secondario, ma di un ambito che incide sulla sicurezza, sulla qualità dell’assistenza, sulla preparazione del personale e sulla responsabilità dell’azienda. Proprio per questo dovrebbe essere organizzato con massima trasparenza, con personale adeguatamente individuato, funzioni definite e incarichi perfettamente tracciabili. Ora il caso sembra essere uscito dai corridoi ed essere diventato una questione pubblica. Serve sapere chi lavora stabilmente nella formazione, con quale profilo professionale, da quanto tempo, con quale provvedimento, per svolgere quali compiti e con quali eventuali indennità.

Sono domande semplici, ma decisive. E a queste domande l’azienda dovrebbe rispondere con atti, non con silenzi. La sanità pubblica vive di fiducia. Fiducia dei cittadini, dei lavoratori, dei pazienti e delle istituzioni. Quando però mansioni, incarichi e trattamenti economici non appaiono immediatamente leggibili, quella fiducia rischia di incrinarsi. E allora non basta più dire che tutto rientra nell’organizzazione interna: bisogna dimostrarlo. Perchè se personale infermieristico viene impiegato stabilmente lontano dall’assistenza, se svolge attività diverse da quelle proprie del profilo e se mantiene trattamenti economici non pienamente coerenti con le funzioni effettive, il problema non è più soltanto gestionale. Diventa una questione di correttezza amministrativa, di rispetto dei lavoratori e di tutela delle risorse pubbliche. Al "Ruggi", dunque, si apre l’ennesimo fronte. E questa volta il tema non riguarda soltanto l’efficienza dell’organizzazione, ma il confine sottile tra scelta aziendale, legittimità degli incarichi e possibile spreco di denaro pubblico. Un confine che, in un ospedale, dovrebbe essere sempre nitido.

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