

La sconfitta di misura in finale play-off del girone G di Prima Categoria con il Montoro (1-0 firmato dal capocannoniere Russo con una zampata iniziale), non scalfisce l'ottimo percorso svolto dal Baronissi Calcio che, privo di Kably infortunatosi nel primo tempo, è stata a più riprese vicino al pari con nitide occasioni per Orabona e De Rosa. In casa irnina dunque è tempo di bilanci e proiezioni future al termine di una stagione che è letteralmente svoltata con l'avvento in panchina di Tino Liguori, alla prima esperienza da head coach dopo aver cominciato il torneo da calciatore. "Ma sei pazzo?! Ma chi te lo fa fare?! Allenare in Prima Categoria non è calcio!". - esordisce il plurititolato giocatore con le varie San Tommaso, Solofra, Giffoni Sei Casali e San Giorgio 1926 - Queste parole le ho sentite più di una volta, da più persone, soprattutto dopo aver deciso di smettere e iniziare questo nuovo percorso. Ricordo le nottate in bianco, prima della scelta, fissando il vuoto, con gli abbracci e qualche lacrime insieme a Veronica. È stata un'annata intensa, dove ho cercato di trasmettere soprattutto dei veri valori umani, prima ancora che schemi calcistici, circondati quasi sempre da sorrisi e si, anche qualche lacrima".
Liguori riavvolge il nastro: "Ricordo ancora il mio primo discorso alla squadra, la voce che tremava, ricordo tutto, nei minimi dettagli e non basterà mai un semplice messaggio per ringraziare tutti. E oggi, posso dirlo senza esitazione: non c'è stata scelta migliore! Caro Tony, amico fraterno, grazie. Siamo cresciuti insieme al "Figliolia" quando ancora c'era terra e fango, sei stato capace di riportarmi a casa da calciatore e mai avrei immaginato di diventarne l'allenatore. Rappresentare il proprio paese non è solo calcio, è appartenenza, è identità, è amore! Due pazzi, si, due folli, ma sommersi dalla stessa passione! Grazie infinite ai miei direttori, ai dirigenti, al mio staff, ai custodi, ai tifosi ma soprattutto ai calciatori. Prima compagni di squadra e poi miei uomini di lunghe battaglie, guidati dai due capitani simbolo di appartenenza e legame con questa città. Abbiamo condiviso di tutto, abbracci veri e lacrime sincere, abbiamo costruito qualcosa di unico, di raro". La conclusione è altrettato intrisa di significato: "Io non dimenticherò mai niente, sarò sempre riconoscente e tutto questo non sarà mai un punto di arrivo, ma una tappa di un lungo percorso. Grazie a tutti davvero, grazie ai miei amori Veronica e Vinci, grazie alla mia grande famiglia, grazie ai miei amici e grazie a te, angelo mio: sono sicuro che mi sei stato accanto anche stavolta, proprio come quando da bambino mi accompagnavi alla scuola calcio. Ancora grazie, con gli occhi pieni di lacrime ma con il cuore pieno di gioia".
Anche patron Tony Siniscalco ha voluto commentare il finale d'annata: "C'è grande amarezza per il risultato, ma ancora più orgoglio per la prestazione e per il percorso fatto. Fa male la sconfitta per come è arrivata ma soprattutto per quanto visto in campo. Nella ripresa è stato assedio. Pressione. Cuore. Voglia di riprenderla fino all'ultimo secondo. Una partita giocata da squadra vera. Con identità. Con carattere. Con orgoglio. Questa squadra ha dimostrato di avere valori importanti, dentro e fuori dal campo. Usciamo a testa alta, consapevoli di aver dato tutto. Questo è solo un punto di partenza. Il nostro cammino si ferma qui. Ma ciò che è stato costruito resta. Dall'inizio alla fine. Con sacrificio. Con lavoro. Con appartenenza. A testa alta. Avanti Baronissi".
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