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Salernitana, una vittoria costruita con ordine tattico e rischiata con una gestione troppo passiva

12/05/2026

di Massimiliano Catapano

La Salernitana esce dal "Pinto" con una vittoria pesantissima nell’andata del primo turno nazionale dei play-off, ma anche con un messaggio tattico chiarissimo: quando la squadra di Cosmi resta alta, compatta e aggressiva, può comandare la partita; quando invece abbassa troppo il baricentro e rinuncia alla gestione attiva del pallone, rischia di trasformare una gara dominata in una sofferenza evitabile. Il 2-3 contro la Casertana (foto Casertana FC) nasce da una prestazione granata molto convincente per larga parte della sfida, con reti di Lescano al 12’ del primo tempo, Ferrari al 30’, Ferraris al 10’ della ripresa, prima della reazione rossoblù firmata da Proia e Butic. La chiave iniziale è stata la struttura scelta da Cosmi: una Salernitana ordinata, corta tra i reparti, capace di occupare bene l’ampiezza e di attaccare l’area con più soluzioni. Il lavoro degli esterni ha pesato moltissimo, perchè i granata hanno costruito le azioni migliori proprio allargando il gioco, portando la Casertana a scivolare lateralmente e creando poi spazi centrali o sul secondo palo. Non è un caso che il raddoppio arrivi da un cross preciso di Anastasio per Ferrari, bravo ad attaccare la zona debole della difesa avversaria e a trasformare l’azione in gol.

Nel primo tempo la Salernitana ha fatto la cosa più importante in una partita play-off: ha imposto il proprio ritmo senza farsi trascinare dalla tensione. La squadra non ha avuto fretta, ha scelto bene quando verticalizzare e quando consolidare il possesso, mantenendo distanze giuste tra difesa, centrocampo e attacco. Lescano e Ferrari hanno lavorato non solo da finalizzatori, ma anche da riferimenti offensivi utili per far salire la squadra. Ferraris, muovendosi tra le linee, ha dato invece imprevedibilità e collegamento tra centrocampo e reparto avanzato. La Casertana, nella prima parte, ha faticato soprattutto perché non riusciva a trovare ricezioni pulite alle spalle del centrocampo granata. La Salernitana ha chiuso bene le linee interne, indirizzando spesso il gioco avversario verso zone meno pericolose. È stata una superiorità tattica prima ancora che tecnica: squadra corta, pressione razionale, coperture preventive corrette e capacità di arrivare in area con uomini già posizionati. In questo modo i granata hanno tolto fiducia alla Casertana e hanno costruito un vantaggio meritato.

Il terzo goal, segnato da Ferraris al 10’ della ripresa, è la fotografia migliore della Salernitana più efficace: recupero di campo, attacco immediato della profondità, lettura veloce della giocata e presenza dentro l’area. In quel momento la partita sembrava sotto controllo totale. Sullo 0-3, però, è iniziata un’altra gara: non tanto per un cambio immediato della Casertana, quanto per una modifica progressiva dell’atteggiamento granata. La Salernitana ha smesso di difendere in avanti e ha iniziato a difendere troppo vicino alla propria area. Qui nasce il vero tema tattico della serata. Abbassarsi sul 3-0 può essere comprensibile sul piano fisiologico, soprattutto in una gara intensa e carica di tensione, ma nei play-off diventa pericoloso se il possesso non viene più gestito con lucidità. La Salernitana ha perso qualche pallone di troppo, come riconosciuto anche da Cosmi nel dopogara, e da quelle imprecisioni la Casertana ha trovato energia, campo e coraggio.

Il calo non è stato soltanto fisico. È stato anche mentale e tattico. La squadra ha arretrato la linea difensiva, il centrocampo ha perso aggressività sulle seconde palle e gli attaccanti sono rimasti più isolati. Di conseguenza, ogni rinvio o uscita sporca tornava rapidamente nella metà campo granata. Quando una squadra smette di accompagnare l’azione e si limita a proteggere il risultato, il rischio è quello di subire onde continue. Ed è esattamente ciò che è accaduto nel finale. La Casertana ha avuto il merito di crederci, spingendo con maggiore decisione e attaccando l’area con più uomini. Il goal di Proia ha cambiato l’umore della partita: da quel momento i rossoblu hanno iniziato a giocare con più libertà, mentre la Salernitana ha perso sicurezza nella prima uscita. Il 2-3 di Butic, arrivato di testa, ha poi reso il finale ancora più delicato. A quel punto la partita non era più controllata tatticamente, ma vissuta sull’emotività, sui duelli, sulle palle sporche e sulla capacità di resistere.

La Salernitana, quindi, deve portarsi a casa due verità. La prima è positiva: per settanta minuti ha dimostrato di avere organizzazione, qualità e soluzioni offensive per mettere in difficoltà la Casertana. Ha saputo colpire sugli esterni, riempire bene l’area, alternare ampiezza e profondità, mantenere compattezza e leggere i momenti della gara. La seconda, però, è un avvertimento: nei playoff non si può concedere alla squadra avversaria la possibilità di rientrare emotivamente in partita, perché anche un risultato largo può diventare fragile in pochi minuti. In vista del ritorno all’"Arechi", la Salernitana non dovrà snaturarsi. L’errore sarebbe pensare soltanto a difendere il vantaggio. La partita di Caserta ha detto l’opposto: i granata sono stati superiori quando hanno giocato con coraggio, quando hanno pressato in avanti, quando hanno tenuto la squadra corta e quando hanno occupato il campo con personalità. Dovranno ripartire da lì, evitando una gestione troppo attendista.

Il 3-2 resta un risultato importante, perchè vincere fuori casa in un derby play-off ha un peso enorme. Ma il vantaggio più prezioso, forse, non è soltanto quello nel punteggio: è la lezione tattica lasciata dalla partita. La Salernitana sa come può dominare la Casertana, ma ora sa anche cosa non deve più permettersi. Nei play-off non basta costruire il risultato: bisogna saperlo governare.

Redazione Sport - Salernitana -

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