

di Massimiliano Catapano
Serse Cosmi si prende la vittoria, ma non cancella nulla. Nè la qualità mostrata dalla Salernitana per larghi tratti della partita, né il finale sofferto che ha permesso alla Casertana di rientrare in una gara che sembrava ormai indirizzata. Dopo il 3-2 conquistato in trasferta, il tecnico granata (foto Us Salernitana) ha analizzato la prestazione con la lucidità di chi sa quanto i play-off siano un territorio diverso, dove entusiasmo, paura, stanchezza e dettagli possono cambiare tutto in pochi minuti. Ai microfoni di Lira TV, Cosmi ha riconosciuto innanzitutto la reazione della Casertana, sottolineando però anche i meriti della sua squadra nella prima parte della sfida: "L’avversario ha messo dentro le qualità che non aveva espresso nel primo tempo, anche per merito nostro. In 20 minuti abbiamo perso troppe palle e la Casertana è stata brava a finalizzare, ma mi sembra che comunque abbiamo vinto. C’è un pizzico di dispiacere, gli avversari ci sono sempre. Noi abbiamo fatto benissimo, ma il calcio è questo".
Una lettura equilibrata, senza eccessi e senza alibi. La Salernitana ha dominato per lunghi tratti, ha costruito, ha colpito, ha dato l’impressione di avere in mano la partita. Poi, nel finale, il calo, le palle perse, la fatica e la spinta della Casertana hanno riaperto tutto. Cosmi non ha nascosto gli errori, ma ha voluto tenere insieme le due facce della serata: quella brillante dei primi 70 minuti e quella più complicata degli ultimi 20. Il tecnico granata lo ha spiegato con parole nette: "Purtroppo abbiamo commesso qualche errore, come abbiamo fatto anche cose meravigliose. I play-off sono qualcosa di diverso emotivamente e non ci si può rilassare, perché altrimenti arriva la punizione. Bisogna dare merito alla Casertana per aver riaperto la partita. Ora dobbiamo giocare in casa con la giusta mentalità. Ho visto tanti dispiaciuti: se vinci e sei dispiaciuto, vuol dire che la tua mentalità è quella giusta".
È forse questo il passaggio più significativo dell’analisi di Cosmi: vedere amarezza dopo una vittoria può diventare un segnale positivo, se quella delusione nasce dalla consapevolezza di poter fare ancora meglio. La Salernitana ha vinto, ma ha anche capito che nei play-off nessun vantaggio può essere considerato definitivo e che ogni calo di tensione può trasformarsi in un rischio concreto. Sull’andamento complessivo della gara, Cosmi ha poi alzato il livello del giudizio, definendo la prova di Caserta la migliore da quando siede sulla panchina granata: "Questa è stata la miglior prestazione da quando sono qui, poi è subentrata tanta stanchezza. Sul cambio nostro abbiamo subito il goal. È stato un dispiacere togliere Ferraris, ma a centrocampo stavamo subendo l’inferiorità numerica".
Una spiegazione tecnica precisa, legata agli equilibri del campo. L’uscita di Ferraris non è stata una scelta semplice, ma una necessità dettata da una fase della partita in cui la Salernitana stava soffrendo nella zona nevralgica. Cosmi ha letto il momento, ha provato a intervenire, ma proprio in quella fase è arrivato uno degli episodi che ha rimesso in partita la Casertana. Il messaggio in vista del ritorno all’"Arechi" è chiaro: non si può gestire con superficialità, non si può pensare di fare calcoli, non si può vivere di rendita. Lo stesso allenatore lo ha ribadito senza giri di parole: "È impensabile fare calcoli, lo abbiamo visto oggi (domenica, ndr). Sullo 0-3 abbiamo inconsciamente pensato di avercela fatta, invece è stata dura. A Salerno dobbiamo essere felici. Se devo dire che l’arbitro ha gestito male la gara non posso dirlo. I giocatori devono fare tesoro sia dei 70 minuti positivi che dei 20 negativi".
La Salernitana torna dunque da Caserta con una vittoria importante, ma anche con una lezione preziosa. I 70 minuti di alto livello rappresentano la strada da seguire; gli ultimi 20, invece, sono il promemoria più severo di ciò che non dovrà ripetersi. All’Arechi servirà una squadra matura, concentrata, capace di portare dentro la partita la qualità vista nella parte migliore della gara e, soprattutto, la consapevolezza che nei play-off nulla è mai davvero chiuso prima del fischio finale.
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