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Ruggi, straordinari congelati e reparti a rischio: una scelta amministrativa che può trasformare l'ospedale in una polveriera

10/05/2026

di Massimiliano Catapano

Al "Ruggi d’Aragona" di Salerno si apre un fronte delicatissimo, destinato a pesare non solo sugli equilibri interni dell’Azienda ospedaliera, ma soprattutto sulla tenuta concreta dei reparti. Il nuovo stop agli straordinari oltre il tetto delle 250 ore annuali rischia infatti di diventare molto più di una semplice misura contabile: può trasformarsi in un problema organizzativo enorme, con conseguenze dirette su infermieri, tecnici, operatori socio-sanitari e, indirettamente, sui cittadini che ogni giorno si affidano all’ospedale salernitano. Il sistema previsto dall’Azienda introduce un blocco automatico: una volta raggiunto il limite massimo di 250 ore annue, il dipendente non potrà più proseguire con ulteriori prestazioni straordinarie, salvo autorizzazioni motivate da parte del direttore dell’Unità operativa. La ragione ufficiale è il timore di possibili profili di danno erariale legati alla liquidazione di ore eccedenti. Una motivazione formalmente comprensibile, ma che diventa fragile se calata dentro la realtà quotidiana di un grande ospedale, dove i turni non si coprono con le circolari e le emergenze non si fermano davanti a un automatismo informatico.

Il provvedimento porta la firma del direttore ad interim dell’Unità Gestione risorse umane, Vincenzo Stucchio, e proprio qui si apre il nodo politico e gestionale più pesante. Perchè in un ospedale complesso come il Ruggi, ogni atto amministrativo dovrebbe essere accompagnato da una visione chiara, da un confronto vero con chi lavora nei reparti e da un piano alternativo immediato. Bloccare gli straordinari senza garantire contestualmente personale sufficiente significa scaricare il peso della decisione su chi resta in corsia, su chi deve coprire i vuoti, su chi già oggi lavora in condizioni di pressione costante. Il punto non è difendere lo straordinario come sistema ordinario di gestione. Al contrario: un ospedale che vive di straordinari certifica già una difficoltà strutturale. Ma proprio per questo, tagliare o bloccare le ore aggiuntive senza una soluzione concreta rischia di essere un atto miope. Se molti lavoratori hanno già superato il monte ore o sono vicini al limite, la domanda diventa inevitabile: chi garantirà i servizi nei reparti durante l’estate, quando ferie, assenze e aumento della pressione assistenziale renderanno il quadro ancora più complicato?

Gli operatori lanciano un allarme semplice e durissimo: così i reparti possono restare scoperti. Non è una frase da sottovalutare. È il segnale di un malessere profondo, di una frattura tra uffici amministrativi e realtà ospedaliera. Chi firma un provvedimento del genere ha il dovere di sapere che dietro ogni turno non coperto non c’è una casella vuota su un foglio Excel, ma un paziente da assistere, un servizio da garantire, una responsabilità che resta sulle spalle del personale. In questo contesto, la posizione di Stucchio diventa inevitabilmente centrale. Non per trasformare una vicenda amministrativa in un attacco personale, ma perché chi occupa ruoli delicati nella gestione delle risorse umane deve dimostrare equilibrio, ascolto, capacità di mediazione e piena consapevolezza del luogo in cui opera. Il Ruggi d’Aragona non è un ufficio qualunque: è un presidio sanitario fondamentale per Salerno e per un’intera provincia. Chi gestisce il personale in una struttura del genere non può limitarsi ad applicare un blocco e lasciare che siano i reparti a pagarne il prezzo.

Ancora più grave sarebbe, se confermato, il clima riferito da alcuni operatori, che lamentano difficoltà nel ricevere spiegazioni e un rapporto istituzionale non sempre all’altezza della delicatezza del momento. In una fase così tesa, il personale non ha bisogno di muri, freddezza o risposte sbrigative. Ha bisogno di interlocutori autorevoli, capaci di assumersi responsabilità e di parlare con rispetto a chi tiene in piedi l’ospedale ogni giorno. La questione, a questo punto, non può restare chiusa dentro le stanze del "Ruggi". Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, non può ignorare una vicenda che tocca direttamente la sanità pubblica campana. Se l’obiettivo della nuova stagione regionale è davvero rimettere al centro i cittadini e i servizi essenziali, allora il caso "Ruggi" va affrontato subito, senza rinvii e senza formule di circostanza. Serve una verifica immediata. Serve capire se l’Azienda è nelle condizioni reali di applicare quel limite senza compromettere reparti, turni e assistenza.

Serve sapere quanti operatori hanno già superato le 250 ore, quanti sono prossimi al tetto, quali reparti rischiano maggiormente e quale piano di sostituzione sia stato predisposto. Perchè se un provvedimento nasce per evitare un danno contabile ma produce un danno organizzativo e sanitario, allora il problema non è solo amministrativo: è politico. Il "Ruggi" non può permettersi una gestione fredda, distante, incapace di leggere il peso delle proprie decisioni. L’ospedale ha bisogno di competenza, autorevolezza e rispetto verso il personale. E quando una figura dirigenziale diventa elemento di tensione invece che punto di equilibrio, la politica regionale ha il dovere di intervenire, valutando anche scelte nette e immediate. In sanità non basta essere formalmente corretti. Bisogna essere concretamente utili. Perché una norma applicata senza visione può diventare una ferita aperta. E al "Ruggi", oggi, il rischio è esattamente questo: trasformare il blocco degli straordinari in un detonatore di caos, proprio mentre l’ospedale avrebbe bisogno di stabilità, personale e guida vera.

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