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Salernitana, la vittoria di Trapani nasce nella lavagna: correzioni, ampiezza e pressione, così Cosmi ha ribaltato la partita

13/04/2026

di Massimiliano Catapano

A Trapani non ha vinto soltanto il carattere. Ha vinto, soprattutto, la lettura della partita. La Salernitana si è presa tre punti pesanti imponendosi 2-1 in rimonta al "Provinciale", ma dentro quel risultato c’è molto più di una semplice reazione emotiva: c’è una squadra che ha saputo correggersi, cambiare pelle dentro la gara e trasformare un avvio complicato in un dominio territoriale sempre più netto. I granata sono partiti con il 3-4-1-2, con Ferraris alle spalle della coppia Ferrari-Lescano, contro un Trapani disposto con il 4-2-3-1. Il vantaggio siciliano firmato da Celeghin al 23’, il pareggio di Ferrari in avvio di ripresa e il goal decisivo di Boncori nel recupero segnano la cronologia del match, ma non bastano a raccontarne il senso profondo. Il primo tempo, infatti, è stato il tempo delle difficoltà posizionali. La Salernitana ha faticato a leggere la larghezza del Trapani e, soprattutto, a proteggere in maniera pulita le zone laterali di rifinitura. Nel 3-4-1-2, quando i quinti non escono con i tempi giusti e il terzetto dietro è costretto a scivolare in ritardo, il rischio è quello di lasciare campo tra braccetto e corsia. Ed è esattamente lì che i siciliani hanno trovato le ricezioni migliori. I granata, in quella fase, sono apparsi troppo lunghi: poco compatti tra centrocampo e difesa, non abbastanza aggressivi nella riaggressione, spesso costretti a rincorrere più che a comandare. Il rigore che ha indirizzato il primo tratto di gara verso il Trapani è stato la conseguenza diretta di una Salernitana costretta a difendere all’indietro, con baricentro abbassato e riferimenti meno puliti del dovuto.

La vera sterzata è arrivata nell’intervallo, e non è un caso che lo stesso Cosmi abbia parlato di "scossa" nata proprio in quel momento. Ma più della parola conta la sostanza: la Salernitana è rientrata in campo con un atteggiamento diverso nell’occupazione degli spazi. Villa ha lasciato il posto a Longobardi già all’inizio della ripresa, poi sono entrati anche Gyabuaa, Cabianca e infine Boncori. Non cambi casuali, ma mosse che hanno modificato il respiro della squadra. Longobardi ha dato una corsia più viva, Gyabuaa ha aumentato gamba e copertura preventiva in mezzo, Cabianca ha consolidato la spinta esterna e Boncori ha aggiunto presenza negli ultimi metri. Così il 3-4-1-2 granata ha smesso di subire la geometria del 4-2-3-1 avversario e ha cominciato a deformarlo. È qui che la partita è cambiata davvero. Non tanto per il pareggio immediato di Ferrari, arrivato al 3’ della ripresa, quanto per il modo in cui quel gol ha certificato il nuovo assetto mentale e tattico della Salernitana. I granata hanno alzato il baricentro, hanno accorciato meglio in avanti, hanno reso più continua la pressione sul primo palleggio trapanese e hanno cominciato a occupare l’ultimo terzo con più uomini e con tempi finalmente coordinati. Ferraris, da raccordo, ha cucito meglio il gioco tra linee e area; Ferrari ha dato profondità; Lescano ha lavorato per assorbire marcature e aprire varchi. In altre parole, la Salernitana ha iniziato a giocare nella metà campo avversaria non per frenesia, ma per costruzione. Gli angoli, 10 a 4 per i granata, restituiscono con chiarezza l’idea di una pressione crescente e di una superiorità territoriale diventata sempre più evidente nel corso della ripresa.

La differenza l’ha fatta anche la qualità delle seconde palle. Nel primo tempo il Trapani riusciva a sporcare il centro e a ripartire con discreta facilità; nella ripresa, invece, la Salernitana ha occupato meglio la zona di ricaduta, impedendo ai siciliani di respirare dopo il recupero. È un aspetto meno appariscente di altri, ma fondamentale in questo tipo di partite: vincere la seconda palla significa restare stabilmente alti, tenere l’avversario schiacciato e trasformare un possesso apparentemente sporco in assedio. Così il Trapani ha progressivamente perso metri, lucidità e possibilità di uscita. La Salernitana, al contrario, è cresciuta nella continuità offensiva e ha dato alla propria manovra una forma sempre più credibile. Il goal di Boncori al 93’ non è stato quindi un episodio isolato, ma il punto terminale di una pressione organizzata. Ferrari ha servito l’assist, Boncori ha riempito l’area con il tempo giusto, ma dietro quella giocata finale c’era già una partita girata tatticamente da diversi minuti. La Salernitana l’ha vinta perché ha saputo capire dove stava perdendo il match e perché ha avuto la forza di correggere non solo l’intensità, ma la struttura. Prima ha concesso troppo sulle corsie e tra le linee, poi ha preso campo, ha pulito le distanze, ha accelerato i raddoppi e ha portato più uomini nella zona decisiva. È stata, in definitiva, una vittoria di sistema. E in un campionato in cui spesso si confonde la rimonta con l’orgoglio, quella di Trapani racconta soprattutto una squadra che, finalmente, ha saputo pensare calcio mentre giocava.

 

Redazione Sport - Salernitana -

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