

di Massimiliano Catapano
Un boato improvviso, nel silenzio ancora sospeso dell’alba, ha squarciato la quiete di via XXV Luglio, riportando la paura tra i residenti e accendendo immediatamente i riflettori delle forze dell’ordine. Erano circa le 5.45 quando un ordigno rudimentale è esploso all’ingresso del civico 60, sede della futura Casa del Commiato Cavese, struttura non ancora aperta al pubblico ma già punto di riferimento per un progetto imprenditoriale nel settore funerario. L’esplosione ha provocato danni evidenti all’ingresso e alle attività limitrofe, con vetri in frantumi e segni tangibili della deflagrazione. Sul posto sono intervenuti in pochi minuti i Vigili del Fuoco, impegnati nelle operazioni di spegnimento delle fiamme e nella messa in sicurezza dell’intera area, mentre le forze dell’ordine hanno immediatamente avviato i primi rilievi.
Le indagini, coordinate sul territorio, hanno preso una direzione chiara fin dalle prime ore: quella di un gesto intimidatorio. I rilievi tecnici sono stati affidati alla Sezione Scientifica dei Carabinieri di Nocera Inferiore, che ha acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Frame dopo frame, gli investigatori stanno passando al setaccio ogni dettaglio utile per risalire agli autori dell’attentato. Tra le piste al vaglio emerge anche quella del racket, in un comparto delicato e storicamente esposto a pressioni criminali. Nessuna ipotesi, al momento, viene esclusa. Gli inquirenti lavorano per ricostruire la dinamica e individuare eventuali collegamenti con episodi analoghi verificatisi in passato. Alle 8.30, l’area risultava ancora presidiata da forze dell’ordine e soccorritori, mentre insieme ai titolari delle attività commerciali vicine si procedeva alla conta dei danni.
È stato inoltre richiesto l’intervento dei tecnici Enel per verificare l’integrità degli impianti elettrici, potenzialmente compromessi dall’esplosione. Durissima ma composta la reazione dei titolari della Casa del Commiato Cavese, che in una nota hanno espresso tutta la loro amarezza ma anche una determinazione incrollabile: "Questa notte la nostra realtà è stata vittima di un vile e grave attacco. Un gesto inaccettabile che colpisce non solo una struttura, ma il lavoro, i sacrifici e la dedizione che abbiamo investito con passione e onestà". Poi la presa di posizione netta: "Non sarà certo questo episodio a fermare il nostro progetto. Al contrario, rafforza la nostra determinazione ad andare avanti con ancora più forza e convinzione". Un messaggio chiaro anche alle istituzioni: "Chiediamo con fiducia il supporto delle forze dell’ordine, della Prefettura e di tutte le autorità competenti affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto e siano individuati i responsabili di questo gesto ignobile". E ancora: "Non abbassiamo la testa. La alziamo ancora di più, nel rispetto della legge e dei valori condivisi da migliaia di cittadini perbene".
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Vincenzo Servalli, che ha sottolineato la gravità dell’episodio senza alimentare allarmismi: "Si tratta di un fatto che preoccupa e che richiama alla memoria stagioni difficili già vissute dalla nostra città. Tuttavia confidiamo nella risposta dello Stato e nel lavoro delle forze dell’ordine, che sapranno fare piena chiarezza". Cava de' Tirreni si risveglia così con una ferita ancora aperta, ma anche con la consapevolezza di una comunità che non intende arretrare di fronte alla violenza. Le indagini proseguono senza sosta. La risposta, adesso, è attesa dallo Stato.
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