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Sanità campana, finisce un'era: dopo anni di vincoli e contenziosi arriva il via libera all'uscita dal Piano di rientro

29/03/2026

di Massimiliano Catapano

La Campania chiude una delle pagine più lunghe e controverse della propria storia sanitaria e torna fuori dal Piano di rientro. Il via libera del Ministero della Salute, arrivato nelle ultime ore, sancisce formalmente la fine di un regime straordinario durato quasi due decenni e restituisce alla Regione una gestione ordinaria che, sul piano politico e amministrativo, ha il sapore di uno spartiacque. La notizia è stata confermata dalla Regione Campania e rilanciata anche da diverse testate nazionali e locali nella mattinata di oggi, sabato 28 marzo 2026. A leggere il passaggio in controluce, non c’è soltanto l’atto tecnico con cui si certifica l’uscita dal Piano. C’è anche il peso di una battaglia istituzionale che per mesi ha opposto Palazzo Santa Lucia al Ministero, fino all’approdo davanti al Tar della Campania. Ed è proprio su questo crinale che si colloca l’intervento dell’ex governatore Vincenzo De Luca, che rivendica la solidità del lavoro svolto negli anni passati e attribuisce il ritardo del provvedimento a resistenze politiche e burocratiche.

De Luca non usa mezzi termini. Sostiene che la Campania avesse da tempo tutti i requisiti richiesti dalla normativa statale per uscire dal Piano di rientro, ricordando come il bilancio della sanità regionale fosse in attivo da oltre dieci anni, insieme a un numero molto ristretto di altre regioni italiane. Rivendica inoltre il raggiungimento degli obiettivi nelle tre aree sottoposte a verifica - assistenza ospedaliera, territoriale e prevenzione - e lega questo risultato a un più ampio percorso di riequilibrio dei conti, modernizzazione del sistema e consolidamento degli standard organizzativi. Nel suo affondo, l’ex presidente richiama anche altri elementi che, a suo giudizio, avrebbero dovuto rendere inevitabile l’uscita già da mesi: i risultati ottenuti durante la fase più dura della pandemia, i tempi di pagamento definiti tra i migliori a livello nazionale e il rafforzamento della dotazione tecnologica della sanità campana. È la cornice dentro cui De Luca inserisce l’accusa più aspra: quella di un ritardo non giustificato da ragioni tecniche, ma da una scelta politica che definisce una discriminazione inaccettabile.

Il nodo, del resto, era esploso in modo evidente già nell’estate del 2025. Secondo quanto ricostruito dalla stessa Regione e confermato dagli atti richiamati nelle cronache giudiziarie, nei tavoli tecnici di luglio e del 4 agosto il Ministero non aveva formalizzato il via libera alla fuoriuscita, nonostante il raggiungimento degli obiettivi fosse già stato sostenuto da Palazzo Santa Lucia. Da lì la scelta del ricorso al Tar Campania, che con la sentenza del 14 novembre 2025 ha dato ragione alla Regione, annullando il diniego ministeriale e imponendo di completare e formalizzare il percorso di uscita dal Piano. È questo il punto che De Luca oggi rimarca con maggiore forza: il Ministero, nella sua lettura, non avrebbe compiuto un’autonoma svolta politica o amministrativa, ma si sarebbe semplicemente adeguato a quanto stabilito dalla giustizia amministrativa. Una ricostruzione che dà alla vicenda un valore doppiamente simbolico: da una parte il riconoscimento del lavoro svolto sul campo dalla macchina sanitaria regionale, dall’altra la certificazione di un contenzioso che ha lasciato ferite evidenti nel rapporto tra istituzioni.

Nel suo messaggio, l’ex governatore ha voluto ringraziare in modo esplicito medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo, individuando in questo fronte silenzioso il motore vero del risultato raggiunto. È un passaggio non secondario, perché sposta il baricentro del racconto dalla contesa politica al lavoro quotidiano che ha consentito prima l’uscita dal commissariamento e poi la conclusione dell’intero iter. Anche su questo versante, il riconoscimento pubblico suona come una chiusura di ciclo. Sul piano istituzionale, l’uscita dal Piano di rientro apre ora una fase nuova. Le prime reazioni dal vertice attuale della Regione insistono sulla possibilità di rafforzare il sistema sanitario, investire, assumere e consolidare la medicina territoriale. Tra gli obiettivi indicati per la prossima stagione c’è anche il potenziamento delle Case di comunità, richiamate dallo stesso De Luca come uno dei terreni decisivi su cui misurare la qualità futura dell’assistenza. La vera sfida, adesso, sarà trasformare la liberazione dai vincoli del Piano in una sanità più vicina ai cittadini, più efficiente nella risposta e più forte nella rete dei servizi.

Per la Campania, in definitiva, non si tratta soltanto della chiusura di una procedura amministrativa. È la fine di una lunga stagione di sorveglianza straordinaria, di bilanci controllati al millimetro, di scontri con Roma e di battaglie giudiziarie. È la certificazione di un cambio di fase che la politica rivendica e che i cittadini, però, giudicheranno soprattutto su un terreno più concreto: liste d’attesa, medicina di prossimità, qualità dei reparti, accessibilità delle cure. Perché i conti in ordine contano, ma in sanità il vero banco di prova resta sempre uno solo: la vita reale delle persone.

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