

di Massimiliano Catapano
Sull’A3 Salerno-Pompei-Napoli non è più questione di semplice disagio. Qui il problema ha assunto ormai i contorni di una stortura stabile, di quelle che finiscono per pesare ogni giorno sulla vita concreta di pendolari, lavoratori, turisti e automobilisti di passaggio. Ai caselli di una delle arterie più trafficate della Campania, infatti, i circuiti internazionali Visa e Mastercard non vengono accettati per il pagamento del pedaggio. Un’anomalia pesante, tanto più perché riguarda strumenti di pagamento ormai universalmente diffusi, e che secondo la Cgil di Salerno e la Filt Cgil Salerno va avanti in forma strutturale dal 1° maggio 2024. A denunciare pubblicamente la situazione sono stati il segretario generale della Cgil di Salerno, Antonio Apadula, e il segretario generale della Filt Cgil Salerno, Gerardo Arpino, con un intervento netto nei toni e nei contenuti. Il punto, spiegano i sindacati, è che non si è di fronte a un guasto occasionale, né a un contrattempo tecnico destinato a rientrare in tempi brevi. Al contrario, quella che poteva apparire inizialmente come una disfunzione temporanea si è trasformata in una criticità permanente, destinata a riproporsi ogni giorno davanti agli occhi di chi percorre la tratta.
Ed è proprio questo l’aspetto più grave: l’automobilista arriva al casello convinto di poter pagare regolarmente con la propria carta e scopre soltanto all’ultimo momento che quel pagamento non è possibile. Nessun avviso chiaro lungo il percorso, nessuna comunicazione preventiva nelle aree di avvicinamento, nessuna segnalazione immediatamente percepibile prima di trovarsi davanti alla barriera. L’unica informazione disponibile, contestano i sindacati, compare sul sito internet della società autostradale. Una modalità insufficiente, perché scarica interamente sull’utente il peso di una limitazione che invece dovrebbe essere resa evidente ben prima dell’arrivo al casello. È qui che il disservizio smette di essere soltanto scomodo e diventa, a tutti gli effetti, inaccettabile. Perché non si parla di una mancanza marginale o di un dettaglio tecnico, ma di un meccanismo essenziale: il pagamento del pedaggio. In un sistema moderno, su una tratta ad altissima percorrenza, impedire l’utilizzo dei principali circuiti internazionali significa creare un ostacolo concreto alla fluidità della circolazione e al rapporto minimo di fiducia tra gestore e utenti. Ed è difficile non leggere in tutto questo una gestione opaca, distante dai bisogni reali di chi viaggia e, per molti versi, mortificante per un territorio che punta sulla mobilità e sull’accoglienza.
La denuncia della Cgil e della Filt Cgil, infatti, non si ferma al danno pratico. Va oltre, e centra un nodo molto più delicato: la sicurezza. Quando un conducente arriva al casello e si accorge di non poter utilizzare la carta con cui pensava di pagare, entra in una zona d’incertezza. Si ferma, rallenta, cerca una soluzione, prova a capire come uscire da una situazione imprevista. Nel frattempo, alle sue spalle il traffico continua a scorrere. È così che si producono rallentamenti improvvisi, code, tensione, manovre affrettate e situazioni potenzialmente pericolose. Su un’autostrada tanto frequentata, tutto questo non può essere derubricato a semplice disguido. Apadula e Arpino lo dicono senza giri di parole: "Non si tratta di un guasto temporaneo o di un inconveniente passeggero". E ancora: "In un sistema autostradale moderno tutto questo non è tollerabile". Una presa di posizione che fotografa perfettamente il livello di esasperazione maturato attorno a una vicenda che, col passare dei mesi, ha assunto il profilo di una vera anomalia gestionale. Perchè se un’infrastruttura pubblica a pedaggio non è in grado di garantire forme di pagamento universali, semplici e accessibili, allora il problema non è solo tecnico: è di visione, di organizzazione e, inevitabilmente, di responsabilità.
Le richieste avanzate dai sindacati sono precise. La prima è il ripristino immediato dei principali circuiti di pagamento elettronico, a partire proprio da Visa e Mastercard. La seconda riguarda l’informazione agli utenti: le modalità di pagamento devono essere comunicate in modo chiaro, visibile e anticipato lungo tutto il tracciato, non relegate a una pagina web che molti automobilisti non hanno motivo di consultare prima di partire. La terza è l’apertura di un confronto vero con istituzioni e parti sociali, per affrontare la questione in modo strutturale e impedire che una simile situazione continui a scaricarsi sui cittadini. Il punto politico e civile della vicenda, in fondo, sta tutto qui. Non si può chiedere a cittadini e viaggiatori di muoversi dentro una rete autostradale che pretende efficienza nel riscuotere il pedaggio, ma non garantisce efficienza nelle modalità di pagamento. Non si può immaginare una Campania che vuole crescere sul piano turistico, logistico ed economico e poi offrire, in uno dei suoi snodi più delicati, un sistema che appare arretrato, chiuso, persino incomprensibile agli occhi di chi arriva da fuori.
In un tempo in cui molti viaggiatori usano quasi esclusivamente carte elettroniche e spesso non portano con sé denaro contante, una limitazione del genere suona come un’anomalia fuori dal tempo. Ecco perchè la protesta della Cgil assume anche un valore simbolico. Non riguarda soltanto il pedaggio non pagato, il ticket da regolarizzare o la trafila burocratica che ne consegue. Riguarda l’idea stessa di servizio pubblico, la dignità dell’utenza e il rispetto dovuto a chi percorre ogni giorno quella tratta per lavoro, per necessità o per scelta. Il bersaglio della denuncia è il gestore, la società Spn, ma il richiamo investe anche le istituzioni competenti, chiamate a vigilare e a intervenire. Perchè una simile situazione, protratta nel tempo, non è più giustificabile. La sensazione, sempre più diffusa, è che si sia superato il limite della tollerabilità. E che sia francamente vergognoso dover ancora discutere, nel 2026, del fatto che su un’autostrada strategica non siano accettate le carte dei circuiti più diffusi al mondo. Non è solo un disservizio: è il segno evidente di un sistema che scarica sugli utenti inefficienze che non dovrebbero nemmeno esistere. E quando un’anomalia diventa normalità, il rischio più serio è che qualcuno pensi perfino di poterla far passare come inevitabile. Non lo è. E non dovrebbe esserlo mai.
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