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Salernitana, tre punti pesanti ma segnali tattici ancora contraddittori: contro l'Altamura basta la rimonta, non ancora una struttura da play-off

24/03/2026

di Massimiliano Catapano

La Salernitana si prende il risultato, si riprende il terzo posto e mette in fila la terza vittoria consecutiva, ma sul piano tattico la serata con il Team Altamura lascia più interrogativi che certezze. All’"Arechi" (foto Us Salernitana) finisce 2-1: granata sotto dopo appena due minuti per l’autorete di Lescano sul tiro di Grande, poi rimonta costruita con il rigore trasformato dallo stesso attaccante argentino allo scadere del primo tempo e con il cross velenoso di Anastasio nella ripresa. In mezzo, l’espulsione di Curcio al 19’, episodio che ha indirizzato la partita e che ha consegnato alla squadra di Cosmi un lungo tratto di superiorità numerica, sfruttato però solo a metà sul piano del gioco. La chiave iniziale sta tutta nel sistema scelto da Cosmi. La Salernitana è partita con il 3-5-2: Matino, Golemic e Anastasio dietro; Cabianca e Villa sulle corsie; Tascone, Capomaggio e Di Vico in mezzo; Achik e Lescano davanti. Una disposizione pensata per dare ampiezza e densità interna, ma che nei primi minuti ha prodotto l’effetto opposto: squadra lunga, poco pulita nelle preventive, lenta nell’uscita sul portatore e vulnerabile appena l’Altamura ha alzato il ritmo tra le linee. Il vantaggio pugliese è nato proprio dentro questa fragilità: pressione non assorbita, gestione sporca dell’azione e retroguardia sorpresa troppo presto. Lo stesso Cosmi, nel dopogara, ha parlato di "partenza shock", ammettendo che l’idea era imporre subito ritmo e forza, ma che l’effetto reale è stato l’innervosimento dei suoi e la crescita di fiducia degli avversari.

L’espulsione di Curcio ha cambiato il quadro numerico, ma non ha risolto automaticamente i limiti strutturali della Salernitana. Da quel momento la squadra granata ha occupato con continuità la metà campo ospite, ma lo ha fatto in modo spesso prevedibile: sviluppo laterale, tanti cross, pochi uomini realmente tra le linee, ritmo non sempre abbastanza alto per disordinare un’Altamura che, pur in dieci, ha continuato a difendersi con ordine e a lasciare qualche spunto in transizione. Il pareggio arriva da un episodio, il rigore per il tocco di mano di Mbaye, e già questo racconta molto di una manovra che non è riuscita quasi mai a creare superiorità pulita dentro l’area attraverso combinazioni o attacchi codificati. Tascone colpisce una traversa, Capomaggio sfiora il gol, ma la sensazione dominante resta quella di una squadra che palleggia senza davvero graffiare con continuità. Nella ripresa la Salernitana ha avuto il pallone, il campo e l’uomo in più, ma ancora una volta non ha dato l’idea di controllare davvero il match sotto il profilo tattico. L’Altamura, pur ridisegnata dai cambi, è riuscita persino a farsi vedere in contropiede a inizio secondo tempo, segnale di una riaggressione granata non sempre efficace e di una circolazione ancora troppo leggibile. I cambi di Cosmi hanno aggiunto energie, non una vera svolta strategica: dentro Ferraris e Ferrari per aumentare peso offensivo, ma la produzione è rimasta legata soprattutto ai traversoni e alle seconde palle.

Non a caso il 2-1 nasce su una giocata episodica, il cross di Anastasio che sorprende Alastra e si infila sul palo lontano. È il goal che decide la partita, ma anche quello che certifica come la Salernitana abbia vinto più per pressione territoriale e perseveranza che per una superiorità tattica nitida. Ed è proprio qui che si apre il tema play-off. Una squadra che vuole davvero recitare un ruolo da protagonista non può accontentarsi del peso del risultato e ignorare la qualità della prestazione. La Salernitana ha mostrato carattere, ha saputo ribaltarla e ha avuto il merito di non perdere lucidità dopo l’avvio traumatico. Però, se si osserva la gara con la lente tattica, emergono ancora limiti evidenti: costruzione poco fluida, occupazione dell’ultimo terzo non sempre armonica, attacco posizionale spesso scolastico e dipendenza marcata dagli episodi. Cosmi ha avuto ragione quando ha sottolineato che gli episodi in questo campionato fanno la differenza, ma nei play-off proprio l’equilibrio delle partite impone qualcosa in più: riconoscibilità, pulizia, capacità di manipolare l’avversario. Contro l’Altamura sono arrivati i tre punti; per ambire a qualcosa di diverso dalla semplice comparsa, servirà invece una Salernitana più compiuta, più feroce nelle idee e meno casuale nella superiorità.

Redazione Sport - Salernitana -

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