

di Massimiliano Catapano
A poche ore dal voto del 22 e 23 marzo sul referendum costituzionale dedicato alla riforma della giustizia, il sindaco di Corbara, Pietro Pentangelo, rompe gli indugi e affida a una dichiarazione pubblica la sua posizione politica e istituzionale. La consultazione chiamerà gli italiani a esprimersi sulla conferma o meno della riforma che interviene sull’assetto della magistratura, dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri alla nascita di due distinti Consigli superiori della magistratura, fino alla previsione di un’Alta Corte disciplinare. Trattandosi di referendum costituzionale confermativo, non è previsto quorum. Nel merito del confronto, Pentangelo sceglie un tono chiaro, senza sfumature nè ambiguità, rivendicando il dovere di chi amministra una comunità di esporsi soprattutto nei passaggi più delicati. "Un sindaco deve essere una guida, soprattutto quando ci troviamo di fronte a questioni cruciali come quella di questo referendum", afferma il primo cittadino di Corbara, collocando la propria riflessione non soltanto sul terreno della politica, ma anche su quello della responsabilità pubblica.
Il punto di partenza, nelle parole del sindaco, è netto: "È evidente che una riforma del sistema giudiziario in questo paese è un’urgenza non più rinviabile". Un passaggio che non lascia spazio a equivoci e che, anzi, riconosce apertamente la necessità di intervenire su uno dei nodi più discussi del sistema istituzionale italiano, proprio mentre la campagna referendaria si avvia verso le sue ore decisive. Il referendum di domenica 22 e lunedì 23 marzo ruota infatti attorno a un progetto di revisione profonda dell’ordinamento giudiziario, sostenuto dal governo e contestato da chi ritiene che il testo non risolva i problemi reali della giustizia. Ma è nella valutazione della proposta concreta che Pentangelo marca la distanza più forte. "Tuttavia, la modifica proposta dal referendum appare grezza e inutile", osserva il sindaco, sintetizzando in poche parole un giudizio severo sul contenuto della riforma sottoposta agli elettori. Non una chiusura pregiudiziale all’idea di cambiamento, dunque, ma una critica precisa alla qualità dell’intervento normativo e alla sua efficacia.
Da qui la conclusione, formulata in maniera altrettanto esplicita: "Per questo motivo, io voterò No". Una scelta che inserisce anche Corbara, attraverso la voce del suo sindaco, nel dibattito nazionale che nelle ultime settimane ha acceso il confronto tra sostenitori del Sì e del No, tra chi considera la riforma un passaggio necessario per modernizzare il sistema e chi, al contrario, la giudica un impianto debole, approssimativo o persino controproducente. Le parole di Pentangelo arrivano dunque in un momento in cui il referendum sulla giustizia ha ormai assunto un peso che va oltre il quesito tecnico, trasformandosi in un banco di prova politico e istituzionale di rilievo nazionale. A Corbara, però, il messaggio del sindaco resta ancorato a una linea semplice e leggibile: la riforma della giustizia serve, ma non in questa forma. E il No, per il primo cittadino, diventa così non un rifiuto del cambiamento, bensì la richiesta di un cambiamento più solido, più meditato e più utile al Paese.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.