

di Massimiliano Catapano
La pressione nei reparti e, soprattutto, l’emergenza continua al Pronto soccorso costringono il "Ruggi" a giocare una nuova carta per provare a tamponare la carenza di camici bianchi. L’Azienda ospedaliera universitaria di Salerno ha infatti pubblicato un nuovo bando rivolto ai cosiddetti "gettonisti", aprendo in modo esplicito anche al reclutamento di medici specialisti già in pensione, purché non abbiano superato i 72 anni. È una scelta che fotografa con chiarezza il momento delicato vissuto dalla sanità ospedaliera salernitana. Di fronte alla difficoltà crescente nel garantire una copertura piena dei turni e un’assistenza costante ai pazienti, la direzione aziendale ha deciso di ampliare il più possibile la platea dei professionisti da coinvolgere. L’obiettivo è assicurare la presenza necessaria nei servizi più esposti alla sofferenza di organico, a cominciare proprio dal Pronto soccorso, da tempo in affanno per carichi di lavoro elevati e per una cronica insufficienza di personale.
Il nuovo avviso prevede la possibilità di impiegare i professionisti selezionati fino a 38 ore settimanali per ciascun incarico. Un dato che, da solo, restituisce il peso dell’emergenza e la necessità di reperire forze in tempi rapidi. La formula individuata resta quella della prestazione professionale retribuita "a gettone", dunque con compensi legati alle singole attività svolte e con incarichi da liberi professionisti. A dare il via libera a questa soluzione è stato il direttore generale ad interim Sergio Russo, chiamato a gestire una fase nella quale la priorità resta quella di non lasciare scoperti i servizi essenziali. La decisione di riaprire le porte anche a medici già usciti dal mondo del lavoro viene letta come una misura straordinaria, figlia di una situazione che da tempo presenta elementi di forte criticità.
Il ricorso agli specialisti in pensione, del resto, rappresenta una risposta emergenziale a un problema strutturale. Il nodo resta sempre lo stesso: trovare personale disponibile a sostenere ritmi pesanti, in contesti ad alta pressione e in reparti dove la domanda di assistenza non concede pause. Per il "Ruggi", come per molte altre realtà ospedaliere, la vera sfida non è soltanto coprire i turni nell’immediato, ma costruire condizioni capaci di rendere più stabile e attrattivo il lavoro in corsia. Nel frattempo, però, c’è l’urgenza quotidiana da affrontare. E allora il nuovo bando diventa, nei fatti, una risposta obbligata per evitare che le difficoltà di organico si traducano in ulteriori disagi per i pazienti e in un aggravio insostenibile per il personale già in servizio. Una soluzione ponte, forse, ma che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione lo stato di tensione in cui si muove oggi uno dei principali presìdi sanitari del territorio.
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