

di Massimiliano Catapano
A Nocera Superiore c’è un furto che pesa più di altri, perchè non racconta soltanto l’ennesimo episodio di criminalità predatoria, ma restituisce l’immagine di una città che, in una delle sue aree più simboliche, continua a mostrarsi vulnerabile, esposta, scoperta. È il furto d’auto avvenuto nella giornata di ieri nel parcheggio di via Mercato, zona da tempo segnalata per episodi analoghi, atti vandalici e presenze inquietanti. Stavolta, però, a subire il colpo sono state alcune giovani restauratrici impegnate nel cantiere di lavoro presso il Battistero, professioniste che ogni giorno raggiungevano quel luogo proprio per contribuire alla tutela di uno dei beni più identitari del territorio. La denuncia pubblica porta la firma di don Fabio Senatore, parroco della comunità di Santa Maria Maggiore e cittadino di Nocera Superiore, che ha affidato a un messaggio netto e doloroso tutta la propria amarezza, ma anche una richiesta precisa di intervento. Il tono non è quello della polemica gridata. È, al contrario, quello di chi conosce bene il peso delle parole e sceglie di usarle per dare voce a un disagio collettivo. Per questo il suo intervento colpisce: perché non difende soltanto le vittime del furto, ma allarga il discorso alla dignità stessa della comunità.
Nel suo appello, il sacerdote ricorda come quelle stesse restauratrici, appena lo scorso gennaio, avessero contribuito a sventare un tentativo di furto proprio al Battistero. Un dettaglio che rende la vicenda ancora più amara e più grave. Chi lavora ogni giorno per preservare un simbolo della città, chi mette competenze e impegno al servizio del patrimonio comune, si è ritrovato a pagare in prima persona il prezzo di una sicurezza che continua a fare acqua. È un corto circuito civile prima ancora che istituzionale. E diventa inevitabile, a questo punto, una domanda che pesa come un macigno: quante volte ancora si dovrà assistere agli stessi episodi prima che quell’area venga davvero sottratta alla disponibilità di ladri e vandali. Don Fabio Senatore, nel suo intervento, non cerca un colpevole da additare in maniera sommaria e non trasforma la sua denuncia in un atto d’accusa generico. Lo dice chiaramente: il suo non vuole essere un j’accuse sterile, inutile, incapace di produrre effetti. Vuole essere piuttosto un appello serio, fermo, pubblico, rivolto a istituzioni, forze dell’ordine, singoli cittadini e a tutti coloro che hanno responsabilità o possibilità d’azione. Ma proprio questa misura rende il messaggio ancora più tagliente. Perché quando si evita la propaganda e si resta ancorati ai fatti, i fatti diventano ancora più difficili da aggirare.
E i fatti dicono che il parcheggio di via Mercato continua a rappresentare un punto critico. Dicono che una zona che gravita attorno a un bene storico e culturale di assoluto rilievo viene da tempo percepita come insicura. Dicono che chi arriva a Nocera Superiore per lavorare, soggiornare o semplicemente visitare uno dei suoi luoghi più noti rischia di portarsi via, come primo ricordo, non la bellezza del patrimonio ma il senso di abbandono che lo circonda. È questa la "pessima immagine" della città richiamata dal parroco: non un’espressione di circostanza, ma la fotografia brutale di un danno che finisce per colpire tutti. Perchè una comunità non si misura solo da ciò che possiede, ma da come lo custodisce. E non basta vantarsi dei propri simboli se poi attorno a quei simboli manca una cornice di legalità visibile, costante, credibile. La sicurezza, in casi come questo, non è materia astratta né slogan da campagna permanente: è presenza, controllo, deterrenza, prevenzione. È capacità di far capire che in certi luoghi non può esserci spazio per l’impunità. E se gli episodi si ripetono, il tema dei controlli diventa inevitabilmente centrale. Non per alimentare una caccia alle responsabilità a effetto, ma per pretendere, con la massima trasparenza, che si dica cosa si sta facendo, cosa non ha funzionato finora e quali misure concrete si intendano adottare per impedire che il prossimo appello arrivi dopo un altro colpo.
Nel cuore del messaggio di don Fabio c’è proprio questa verità, espressa con parole semplici e forti: l’immagine di una comunità si costruisce anche garantendo sicurezza ai cittadini e accoglienza a chi vi soggiorna e lavora. Dentro questa frase c’è un’intera idea di città. C’è il rifiuto di considerare normali i furti ripetuti. C’è la consapevolezza che la tutela del territorio non passa soltanto dai restauri, dai convegni, dalle celebrazioni o dalle narrazioni autoassolutorie, ma anche dalla capacità di assicurare condizioni minime di serenità a chi quei luoghi li vive ogni giorno. Il sacerdote, nel concludere il suo intervento, ringrazia fin da ora istituzioni, forze dell’ordine, cittadini e quanti vorranno dare ascolto a una richiesta che, precisa, non parte da un singolo ma da un’intera comunità. Ed è forse questo il punto politico e civile più rilevante. L’appello non appartiene soltanto a don Fabio Senatore, né soltanto alla parrocchia di Santa Maria Maggiore. Appartiene a una città che non vuole continuare a commentare furti consumati, parabrezza infranti, auto sparite e allarmi tardivi come se si trattasse di un copione inevitabile.
Via Mercato, il Battistero, il lavoro delle restauratrici, il tentativo di furto sventato a gennaio, l’auto rubata ieri, l’appello pubblico del parroco-cittadino: ogni elemento di questa vicenda compone un quadro preciso. E dentro quel quadro c’è una richiesta che non può più essere rinviata o assorbita nelle formule di rito. Servono misure vere, vigilanza reale, risposte verificabili. Perché il degrado della sicurezza, quando si annida accanto ai luoghi simbolo, finisce sempre per diventare anche degrado dell’immagine, della fiducia e della credibilità di una città intera. E Nocera Superiore, questo biglietto da visita, non può più permetterselo.
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