

di Massimiliano Catapano
La vittoria sul Latina va letta soprattutto attraverso le trasformazioni tattiche imposte dagli episodi. Cosmi ha presentato una Salernitana inizialmente schierata con il 4-3-2-1, scelta nuova rispetto alle ipotesi della vigilia che portavano più verso il ritorno alla difesa a tre. In avvio i granata hanno cercato densità centrale, doppio raccordo sulla trequarti e una punta unica supportata da due uomini mobili tra le linee. La formazione ufficiale racconta bene l’idea: linea difensiva a quattro, trio di centrocampo con Capomaggio, Gyabuaa e De Boer, poi Achik e Ferraris dietro Lescano. Nel primo tratto di gara il senso del 4-3-2-1 era chiaro: occupare il centro, non allungarsi, e portare più uomini nella zona della rifinitura senza perdere copertura. I due trequartisti avevano il compito di accorciare sotto punta ma anche di rientrare dentro al campo, così da creare superiorità tra le linee e non lasciare Lescano isolato. In questo assetto la Salernitana ha trovato anche il vantaggio con Cabianca, segnale di una squadra partita con un piano tattico preciso e meno sbilanciato del solito.
La prima vera svolta arriva al 21’, quando Capomaggio viene espulso. Da quel momento il nuovo modulo di Cosmi, di fatto, finisce lì. Quattro minuti dopo entra Quirini al posto di Ferraris, cambio che serve chiaramente a riequilibrare la squadra. La mossa suggerisce una trasformazione verso un sistema più prudente, verosimilmente un 4-4-1 in non possesso: Achik si abbassa, i reparti si stringono, Lescano resta riferimento offensivo unico e la priorità diventa chiudere le corsie di passaggio al Latina. È una Salernitana meno elegante ma più corta, più bassa e più attenta alle scalate laterali. L’uscita di Ferraris per Quirini subito dopo il rosso è il dettaglio tattico che spiega meglio il cambio di spartito. Nel secondo tempo, nonostante l’inferiorità numerica, la Salernitana trova anche il 2-0 con Lescano. Qui si vede il lato più interessante della gara di Cosmi: la squadra non rinuncia del tutto a ripartire, ma sceglie momenti selezionati per verticalizzare. Il blocco resta basso, il centrocampo lavora più di schermatura che di costruzione, mentre gli uomini offensivi attaccano solo quando il recupero palla è pulito. Non è un calcio di controllo, è un calcio di sopravvivenza organizzata.
La seconda espulsione, quella di Golemic al 61’, cambia ancora tutto. A quel punto non esiste più un modulo "classico" da lavagna: la Salernitana entra in una fase di puro adattamento, molto vicina a un 4-4-0 o, nei momenti di massimo assedio, a una linea schiacciata davanti a Donnarumma con pochissima presenza offensiva. I granata rinunciano quasi del tutto alla pressione alta, difendono l’area, stringono il campo centralmente e invitano il Latina a sviluppare fuori, dove diventa più facile sporcare cross e seconde palle. Più che il possesso, contano le distanze: squadra corta, baricentro basso, protezione feroce della zona centrale. Per questo la partita di domenica va raccontata così: il nuovo modulo provato da Cosmi è stato il 4-3-2-1, ma la vera prova tattica è stata la capacità di abbandonarlo senza perdere ordine. Prima il tecnico ha cercato più qualità tra le linee e maggiore equilibrio centrale; poi, dopo il rosso a Capomaggio, ha corretto la squadra in una struttura più coperta; infine, in nove uomini, ha chiesto soltanto compattezza, sacrificio e difesa posizionale. La vittoria nasce proprio qui: non dalla bellezza del sistema iniziale, ma dalla rapidità con cui la Salernitana ha saputo cambiare modulo dentro la partita.
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