

di Massimiliano Catapano
L’Azienda ospedaliera dei Colli ha disposto la sospensione dal servizio di due dirigenti medici ritenuti coinvolti nella drammatica vicenda che ha sconvolto la città e l’intero Paese, quella del piccolo Domenico Caliendo. La decisione, formalizzata attraverso una nota, è arrivata dopo l’acquisizione degli atti relativi ai procedimenti disciplinari interni. Nel comunicato, l’azienda chiarisce che il percorso disciplinare per gli altri sanitari indicati come coinvolti prosegue secondo le regole previste dalla normativa vigente. E rivendica di essersi mossa "con tempestività" per ricostruire quanto accaduto, sottolineando di aver operato in trasparenza e nel pieno rispetto della legge. In altre parole: gli accertamenti amministrativi non si fermano qui, e la macchina interna continua a procedere, passaggio dopo passaggio, su tutti i profili che dovranno essere valutati. La sospensione, va ricordato, è un atto che incide sul piano lavorativo e organizzativo, ma non chiude - nè può chiudere - il capitolo più pesante: quello della verità e delle eventuali responsabilità, che resta nelle mani degli inquirenti. Sul fronte giudiziario, infatti, gli approfondimenti proseguono e sono attesi nuovi snodi tecnici: per martedì 3 marzo 2026 è indicato un passaggio procedurale cruciale come l’incidente probatorio, utile a fissare elementi tecnici destinati a pesare nell’impianto dell’inchiesta.
Ed è qui che la cronaca, inevitabilmente, si trasforma in domanda pubblica. Perchè, davanti alla morte di un bambino, la sospensione non può essere percepita come un punto d’arrivo: è, al massimo, un segnale iniziale. Nelle ore in cui la comunità si stringe nel dolore e cresce l’indignazione, prende corpo una richiesta netta, tagliente: se verranno accertati errori, omissioni o condotte colpose, non può bastare una misura interna. La risposta attesa, per molti, è una sola: la responsabilità penale, con pene proporzionate alla gravità dei fatti. Non "una punizione di facciata", ma conseguenze vere, fino al carcere, se le indagini dimostreranno colpe e nessi causali. L’azienda sanitaria, dal canto suo, mette in fila le formule dell’istituzione - trasparenza, rispetto delle procedure, atti acquisiti, provvedimenti adottati - ma il punto politico e morale resta: la fiducia, quando si spezza in un caso così, non si ricuce con una nota. Si ricuce soltanto con la chiarezza dei fatti, con nomi e responsabilità accertate nelle sedi competenti, e con la certezza che chi ha sbagliato - se ha sbagliato - paghi davvero.
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