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Salernitana, Cosmi: "Dedizione prima di tutto, chi non la mette non gioca". Faggiano: "Chi tocca la squadra tocca me, non siamo mercenari"

26/02/2026

di Massimiliano Catapano

Nella sala stampa dell’"Arechi" la Salernitana ha presentato in mattinata il nuovo allenatore, Cosmi, chiamato a raccogliere l’eredità lasciata dall’esonero di Raffaele e del vice Ferrari. Accanto a lui, il direttore sportivo Faggiano e l’amministratore delegato Pagano: una conferenza densa di concetti, con un messaggio comune che ha attraversato tutti gli interventi, dall’assunzione di responsabilità alla richiesta di unità, fino all’invito a non alimentare tensioni e voci considerate destabilizzanti. Pagano ha aperto ricordando l’uscita di scena del tecnico precedente e tracciando una linea netta sul momento del club: "Il primo pensiero è per Raffaele, per il lavoro svolto. Da oggi si apre una seconda fase con un allenatore importante". Poi il punto sulla stagione e sulla rosa: "La società non si è tirata indietro negli investimenti e ha costruito una squadra per competere. Siamo a ridosso del Catania: abbiamo fatto ciò che era necessario". E ancora, sul clima esterno e sulle indiscrezioni circolate nelle ultime ore: "Non c’è nulla di vero in quello che è stato scritto. In genere parlo poco, perché preferisco lavorare, ma adesso dobbiamo stringerci: tutti insieme per portare la Salernitana al massimo possibile".

Subito dopo è intervenuto Faggiano, con toni diretti e autocritici: "Se siamo qui, qualcosa l’ho sbagliato anche io. Abbiamo provato a ridurre gli errori, ma il calcio non è una formula. Con il presidente abbiamo cercato equilibrio". Il dirigente ha poi ricostruito il momento della scelta: "Non è stato semplice chiamare Raffaele, il calcio è anche questo. Però dobbiamo continuare sulla strada tracciata, spingendo la squadra". E ha aggiunto un passaggio sull’ambiente: "Le notizie uscite oggi non aiutano, rischiano di creare instabilità. I tifosi ci sostengono, è normale che siano arrabbiati: ma la squadra avverte questo clima". Cosmi si è presentato con un ringraziamento e con l’immagine di una chiamata accolta senza esitazioni: "Ringrazio la proprietà e Faggiano, il primo direttore che mi ha richiamato: significa che tra noi c’era rimasto un rapporto umano". Poi il legame con la piazza: "Quando venivo all’"Arechi" da avversario pensavo che allenare qui sarebbe stato gratificante. Quando avevo smesso di immaginarlo, è arrivata la chiamata: ho detto sì subito, è stata adrenalina pura". E la definizione della sfida: "Questa è una sfida vera, non una missione impossibile. Ne ho accettate anche di più dure: io voglio vivere il calcio fino in fondo".

Il nuovo tecnico ha insistito sul valore dell’organizzazione trovata e sul tema dei rapporti umani: "Nel calcio moderno si stanno perdendo le relazioni. Qui ho la possibilità di parlare con uomini, dalla dirigenza ai medici fino ai magazzinieri. Contano l’organizzazione e, ancora di più, la disponibilità: a Salerno ho trovato entrambe". E sulla figura del presidente: "Non sta a me giudicare il padrone, posso solo ringraziarlo. Ho percepito quanto sia dispiaciuto per la situazione della squadra". Cosmi ha poi chiarito il concetto che ha voluto mettere al centro fin dal primo giorno: "Non basta l’impegno: voglio dedizione. È un attaccamento più profondo, qualcosa che va oltre il dovere. È ciò che pretendo da me e dai calciatori". E ha scandito una regola: "Chi non mette dedizione per questa maglia, non gioca. Questa casacca è un privilegio". Uno sguardo anche al rapporto con la tifoseria: "Se la gente non è soddisfatta, vuol dire che ama questa squadra. E l’amore, spesso, ti rende irrazionale: dobbiamo capirlo". Infine, un messaggio personale: "Chi pensa di trovare un allenatore 'vecchio' si sbaglia".

Entrando nel campo, Cosmi ha spiegato il suo approccio immediato: "Prima di tutto serve sostegno emotivo. La tattica viene dopo. Gli uomini vanno in campo e devono portare le caratteristiche giuste". Sulla condizione mentale del gruppo: "Quando vivi certi momenti ti sembra di non correre: spesso non è un problema fisico, è soprattutto mentale. Io ho l’occhio per capire se una squadra sta bene o sta male. I calciatori devono ascoltare, anche se non per forza devono essere d’accordo con me". Quanto alle scelte tecniche, il mister ha frenato su qualsiasi certezza: "Adesso è impensabile avere sicurezze. Sono gli interpreti che determinano lo stile". Ha portato un esempio dal passato: "A Perugia, contro la Salernitana, ho cambiato anche in base ai giocatori. In un periodo ho giocato tanto a tre perchè quel gruppo lo permetteva". Guardando alla rosa attuale: "Qui vedo calciatori che possono fare bene il 3-5-2. Ho notato Capomaggio utilizzato in ruoli diversi: ora non c’è tempo per esperimenti, dovrà essere chiaro dove può rendere di più". E una promessa di realismo: "Se partiamo con un modulo contro il Catania, non significa che ci resteremo fino alla fine".

Sul valore della squadra, Cosmi ha parlato senza giri di parole: "Mi sono fatto un’idea iniziale e sono rimasto sorpreso. Il gruppo è costruito bene, sembra una rosa che non appartiene alla Serie C. Ci sono qualità per avvicinarsi alle prime". Ha riconosciuto anche il lavoro di chi lo ha preceduto: "Se la squadra è in alto non vuol dire che prima si sia lavorato male. Il calcio lo giudicano i risultati, ma non ho visto macerie". Quindi l’obiettivo: "Voglio fare più punti possibile. Abbiamo potenzialità per chiudere bene la stagione". Il tema della gestione del gruppo è stato affrontato con un discorso di spogliatoio: "Quando cambia l’allenatore, i calciatori vivono una 'livella': si riposizionano tutti". E sul rapporto tra titolari e panchina: "Chi non gioca non sarà mai felice, succede ovunque. Ma il campo è l’unico modo per dimostrare. Nessuno deve sentirsi proprietario della maglia". Con una puntualizzazione: "Dire che sono tutti uguali è una bugia: c’è chi per carriera o status ha qualche piccola prerogativa. Però nessuno è intoccabile". E un invito ai meno impiegati: "Chi sta fuori deve capire che può cambiare il suo destino". Cosmi ha anche raccontato il retroscena del contatto con la società: "Il colloquio per venire qui l’ho fatto su un regionale, in mezzo ai vagoni". E sul suo staff: "C’era bisogno di un collaboratore: quando mi hanno proposto Scurto mi sono informato, e tutti me ne hanno parlato come di una grande persona. In questi momenti serve un vero uomo di campo: sono felice di averlo con me". Su alcuni singoli, ha citato Golemic: "È un professionista e una bella persona, sono contento di averlo ritrovato. Ma anche lui, come tutti, deve guadagnarsi la maglia. Conoscere il ruolo a volte non basta".

A un passaggio si è inserito ancora Faggiano, ricostruendo le ore della scelta: "C’era una lista ampia di allenatori. Fino alla sera prima eravamo ancora incerti sull’esonero, ma io avevo già sentito Cosmi per capire se ci fosse disponibilità". E sulla libertà d’azione: "Il presidente mi ha dato carta bianca sul piano economico, ma Cosmi non ha fatto richieste particolari: aveva soprattutto voglia di allenare Salerno". Pagano è tornato poi sul presidente e sul tema contestazione: "Iervolino è quello che ha investito di più a Salerno: i numeri lo dicono. È la prova della sua volontà di vincere". E ha aggiunto: "In alcuni momenti è stato bersaglio di contestazioni pesanti, a volte anche ingenerose. I risultati non lo hanno premiato, ma gli investimenti per la squadra non si possono negare". Quindi un invito a cambiare registro: "Dobbiamo trasformare questo tifo in energia positiva, evitando critiche distruttive e notizie che cercano di spaccare l’ambiente. Se si fosse più attenti a non alimentare falsità, avremmo più tifosi dalla nostra parte: e sarebbe un vantaggio per la squadra". Nel finale, Pagano ha usato una metafora per parlare del rapporto con la curva: "Non credo che i tifosi siano davvero lontani. La squadra è come un marito che tenta di riconquistare la moglie: c’è rabbia, ma l’amore non sparisce". E ha promesso iniziative: "Noi vogliamo i nostri sostenitori accanto e ogni settimana proviamo a coinvolgerli con iniziative".

Faggiano ha chiuso con un intervento che ha mescolato campo, sentimenti e identità: "Inglese ha attraversato un periodo di difficoltà anche dal punto di vista motorio, poi ci ha emozionato perché è tornato a correre: è un uomo enorme, fondamentale nello spogliatoio". Quindi la lettura tecnica: "Tutti sanno che la squadra è forte. Prendo la trasferta di Cerignola: abbiamo perso, ma nel secondo tempo abbiamo colpito legni e creato tanto. Vuol dire che intensità e forza fisica ci sono". Infine la difesa della società e della città: "Io difendo la società, ma difendo anche Salerno. I tifosi hanno il diritto di contestare, soprattutto dopo aver sostenuto per tutta la gara. L’importante è non destabilizzare: fa male alla Salernitana". E la dichiarazione più personale: "Voglio portare a termine il mio lavoro con passione. Non sono un mercenario. Ci danno degli incompetenti, ma chi tocca la Salernitana tocca me: per me è come una figlia. Noi ci mettiamo sempre la faccia, vorrei che lo facesse anche chi parla nascosto". Il nuovo corso granata riparte dunque da un patto chiaro: dedizione, responsabilità e un ambiente da proteggere. La panchina è cambiata, il messaggio è stato consegnato alla città: adesso, per Cosmi, la risposta dovrà arrivare dove conta davvero, sul campo.

Redazione Sport - Salernitana -

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