

di Massimiliano Catapano
Il pomeriggio dell’"Arechi" è pesante come il silenzio che l’ha accompagnata. La sconfitta contro il Monopoli non è soltanto un passo falso: è un segnale che accende interrogativi profondi. A metterci la faccia è Daniele Faggiano, che si presenta ai microfoni di LiraTv con un tono diretto, quasi spoglio, lontano da ogni diplomazia. "Penso che adesso non è facile parlare. Vengo io, ci metto le parole che servono a poco in questi momenti. Oggi dovevamo fare i fatti ed invece siamo qua a parlarne". L’amarezza è evidente, così come la consapevolezza che qualcosa si è inceppato: "Così non andiamo da nessuna parte, tutti ci dobbiamo dare una svegliata. La colpa non è solamente di uno per i punti persi in questo modo". Il direttore sportivo non nasconde il proprio stato d’animo: "Oggi sono negativissimo, non riesco ad essere ottimista". Poi il confronto con gli avversari, che suona come una fotografia impietosa del momento granata: "Merito al Monopoli, il Giugliano e le altre squadre contro cui abbiamo giocato, ma sembrano che vadano quasi ad una velocità doppia. Non sembriamo una squadra schiacciasassi, sembra che dobbiamo soffrire".
Faggiano torna anche su Cava, ammettendo un errore che pesa ancora: "A Cava io ho sbagliato, ma volevo sbagliare in positivo e probabilmente ho sbagliato il modo. Forse solamente io volevo alzare l’asticella, ma dovevano farlo tutti". Il tema centrale è inevitabile: il futuro di Giuseppe Raffaele. Il ds non si sottrae ma non anticipa decisioni: "Vedremo su Raffaele. Io non ho difeso lui, io ho difeso il lavoro e cerco sempre di essere positivo. Non è sempre colpa dell’allenatore". Per spiegarsi utilizza un paragone netto: "Se vado all’Università e faccio un esame con un professore antipatico, io darei il massimo e non mi farei bocciare". La linea della società, almeno per ora, è quella della riflessione: "Io, insieme a Iervolino, Milan e Pagano non possiamo fare altro che motivarli. Adesso ragioneremo tra di noi, non ci facciamo prendere dal panico. A freddo è dura prendere decisioni, non voglio riprendere l’errore di Cava. Sapevo che stavo sbagliando, ma volevo dare una scossa a tutti. Dobbiamo essere sempre preparati a tutto".
C’è spazio anche per il rapporto con l’ambiente, sempre più teso: "Io ce l’ho con me stesso, sento i tifosi e li capisco. Io non capisco la contestazione al presidente, ma verso di me si. Parlo sempre con Iervolino, ma oggi vengo a parlare perchè non mi tiro indietro. Dobbiamo riflettere. Io ci tengo e ci credo". Le sue parole aprono un bivio. La riflessione su Raffaele è reale e imminente, ma la crisi della Salernitana non può essere letta soltanto attraverso la lente della panchina. Quando una squadra appare lenta, fragile, incapace di imporre il proprio ritmo, le responsabilità attraversano l’intero progetto tecnico. Il mercato di riparazione - al netto dell’arrivo di Lescano - non ha cambiato il volto della squadra come ci si attendeva. E allora, se davvero si vuole voltare pagina, la riflessione dovrà essere totale: sull’allenatore, certo, ma anche sulla costruzione della rosa e sulle scelte dirigenziali. A Salerno non si accetta la presunzione, si chiedono risposte. E se la scossa dovrà arrivare, non potrà essere parziale.
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