

di Massimiliano Catapano
Un’altra storia di sanità che funziona, e che parla il linguaggio dei fatti, arriva dall’AOU "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno. Nelle sale operatorie dell’ospedale salernitano, la UOC Clinica Neurochirurgica diretta dal professor Giorgio Iaconetta ha portato a termine con successo un intervento di altissima complessità: l’asportazione di un tumore estremamente raro della base cranica in un paziente sessantenne della provincia di Salerno. La neoplasia, comunemente nota come “neurinoma dell’acustico”, è una patologia con un’incidenza bassissima: si stima un caso ogni 100mila abitanti, circa dieci su un milione di persone. Numeri che, da soli, restituiscono la misura di quanto sia delicato muoversi su un terreno clinico dove esperienza, tecnica e tecnologie non sono un’opzione, ma una necessità. Il punto, però, è che questo tipo di tumore non "fa rumore" subito. Anzi: si presenta spesso con segnali ingannevoli, quotidiani, facilmente scambiabili per altro.
È lo stesso professor Iaconetta a chiarirlo senza giri di parole: "Questa particolare condizione è spesso misconosciuta e subdola, soprattutto perché esordisce inizialmente con sintomi apparentemente banali come ronzii persistenti alle orecchie (acufene), vertigini e instabilità". Eppure, quando la massa cresce, il quadro può cambiare radicalmente. "Con la progressiva crescita della massa tumorale possono comparire disturbi sempre più importanti: perdita dell’udito fino alla sordità, compromissione del nervo facciale, vertigini invalidanti e, nei casi più gravi e trascurati, conseguenze potenzialmente letali", spiega il direttore della Neurochirurgia. Il rischio, aggiunge, è proprio quello di restare intrappolati nella sottovalutazione iniziale: "Poichè i primi segnali vengono frequentemente attribuiti a stress, traumi all’orecchio o a un semplice tappo di cerume, la diagnosi può risultare tardiva".
Nel caso del paziente salernitano, dopo una fase fatta di esami, attese e comprensibili momenti di incertezza, si è arrivati a individuare la rara neoplasia localizzata alla base del cranio: una sede anatomica delicatissima, che rende ogni passaggio chirurgico tecnicamente impegnativo e ad alto rischio. L’intervento è stato eseguito da un’équipe multidisciplinare guidata dal professor Iaconetta, con il contributo determinante di specialisti, anestesisti, infermieri e tecnici. Un lavoro corale, costruito su competenze specifiche e sull’impiego di tecnologie avanzate presenti nelle sale operatorie del "Ruggi". Un risultato che, in termini clinici e organizzativi, rafforza il profilo dell’ospedale salernitano come struttura capace di allinearsi ai migliori standard nazionali, soprattutto quando la sfida è complessa e i margini di errore non esistono. Nel decorso post-operatorio il paziente ha manifestato un disturbo temporaneo del nervo facciale, legato alla necessaria manipolazione delle strutture nervose durante l’intervento. Un passaggio che non viene nascosto e che, anzi, viene spiegato con trasparenza: oggi quel disturbo risulta completamente superato.
E a raccontare il senso più profondo di questa vicenda sono le parole, dirette e cariche di gratitudine, del paziente: "In seguito alla diagnosi ho pensato di morire, ma il professor Iaconetta mi ha restituito una nuova vita". Poi l’affidamento totale, maturato fin dall’inizio: "Sapevo che sottoponendomi a questa operazione avrei corso dei rischi, ma dal primo momento mi sono affidato a lui e alla sua équipe, dotata di grande abilità e di una rara umanità". Infine, il dato che sorprende e dà la dimensione dell’efficacia del percorso: "Oggi mi sento benissimo. Dopo appena quattro giorni di degenza ero già a casa con la mia famiglia. Ho tanta speranza e posso raccontare tutto questo con profonda gratitudine: la competenza, la dedizione e la professionalità che ho trovato al "Ruggi", nel mio caso, considerato raro e grave, hanno fatto davvero la differenza". Nella foto che accompagna la nota, il professor Giorgio Iaconetta è ritratto insieme al paziente operato, alla sua sinistra: uno scatto semplice, ma che racchiude il senso di un traguardo difficile, raggiunto con precisione clinica e umanità. E che, ancora una volta, riporta Salerno e il "Ruggi" al centro di una narrazione concreta di eccellenza sanitaria.
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