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Pagelle Cavese-Salernitana: Achik accende e inventa, Molina lotta fino all’ultimo ma la ripresa spegne i granata

14/02/2026

di Massimiliano Catapano 

Pagelle Cavese-Salernitana: Achik accende e inventa, Molina lotta fino all’ultimo ma la ripresa spegne i granata

Un tempo a trazione Salernitana, poi il blackout: Donnarumma non dà certezze, la difesa balla sui dettagli e Raffaele resta a guardare mentre la Cavese cresce e si prende il pari.

Pagelle Salernitana

DONNARUMMA 5,5
Sui palloni alti continua a trasmettere quella sensazione di precarietà che contagia il reparto: mezze uscite, letture incerte, comunicazione ridotta al minimo. Il rinvio che si trasforma in un invito a nozze per gli avversari è il simbolo di una gestione non pulita, quasi ansiosa. Sul destro di Minaj si “accartoccia” più che distendersi, mentre sul colpo di testa decisivo non è impeccabile: forse coperto, forse sorpreso, ma la porta sembra sempre troppo grande per chi deve difenderla. Serata senza la scossa che serviva.

BERRA 6
Partita di mestiere e concentrazione: dalle sue parti la Cavese non sfonda con continuità e lui tiene la posizione con ordine, leggendo bene le scalate e sporcando le linee di passaggio. Resta però quel mezzo tempo di ritardo sulla palla inattiva che diventa un campanello d’allarme. Il problema fisico lo costringe ad alzare bandiera bianca nel momento in cui la gara stava cambiando temperatura.

MATINO 5 (dal 24’ st)
Entra quando la partita pretende personalità e scelta pulita, ma finisce per accompagnare l’inerzia negativa. La squadra si sbilancia, è vero, però lui non riesce a dare né aggressività né ordine: qualche lettura in ritardo, qualche appoggio banale, nessun segnale di “cattiveria” agonistica. Un cambio che non sposta.

CAPOMAGGIO 6
Nell’avvio di aggressività blufoncé la linea granata è costretta a schiacciarsi e lui, più che impostare, deve sopravvivere. Alterna interventi puntuali a qualche lancio forzato di troppo, figlio della pressione e della mancanza di soluzioni vicine. Non crolla, ma non guida. Prestazione dignitosa, senza firma.

ARENA 5
Parte con attenzione nei duelli: usa il fisico, chiude, prova a farsi sentire. Ma spesso esagera, commette falli evitabili e soprattutto paga caro l’episodio decisivo: su Minaj si perde completamente, come se per un attimo sparisse la marcatura, il tempo, il riferimento. In partite così il dettaglio è tutto: e quel dettaglio è un macigno.

LONGOBARDI 5,5
Soffre l’avvio “a tavoletta” di Macchi, che lo costringe a rincorse e correzioni continue. Poi, quando prende le misure, prova a spingere con costanza, cercando ampiezza e cross, mettendo anche coraggio nella prima frazione. Il problema è la ripresa: rientra più prudente, quasi trattenuto, e la sua spinta si spegne proprio quando la Salernitana avrebbe avuto bisogno di campo e di respiro.

GYABUAA 5,5
Primi minuti sottotraccia, poi cresce: prende le misure al pressing, si fa vedere, prova a dare continuità alla manovra. Ma la sua partita segue la curva della squadra: nella ripresa cala di intensità e lucidità, fatica a tenere le distanze e perde qualche seconda palla che pesa. Non basta “esserci”: serve imporsi.

DE BOER 6,5
Nel primo tempo è uno dei pochi a dare senso alle cose: cuce, raddoppia, intercetta, riparte. Fa il lavoro sporco con pulizia, muovendo il pallone con criterio e schermando le linee interne. Poi, però, la benzina finisce: nella ripresa perde lucidità, si lascia trascinare nel caos, sbaglia qualche scelta semplice. Resta comunque tra i migliori per impatto complessivo.

VILLA 5
L’ex Ubani gli porta addosso ritmo e coraggio, e lui finisce spesso in affanno. In fase offensiva resta al minimo sindacale: poche sortite, pochissime giocate che aprano il campo, scarsa continuità nel supporto. Se l’idea era “tenere” e ripartire, il “tenere” non riesce e il “ripartire” non nasce mai.

MOLINA 6
È quello che dà la sensazione di giocare ogni pallone come fosse l’ultimo: si sbatte, si incastra nei duelli, cerca la porta anche quando il pallone è sporco e ben difeso. L’occasione contro Boffelli racconta la sua fame. Poi c’è il pallone perso che dà origine all’azione del pari: episodio che grida vendetta perché il contatto sembra evidente, ma anche qui la Salernitana si ferma troppo a protestare e troppo poco a “ricomporsi”. Nel complesso, generoso e determinante per atteggiamento.

Achik 6,5
Pronti via e prende botte, ma non si spegne: anzi, si accende. È il giocatore che crea scompiglio con la vivacità, che rompe le linee con accelerazioni e cambi di passo, che mette palloni tagliati e velenosi in area costringendo la difesa a scelte scomode. Dal suo piede nasce l’azione che porta al gol e su punizione sfiora anche il colpo pesante. Quando “sgasa” palla al piede diventa imprendibile: il problema è che resta troppo spesso un’isola in mezzo al silenzio della ripresa.

TASCONE 5 (dal 36’ st)
Ingresso senza scossa: non alza i giri, non morde, non porta nemmeno quella rabbia da finale che serve per proteggere un risultato o per tentare l’ultimo strappo. In una gara che chiedeva nervo e presenza, resta ai margini.

LESCANO 6,5
La sua presenza crea apprensione: fisico, spalle alla porta, duelli che spostano gli equilibri. Nel primo tempo lavora bene anche da “sponda”, e poi è lucido nel farsi trovare dove conta per la zampata che sblocca. Nella ripresa, però, si eclissa: pochi palloni giocabili, poche ricezioni utili, quasi sempre lontano dalla zona calda. Mezzo voto in più lo meriterebbe per il gol, ma la partita è fatta di due tempi: e nel secondo non lascia traccia.

FERRARI s.v. (dal 36’ st)
Pochi minuti, nessun elemento sufficiente per giudicare.

Allenatore

RAFFAELE 4,5
Il film è ormai ricorrente: un tempo discreto, poi il vuoto. La Salernitana rientra dagli spogliatoi e sembra rinunciare a cercare la seconda rete, quella che chiude i conti e spegne lo stadio. Invece arretra, perde campo, perde coraggio, perde idee. L’episodio arbitrale sul pari può far rumore, ma non può diventare l’alibi unico: ai punti la Cavese cresce, spinge, ci crede di più, mentre i granata guardano la partita scivolare via. E l’immobilità della panchina finisce per essere la fotografia più impietosa: squadra senza reazione, senza piano B, senza “cattiveria” nella gestione del vantaggio.

Redazione Sport - Salernitana -

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