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Ruggi, la continuità che convince: Sergio Russo alla guida e la scelta che la Regione è chiamata a rendere definitiva

13/02/2026

di Massimiliano Catapano

Il cambio al vertice del "Ruggi d’Aragona" si è consumato in modo netto e con una data che segna uno spartiacque: dal 1° febbraio 2026 le dimissioni di Ciro Verdoliva sono state accolte, chiudendo anzitempo il suo mandato alla guida della principale realtà sanitaria salernitana. Un passaggio istituzionale, certo, ma anche un momento delicato per una struttura che vive di equilibri interni, continuità operativa e capacità di governo quotidiano. Per evitare vuoti e incertezze, la Regione ha scelto la strada più lineare: affidare la guida pro tempore a Sergio Russo, già direttore amministrativo, con il compito di garantire piena funzionalità in attesa della nomina definitiva del direttore generale. Una soluzione nata come temporanea, ma che, col passare dei giorni, sta assumendo un valore ben più sostanziale: quello di una gestione che, nei fatti, sta reggendo e sta offrendo segnali concreti di affidabilità.

È qui che la riflessione diventa inevitabile. Perchè l’iter per la nomina piena è un passaggio formale che nessuno mette in discussione, ma la realtà spesso chiede risposte prima dei timbri. E in una grande azienda sanitaria, la parola che pesa più di tutte è "stabilità": nelle decisioni, nella catena di comando, nella tenuta dei rapporti interni, nella capacità di tenere insieme le esigenze organizzative e quelle umane senza generare scosse che poi ricadono su chi lavora e su chi ha bisogno di cure. Secondo quanto riferiscono diversi addetti ai lavori e osservatori che seguono da vicino la fase di transizione, l’impostazione scelta da Russo sta lasciando un’impressione nitida: gestione ordinata, presenza costante, ascolto, attenzione al clima interno, con un profilo che unisce competenza amministrativa e sensibilità nei rapporti. Il risultato, dicono, è un equilibrio che appare più solido di quanto ci si aspetterebbe in una fase di reggenza, solitamente vissuta tra attese, frizioni e passaggi interlocutori.

In sostanza, mentre la macchina istituzionale fa il suo corso, il "Ruggi d’Aragona" non è rimasto sospeso. Al contrario, prosegue con una guida riconoscibile e con un’impostazione che viene giudicata da molti impeccabile nei toni e nei metodi. Dettaglio tutt’altro che secondario: in un contesto complesso, dove ogni giorno vale doppio, la differenza la fa chi riesce a tenere la rotta senza strappi, senza slogan e senza tensioni superflue. Ed è qui che la domanda, più che politica, diventa di puro buonsenso amministrativo. Se la reggenza sta funzionando, se la figura individuata per traghettare il "Ruggi d’Aragona" sta dimostrando capacità gestionali e umane tali da raccogliere fiducia operativa e consenso interno, quale sarebbe il vantaggio di cercare altrove, rischiando di rompere un equilibrio che oggi regge. La metafora, in questi casi, è semplice e parla chiaro: quando una squadra ha già in casa il giocatore che cambia la partita, continuare a guardare il mercato può diventare un esercizio sterile. Il punto non è "accelerare" per impulso, ma riconoscere ciò che è già davanti agli occhi e trasformarlo in scelta, prima che l’attesa diventi incertezza.

Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha davanti una responsabilità che va oltre la formalità dell’atto. La scelta del direttore generale non è una casella da riempire: è il segnale che indirizza una stagione. In questa prospettiva, la continuità può essere una leva di rilancio, non un ripiego. Verdoliva aveva impostato un percorso orientato a riportare il "Ruggi d’Aragona" ai livelli di eccellenza attesi. Oggi quel filo non si è spezzato: sta proseguendo con una gestione che, secondo chi vive la struttura quotidianamente, appare concreta, solida, persino sorprendente per efficacia in un tempo così breve. Per questo, la scelta che attende la Regione somiglia più a una verifica di realtà che a un rebus. In un percorso di rinascita, la prima cura è non destabilizzare ciò che sta già funzionando. E se il "cavallo vincente" è già in scuderia, la decisione più coraggiosa può essere anche la più lineare: dare piena legittimazione a chi, nei fatti, sta già guidando con risultati e credibilità.

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