

di Massimiliano Catapano
Una città intera si è fermata. Sarno ha accompagnato in un silenzio carico di lacrime e rispetto l’ultimo saluto a Gaetano Russo, il panettiere ucciso nel suo negozio mentre tentava di difendere la figlia. Oggi, 11 febbraio, il Duomo di Episcopio è diventato il cuore di un dolore collettivo che ha travalicato le mura della chiesa e si è riversato nelle strade, tra sguardi bassi, abbracci e magliette bianche con una scritta nera, semplice e potente: "Giustizia per Gaetano". La bara, accolta da un lungo applauso, è stata portata all’interno del Duomo tra due ali di folla. Volti segnati dalla commozione, commercianti con le serrande abbassate, famiglie, giovani e anziani. Tutti uniti da un senso di sgomento che ha trasformato la cronaca in una ferita aperta. All’esterno, centinaia di persone hanno atteso in silenzio, stringendosi attorno alla famiglia Russo, in un clima che ha ricordato come la comunità sarnese sappia ancora farsi coro quando il dolore diventa di tutti.
Gaetano Russo, per molti "il fornaio del quartiere", era un volto familiare, una presenza quotidiana fatta di gesti semplici e lavoro onesto. Un uomo che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe perso la vita tentando di proteggere la figlia dall’aggressione di Andrea Sirica, 35 anni, fermato e arrestato poco dopo con l’accusa di omicidio. La dinamica è ora al vaglio della magistratura, mentre la città attende risposte e verità. Durante la funzione funebre, il raccoglimento è stato assoluto. Le parole pronunciate dall’altare hanno evocato il senso più profondo di una perdita che non si misura solo in termini personali ma civili. "Oggi Sarno non piange soltanto un uomo, ma un padre, un lavoratore, un simbolo di protezione e dignità", ha ricordato il celebrante, invitando alla riflessione e alla vicinanza concreta verso i familiari. Fuori dal Duomo, lo striscione "Giustizia per Gaetano" è rimasto sospeso come una promessa e una richiesta. Non uno slogan gridato, ma un appello composto, rivolto alle istituzioni e alla magistratura affinchè la verità giudiziaria faccia il suo corso nel rispetto della memoria di una vita spezzata.
La comunità ha risposto con il linguaggio più forte: la presenza. Il messaggio di solidarietà alla famiglia Russo è stato unanime. Abbracci, strette di mano, lacrime trattenute a fatica. In molti hanno ricordato Gaetano come un uomo gentile, sempre pronto a una parola buona, a un saluto all’alba davanti al forno acceso. Un’esistenza fatta di lavoro e sacrificio, interrotta in modo tragico, che oggi lascia Sarno più fragile e più consapevole. La città, ora, chiede rispetto, giustizia e memoria. E mentre il feretro lasciava il Duomo, accompagnato dal suono lento delle campane, Sarno ha salutato uno dei suoi figli con la dignità che spetta a chi, fino all’ultimo, ha scelto di difendere la propria famiglia. Una comunità ferita, ma unita, si stringe attorno ai Russo. Nel silenzio, nella preghiera, nella promessa di non dimenticare.
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