

di Massimiliano Catapano
La Salernitana riparte, vince e soprattutto ritrova un punto fermo: la convinzione del suo allenatore. Giuseppe Raffaele, dopo il successo sul Casarano e il primo gol in granata di Molina, ha scelto la strada della lucidità, senza alzare la voce ma alzando il livello del messaggio. Dentro le sue parole c’è tutto: la gestione del momento, la difesa del lavoro quotidiano, l’orgoglio per un gruppo che non si scompone e la promessa di non arretrare di un millimetro davanti alla contestazione. "Faccio i complimenti ai ragazzi: hanno fatto una partita di spessore e si sono dimostrati uomini veri, oltre che calciatori", ha detto ai microfoni di Lira TV. "Molina lo vedo in crescita costante: sapevo che mi avrebbe garantito una prestazione importante, almeno per un’ora buona. Sono convinto che, giocando, arriverà presto ad avere i 90 minuti nelle gambe. Ma voglio sottolineare la prova di tutta la squadra, non di un singolo". Raffaele ha poi ricostruito l’andamento del match, soffermandosi sul tratto chiave della ripresa: "A inizio secondo tempo abbiamo avuto diverse occasioni per chiuderla. Poi è arrivato l’episodio del rigore tolto al Casarano: per me non c’era. Questo campionato è complicato, ogni partita è una storia a sè: basta guardare che il Cerignola ha pareggiato a Catania. Avevamo di fronte una squadra con qualità davanti, ma siamo stati bravi nella preparazione: abbiamo limitato Chiricò e la scelta di impostare la gara per togliergli spazio ci ha dato ragione".
Il punto, però, è soprattutto la narrativa che l’allenatore non accetta: la parola "crisi". Raffaele la respinge con i numeri e con il peso specifico del lavoro. "Nelle ultime cinque partite abbiamo fatto 10 punti: non voglio sentire parlare di crisi”, ha scandito. “Per vincere bisogna sudare sempre, non esiste altro modo. E ci tengo a ribadire una cosa: il rapporto tra me e la società è solido. Due settimane fa l’ho detto e lo ripeto: questa stagione non è finita, abbiamo ancora la speranza di arrivare in alto. È chiaro che non dipende tutto da noi: c’è un Benevento che sta andando fortissimo, quasi a ritmo-record. Ma noi dobbiamo giocare fino in fondo le carte che abbiamo". Il pre partita non è stato tenero, e Raffaele non lo nasconde. Lo inquadra, lo accetta, ma pretende una risposta sul campo. "Sono una persona equilibrata: nel calcio le contestazioni fanno parte del gioco", ha spiegato. "Dobbiamo fare di tutto per trasformare i fischi in applausi. Io non mi tiro indietro: non mollerò, lavorerò fino alla fine. E sono fiducioso: voglio trasmettere questa fiducia al gruppo". Concetti ribaditi anche in conferenza stampa, con una sottolineatura netta sui "rumors" e su certe letture esterne che, a suo dire, hanno superato il limite: "Sono molto soddisfatto, perchè almeno si mettono a tacere voci assurde. Mi infastidisce quando si prova a mettere in dubbio l’integrità dei rapporti dentro la squadra. Io sono sereno: il mio rapporto con il gruppo e con la società è ottimo".
E ancora, tornando sul percorso recente: "Abbiamo fatto 10 punti nelle ultime cinque, ma ci portiamo dietro il rammarico per alcune situazioni: il primo tempo a Cerignola, e la partita col Giugliano che andava chiusa. Però la squadra aveva voglia di reagire e stasera lo ha dimostrato". Raffaele ha anche "letto" la corsa al vertice, riconoscendo la forza di chi sta davanti: "Bisogna applaudire il Benevento: in questo momento è un rullo compressore. Il Cerignola ha pareggiato a Catania, e io guardo tutto con attenzione: questa vittoria è importante, va interpretata bene. Non è semplice giocare con questa pressione e con questa fame di vincere, ma i ragazzi hanno risposto. Contro avevamo qualità e un giocatore forte come Chiricò: siamo riusciti a raddoppiarlo. E questo dice tanto del lavoro". Capitolo Molina, approfondito con dettagli tecnici e strategici: "Quando il direttore me lo ha proposto ne abbiamo parlato e la scelta è stata condivisa", ha rivelato. "È un attaccante d’impatto, con senso del goal, ma soprattutto è uno che senza palla ti aiuta tantissimo. Aveva avuto un piccolo problema col Siracusa che lo aveva frenato, ma questa settimana si è allenato bene e ha fatto 75 minuti di livello, ora va portato a 90. Ci ha creato diverse situazioni interessanti". Quindi l’aspetto tattico: "Ci serviva un attaccante che aprisse spazi e liberasse Lescano nell’uno contro uno, e che desse una mano anche ad Achik. Siamo stati anche bravi (e un pizzico fortunati) nello sviluppo della prima rete, con Villa dentro l’azione".
Non solo attacco. Il tecnico ha voluto chiarire anche alcune situazioni individuali, evitando processi e cercando equilibrio: "Golemic è stato fuori per un problema non muscolare: ha avuto una forte influenza", ha precisato. "Non mi piace entrare in dinamiche in cui si cerca sempre un colpevole. I dati dicono che stiamo lavorando bene in fase difensiva e io apprezzo Vladi come uomo e come calciatore. Se restiamo tutti allineati, perché l’unica cosa che conta è la maglia, ci sarà spazio per essere protagonisti fino alla fine". E poi l’infermeria, con una nota di cautela che non può essere ignorata: "È ancora presto per parlare delle condizioni di Achik e Carriero, ma mi preoccupano. Domani valuteremo tutto. Intanto rientrano giocatori come Cabianca, e anche Antonucci nei prossimi giorni potrà reintegrarsi. Nei prossimi venti giorni dobbiamo arrivare ad avere il massimo dal gruppo". La fotografia finale è quella di un allenatore che non chiede alibi e non alimenta favole: parla di lavoro, di numeri, di dettagli, di prospettiva. E soprattutto di una promessa chiara, che suona come una linea tracciata davanti a tutti: "Siamo una squadra di rincorsa, ma vedo una prospettiva ottima. Questo gruppo vuole arrivare".
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