

Il dibattito sul progetto di rinnovo di Largo Maradona a Napoli rischia di restare confinato a una questione procedurale: concorso pubblico sì o no, criteri di qualità, ruolo della committenza privata. Ma, come scrive l’architetto Claudio Bozzaotra, vice presidente di SiebenArchi, sarebbe invece necessario "spostare l’attenzione su più larga scala" e interrogarsi sulle condizioni strutturali dell’architettura e dell’urbanistica contemporanee. Secondo Bozzaotra, l’architettura “non è riuscita a raggiungere quell’identità culturale in grado di permettere oggi una consapevole analisi critica", mentre il dibattito disciplinare non ha prodotto risultati concreti. Gli effetti sono evidenti: degrado urbano, disgregazione sociale, città frammentate in funzioni monofunzionali. Il luogo del lavoro è separato dall’abitare, così come le attività collettive dai servizi, mentre la mobilità continua a rappresentare un nodo irrisolto. In questo quadro egli afferma "l’urbanistica non riesce ad assolvere il compito di progettare con intelligenza la città". Uno dei punti centrali riguarda la qualità dello spazio pubblico. I vuoti urbani, quegli spazi liberi capaci di garantire un uso coerente e condiviso della città, sono diventati "un vero e proprio miraggio per le nostre città".
Si è così interrotto quel rapporto di qualità tra forma e funzione che aveva accompagnato la costruzione del territorio urbano fino alla tradizione moderna. L’architetto, ricorda Bozzaotra richiamandosi a Rogers, è "il poeta della funzione", una figura che non rompe con la storia ma si inserisce in un processo di filiazione culturale oggi largamente abbandonato. Il progetto di Largo Maradona viene infine letto anche in relazione alla dimensione turistica. L’immagine urbana e la qualità degli spazi pubblici sono parte integrante del prodotto turistico, ma l’"accoglienza è una filosofia globale" che non riguarda solo il quadro fisico, bensì l’atmosfera, la coscienza turistica e il senso di ospitalità della popolazione. Da qui la domanda conclusiva: "siamo certi che l’intervento proposto serva allo scopo?". Al di là della messa in sicurezza, dell’accessibilità e della regolarizzazione delle attività spontanee, resta dunquue il dubbio che uno spazio capace di "agradare un pubblico colto" possa ottenere lo stesso successo di un fenomeno culturale e popolare nato spontaneamente.
Bozzaotra preannuncia che il rischio più ampio è quello di una progressiva "sfigurazione" del paesaggio culturale, effetto di una "catastrofe urbanistica e architettonica" diffusa, meno visibile di quella ecologica, ma altrettanto distruttiva. Un processo che, come precisa l’autore, non può essere imputato al caso specifico del culto di Maradona, ma che proprio questo dibattito contribuisce a portare alla luce.
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