

di Massimiliano Catapano
Salerno torna a fare i conti con un’emergenza che, ormai, emergenza non è più: è una ferita aperta, prevedibile, annunciata. Un nuovo cedimento si è verificato sul lungomare, nel tratto del Lungomare Tafuri, a Torrione, dove si è aperta una voragine in prossimità della balconata panoramica. Un episodio grave, che arriva a poca distanza dal crollo del muro perimetrale del Pattinodromo comunale, già finito sotto i riflettori per i danni legati alle mareggiate e all’erosione. Stavolta, almeno, non ci sono feriti. Ma non per miracolo: perchè l’area era stata transennata già nella serata di lunedì, quando alcuni residenti avevano notato un avvallamento sospetto, un segnale chiaro di un possibile cedimento imminente. Quella segnalazione, tempestiva, ha evitato conseguenze peggiori. Il punto è proprio questo: a "salvare" la situazione non è stato un controllo programmato, un monitoraggio tecnico, un piano di prevenzione. È stata la paura della gente che vive lì, che passa ogni giorno su quella passeggiata e che da tempo vede crepe, sconnessioni, zone che cambiano aspetto settimana dopo settimana.
Il quadro resta delicatissimo. Il timore, concreto, è che ulteriori porzioni del lungomare possano collassare verso l’acqua, spinte da un’erosione marina che agisce da anni e che, a quanto pare, non è mai stata affrontata con la serietà e la continuità che meritava. Il mare scava, il suolo cede, e la città perde pezzi. Letteralmente. Da qui il grido d’allarme dei residenti, che chiedono interventi urgenti ma soprattutto definitivi: non rattoppi, non soluzioni tampone, non la solita "messa in sicurezza" fatta per superare la giornata e spegnere la polemica. Serve una strategia vera, con verifiche strutturali, opere di contenimento e consolidamento, controlli periodici e trasparenza totale sui rischi e sulle responsabilità. Sui social, intanto, monta la protesta. E non è solo indignazione: è frustrazione. Perchè il lungomare dovrebbe essere una vetrina, una delle aree a più alta vocazione turistica e simbolica della città. E invece oggi appare come un luogo fragile, segnato da degrado e abbandono, dove si interviene quando il danno è già sotto gli occhi di tutti. Troppo tardi, troppo spesso.
E qui la politica non può cavarsela con le solite formule. Salerno non ha bisogno di dichiarazioni di circostanza nè di sopralluoghi "a favore di telecamera". Tra poco si tornerà a parlare di elezioni comunali, e insieme alle elezioni arriverà l’ondata prevedibile di promesse: progetti, impegni, piani, priorità. Ma i cittadini conoscono già il copione. E oggi, davanti a una voragine sul lungomare, quelle parole suonano ancora più vuote. Un’amministrazione comunale seria non aspetta il cedimento per accorgersi del problema. Non si limita a mettere transenne quando la situazione è già compromessa. Non rincorre l’emergenza: la previene. Qui, invece, si continua a correre dietro ai crolli. E ogni volta la domanda è la stessa, imbarazzante e inevitabile: bisognava arrivare fin qui per intervenire davvero. Adesso servono atti concreti, immediati e misurabili: messa in sicurezza reale dell’area, verifiche tecniche estese a tutta la fascia costiera interessata, tempi certi per i lavori, risorse chiare, responsabilità chiare. Perché un lungomare non è un dettaglio urbano: è un’infrastruttura pubblica, è sicurezza, è economia, è identità. E soprattutto è un luogo di vita quotidiana. Queste cose non devono più capitare. Non "non dovrebbero": non devono. Perchè una città che sprofonda non può essere governata a colpi di promesse. E perché, davanti al mare che si prende la strada, l’unica cosa che non è più accettabile è la solita politica che arriva dopo, parla molto e fa poco.
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