

di Massimiliano Catapano
Un intervento chirurgico di altissima complessità, portato a termine all’AOU "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, ha ridato autonomia e prospettiva a un paziente che da anni viveva intrappolato in un dolore costante e in una limitazione progressiva dei movimenti, con inevitabili ricadute anche sulle relazioni sociali. L’uomo era affetto da una grave coxartrosi bilaterale, una patologia degenerativa dell’anca che, nel suo caso, si era aggravata nel tempo anche per un peso corporeo superiore ai 150 chilogrammi. Proprio la severa obesità, insieme a numerose comorbidità, aveva reso l’intervento necessario estremamente rischioso, al punto che in precedenza - secondo quanto ricostruito nessuna struttura ospedaliera aveva ritenuto possibile procedere in sicurezza. Il mancato trattamento, con il passare degli anni, ha lasciato la patologia libera di evolvere fino a un quadro ancora più complesso: la diagnosi di anchilosi bilaterale delle anche, condizione in cui la testa del femore finisce per fondersi all’interno dell’acetabolo, cancellando di fatto la mobilità articolare. In termini concreti: articolazioni "bloccate", movimenti quasi impossibili, e un dolore diffuso e intenso che finiva per condizionare ogni gesto quotidiano.
Di fronte a un caso clinico di questa portata, l’équipe di Ortotraumatologia del "Ruggi" ha impostato una pianificazione meticolosa e multidisciplinare, affiancata da una vera e propria regia organizzativa. A guidare il percorso, la struttura diretta dal dottor Mauro Nese, che rimarca il lavoro di squadra e la valutazione puntuale dei rischi: l’obiettivo non era soltanto "operare", ma farlo tenendo insieme sicurezza, strategia e tenuta complessiva del paziente. L’intervento - durato cinque ore - è stato eseguito con successo grazie al supporto di più professionalità che hanno lavorato in stretta sinergia: l’anestesista, dottoressa Milito, il dottor De Cicco al fianco del direttore Nese in una situazione definita complessa e ad alto stress, e il fisioterapista Alfredo Rizzo, già determinante nella fase immediatamente successiva. "Abbiamo valutato attentamente ogni rischio e ogni possibile strategia terapeutica", ha spiegato Nese, evidenziando come la coesione dell’équipe, anche sul piano umano oltre che professionale, abbia contribuito al buon esito dell’operazione e al raggiungimento di un risultato indicato come "assolutamente brillante".
Nese, inoltre, rivendica il valore dell’Azienda ospedaliera universitaria di Salerno: "Nella nostra azienda sono presenti le professionalità adatte ad affrontare le sfide chirurgiche più complesse", rimarcando l’"eccellenza" dell’Ortopedia del "Ruggi" e il suo ruolo di punto di riferimento per la gestione dei casi ad alta specialità. Il dato più significativo, però, è ciò che è avvenuto dopo la sala operatoria. Già nei giorni immediatamente successivi, anche grazie al percorso di riabilitazione, il paziente ha iniziato a recuperare la mobilità, con un miglioramento percepibile e soprattutto con la scomparsa del dolore che per anni aveva condizionato pesantemente la sua vita. Un risultato clinico, certo, ma anche una svolta concreta: il ritorno alla possibilità di muoversi, di uscire, di riprendere una quotidianità che sembrava ormai negata.
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