

di Massimiliano Catapano
Salerno si prepara a una giornata di tensione dentro e fuori l’Azienda Ospedaliero Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona". La FIADEL ha proclamato lo sciopero di tutti i lavoratori della Colser Società Cooperativa impiegati nella struttura: l’astensione è fissata per mercoledì 4 febbraio 2026, a partire dalle ore 9.00, per l’intero turno di lavoro. Una decisione che, nelle parole del sindacato, arriva dopo mesi di tentativi andati a vuoto e dopo una catena di passaggi istituzionali che avrebbe dovuto evitare lo scontro, ma che invece lo ha certificato. La proclamazione, infatti, segue il fallimento della procedura di raffreddamento del conflitto attivata presso la Prefettura di Salerno e l’esito dell’incontro del 6 ottobre 2025, terminato con mancata conciliazione. Una mancata conciliazione che - viene sottolineato - è stata formalmente comunicata alla sigla sindacale il 9 gennaio 2026. Tradotto: la crisi non è esplosa all’improvviso. È stata costruita giorno dopo giorno, nel silenzio e nell’inerzia, fino a diventare inevitabile.
Al centro della protesta ci sono contestazioni nette, che dipingono un’organizzazione del lavoro percepita come sbilanciata e punitiva. I lavoratori denunciano una distribuzione ritenuta iniqua dello straordinario e dei carichi di lavoro, con il rischio - secondo la ricostruzione sindacale - che a pagare siano sempre gli stessi. E non è tutto: tra i punti più sensibili c’è il mancato riconoscimento dei tempi di vestizione e del lavaggio degli indumenti da lavoro, una questione che non riguarda dettagli burocratici, ma dignità e rispetto delle regole, soprattutto in un contesto ospedaliero dove l’abbigliamento professionale non è un vezzo, ma una necessità. A rendere ancora più pesante il clima, vengono segnalate trattenute economiche considerate ingiustificate in busta paga: un tema che, quando tocca i cedolini, diventa immediatamente concreto e incandescente. E poi c’è l’ultimo elemento, forse il più emblematico delle contraddizioni denunciate: l’assunzione di nuovo personale mentre - sostengono i lavoratori . l’ambiente sarebbe già segnato da una diffusa presenza di part-time involontario. In altre parole, si inseriscono nuove unità ma non si scioglie il nodo di chi vorrebbe lavorare di più e non può. Una gestione che, se confermata, suona come una scelta miope: moltiplicare i rattoppi invece di riparare il tessuto.
Durante lo sciopero è previsto anche un presidio dei lavoratori davanti al "Ruggi d’Aragona", un segnale pubblico e visibile: non una protesta confinata nelle carte, ma una presa di posizione che punta a portare la vertenza sotto gli occhi della città. Il sindacato auspica "un intervento responsabile delle parti coinvolte" per ristabilire relazioni sindacali corrette e condizioni eque. Ma la vera domanda, oggi, riguarda i vertici aziendali della Colser: perché si è arrivati fin qui? Perché i segnali sono stati ignorati fino al punto di consegnare l’ennesimo servizio essenziale alla logica dello scontro? In una fase in cui ogni presidio sanitario vive equilibri delicatissimi, il minimo che ci si aspetta da chi guida un’azienda è lucidità, ascolto, responsabilità. Se invece la risposta è l’indifferenza, allora lo sciopero non è un incidente: è la conseguenza diretta di scelte - o non scelte - che hanno lasciato i lavoratori senza alternativa. Il 4 febbraio, dalle 9 in poi, Salerno avrà un termometro preciso. E misurerà non solo il disagio di chi protesta, ma anche la qualità della gestione di chi avrebbe dovuto evitarlo.
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