

di Massimiliano Catapano
Le indagini avviate alla fine del 2021 hanno ricostruito, secondo gli inquirenti, una fitta rete di operazioni finanziarie considerate funzionali a rendere più difficile la tracciabilità e l’identificazione dei flussi di denaro. Un intreccio che si muove tra diversi comuni del salernitano, con epicentro nell’Agro nocerino: Scafati, Pagani, Nocera Inferiore, fino ad arrivare nell’area sud della provincia. Al centro del procedimento ci sono presunte irregolarità legate ai bonus edilizi, in particolare al Superbonus, con sconti in fattura e cessioni di crediti d’imposta che, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati agganciati a interventi mai eseguiti. Denaro ritenuto illecito che, nella ricostruzione investigativa, sarebbe poi confluito verso investimenti e beni, tra immobili, box auto e partecipazioni societarie.
Il fascicolo complessivo parla di 39 indagati. In 23 avrebbero scelto il rito abbreviato e compariranno il prossimo febbraio davanti al giudice per l’udienza preliminare Giovanni Pipola, al Tribunale di Nocera Inferiore. Le ipotesi di reato contestate dalla Procura, a vario titolo, sono pesanti: truffa aggravata ai danni dello Stato per svariati milioni di euro, ricettazione e autoriciclaggio. Tra i passaggi ritenuti più singolari emerge la posizione di una donna di 82 anni, residente a Nocera Inferiore, che sempre secondo gli inquirenti avrebbe dichiarato all’Agenzia delle Entrate crediti d’imposta inesistenti per lavori di ristrutturazione ed efficientamento energetico, pur non risultando proprietaria di alcun immobile. Attraverso tre contratti di cessione con Poste Italiane, la donna sarebbe riuscita a ottenere oltre 160mila euro, successivamente trasferiti su un altro conto mediante una serie di bonifici, facendo scattare anche l’ipotesi di autoriciclaggio.
C’è poi un lato della storia che va oltre i codici e gli atti giudiziari, ed è quello che riguarda le persone comuni. Perchè mentre qualcuno avrebbe trasformato i bonus in una scorciatoia per incassare denaro, molte famiglie e tanti condomini avevano davvero bisogno di quei fondi per ristrutturare, mettere in sicurezza palazzi, eliminare criticità strutturali e migliorare l’efficienza energetica. Se queste condotte venissero confermate in aula, il danno non sarebbe soltanto economico: sarebbe anche sociale, perchè colpisce chi era in regola e aspettava di poter fare lavori necessari, non l’ennesimo "favore" al sistema. Per questo, davanti a fatti del genere, la risposta non può ridursi a una sanzione simbolica. Se le responsabilità saranno accertate, serve una linea di fermezza, con pene realmente proporzionate alla gravità, perché chi lucra sui bisogni collettivi e sui soldi pubblici non sta commettendo una semplice furbata: sta minando la fiducia e togliendo opportunità a chi aveva soltanto il diritto di vivere in un edificio più sicuro.
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