

di Massimiliano Catapano
La Salernitana ritrova ossigeno e carattere nella serata di Caravaggio, espugnando il campo dell’Atalanta Under 23 con un successo pesantissimo: decide Kees De Boer (foto Us Salernitana), alla sua prima rete in maglia granata, ma il messaggio che arriva dallo spogliatoio è ancora più forte del goal. È la vittoria del gruppo, della gestione, della pazienza. E soprattutto, nelle parole dei protagonisti, della voglia di ripartire senza distrazioni. De Boer racconta l’azione che gli ha consegnato il pallone buono e, soprattutto, tre punti che valgono molto più di una soddisfazione personale: "Villa ha servito Ferrari, ero libero e l’unica cosa che potevo fare era cercare di concludere rasoterra. Sono contento per il goal, ma in questo momento i punti sono più importanti". Un’affermazione netta, da giocatore che ha capito l’urgenza del momento e la necessità di mettere la squadra davanti a tutto. Poi la dedica, intima e semplice, che rende ancora più speciale il suo primo centro granata: "Il primo goal con questa maglia lo dedico alla mia fidanzata".
Nel suo racconto c’è anche la lettura della partita, condizionata dall’episodio iniziale e da un contesto che imponeva alla Salernitana un solo obiettivo: vincere. "Dopo 7’ hanno preso un cartellino rosso e sapevamo di dover vincere. Potevamo giocare meglio creando di più, ma la sfida è stata gestita bene". De Boer sottolinea anche la solidità difensiva, con una frase che fotografa l’inerzia del match: "Non mi ricordo nemmeno un tiro in porta dell’Atalanta". Il centrocampista olandese accende i riflettori anche su chi si è fatto trovare pronto, in una Salernitana che aveva bisogno di risposte da chi è stato chiamato in causa: "Iervolino ha fatto molto bene oggi, sappiamo di essere forti ma dobbiamo migliorare. Oggi abbiamo mostrato di avere delle riserve preparate". E dentro quel "dobbiamo migliorare" c’è la consapevolezza di una squadra che non si accontenta, pur tornando a casa con i tre punti.
De Boer non nasconde le difficoltà e chiede continuità nel lavoro quotidiano, senza scorciatoie: "Ogni giorno facciamo tanto per migliorare, a volte dobbiamo giocare un poco meglio ma non è facile. Sappiamo che i tifosi, ma anche noi, vogliamo vincere ogni partita. A volte perdiamo punti immeritatamente come la scorsa settimana. Questa settimana abbiamo lavorato forte e siamo contenti". E poi arriva la frase che chiude la porta alle voci e mette un punto fermo sul presente: "Io voglio restare a Salerno, non bisogna credere a tutto quello che si legge online. Non si sa mai nel calcio, ma sono contento a Salerno". Accanto a lui, tra i volti più osservati della serata, c’è Antonio Pio Iervolino, schierato per la prima volta dall’inizio. Un debutto da titolare che lui interpreta con serietà e misura, partendo dal metodo: "Abbiamo lavorato bene durante la settimana. Sappiamo che ogni partita è difficile e combattuta, non ce ne sono di semplici".
Il giovane centrocampista, nipote del proprietario della Salernitana Danilo Iervolino, affronta con lucidità anche il tema delle responsabilità personali, senza nascondersi dietro al cognome: "Non è facile, essere il nipote comporta sicuramente un peso importante. Col tempo però sto imparando a conviverci, può essere sia un vantaggio che uno svantaggio". E rivendica anche segnali recenti che gli hanno dato fiducia: "Di recente ho ricevuto anche i complimenti per la partita giocata contro il Siracusa". Nel finale, Iervolino sposta lo sguardo sul percorso che attende la Salernitana, ricordando che una stagione non è mai una linea retta: “I cali possono capitare a tutti, fanno parte del percorso di una squadra. È un momento da superare, soprattutto per chi, come me, magari gioca meno. Bisogna lavorare bene tutta la settimana e preparare ogni partita una alla volta. Poi sarà il campo a parlare, speriamo nel modo giusto". A Caravaggio la Salernitana non ha solo vinto: ha ritrovato una direzione. E nelle parole di De Boer e Iervolino c’è una traccia chiara: il risultato prima di tutto, il lavoro come unica strada, la squadra come argine contro i rumori esterni. Perché in certe settimane il gol pesa, ma i tre punti pesano di più. E lo spogliatoio, finalmente, sembra parlare la stessa lingua.
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