

di Massimiliano Catapano
Sono settantadue gli indagati individuati dalla Procura di Nocera Inferiore al termine di una vasta attività investigativa che ha acceso i riflettori su un presunto sistema di frode legato ai bonus edilizi. L’inchiesta, che interessa i comuni di Angri, Scafati, Nocera Inferiore e Pagani, ricostruisce un quadro fatto di false cessioni di crediti d’imposta, movimenti finanziari opachi e operazioni che, secondo gli inquirenti, avrebbero prodotto profitti illeciti per diversi milioni di euro. Il perno dell’indagine, spiegano fonti investigative, sarebbe il meccanismo "classico" delle frodi sui crediti fiscali introdotti nel 2020 con il Decreto Rilancio per sostenere l’economia nel periodo post Covid. Crediti in realtà inesistenti sarebbero stati ceduti o utilizzati in compensazione per abbattere il carico tributario, generando vantaggi indebiti. A fare da cornice, una catena di passaggi societari e bancari pensati - secondo l’ipotesi accusatoria - per rendere più difficile la tracciabilità dei flussi.
Gli accertamenti della Guardia di Finanza si sono concentrati inizialmente sul titolare di una ditta edile, ritenuto al centro di centinaia di operazioni connesse all’acquisto di crediti per bonus edilizi per un valore complessivo superiore ai due milioni di euro. Quei crediti, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati poi ceduti a società terze e trasformati in liquidità per circa 735 mila euro. Parte delle operazioni avrebbe coinvolto anche Poste Italiane, che avrebbe sottoscritto tre contratti di cessione per oltre 600 mila euro, con somme confluite su due conti correnti. Tra le contestazioni figura anche il reato di riciclaggio: una quota del denaro ottenuto sarebbe stata reimpiegata in altre attività con l’obiettivo di ostacolarne l’identificazione. Le indagini hanno già portato a un sequestro di circa 195 mila euro nei confronti di una donna di 42 anni residente a Nocera Inferiore, mentre ulteriori misure patrimoniali restano al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Il fascicolo delineato dagli inquirenti contiene centinaia di capi d’imputazione. Al centro, false attestazioni presentate all’Agenzia delle Entrate e una serie di transazioni – in particolare bonifici – ritenute funzionali a “spezzare” la catena di tracciabilità dei flussi finanziari. I fatti contestati si collocano nel periodo compreso tra il 2021 e il 2023. Le anomalie emerse, inoltre, riguardano la posizione di alcuni soggetti che, secondo l’accusa, non avrebbero ricoperto alcuna carica societaria, avrebbero dichiarato redditi incompatibili con l’acquisto dei crediti e non avrebbero mai emesso fatture per lavori edilizi. Nel mirino dei finanzieri sono finiti anche interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico che, pur attestati come reali, non sarebbero mai stati eseguiti. L’inchiesta è ora in una fase cruciale: per gli indagati si profila il rinvio a giudizio. Resta pendente un appello davanti ai giudici salernitani in merito a ulteriori sequestri di denaro inizialmente respinti dal giudice per le indagini preliminari. È un’indagine che, per dimensioni e capillarità, segna un passaggio importante nel contrasto alle frodi sui crediti d’imposta: una rete che avrebbe sfruttato uno strumento nato per rilanciare l’economia, trasformandolo – secondo l’ipotesi accusatoria – in una macchina per produrre profitti illeciti. La parola passa ora ai tribunali.
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